PRIMA DI COMMENTARE...

Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

martedì 10 maggio 2011

Introduzione alla delusione

Questo blog nasce sia come sfogo che come cronaca di un cambiamento.
Un cambiamento che mi ha portato dalle arti marziali cosidette tradizionali verso gli sport da combattimento, anche se questo paragone non è propriamente corretto.

In realtà sarebbe più corretto dire che sono passato da una ginnastica filosofica legata in qualche modo al combattimento ad un' attività fisica volta all' apprendimento del combattimento vero, perchè a conti fatti non denigrerò le "arti marziali tradizionali" in sè quanto i loro programmi tecnici, i metodi e i luoghi comuni che oggi sono associati ad esse.

Non nascondo il tono polemico di questo blog, non potrei farlo.
Allo stesso tempo però cercherò di rimanere il più obiettivo possibile, parlando senza riferimenti troppo diretti per dare informazioni disinteressate.

Ma chi sono io per dare giudizi?
In effetti NESSUNO.
Il mondo delle arti marziali è già saturo di pomposi esaltati dall' ego smisurato, che si mettono su piedistalli a sparare sentenze sugli altri.
Non voglio essere l' ennesimo chiaccherone convinto di aver scoperto lo stile migliore di tutti, non si tratta di una rivalsa da adolescenti.
Esprimo solo le mie opinioni, condivisibili o meno, riguardo a cose che nel bene e nel male pratico da più di 20 anni e che ho dovuto riconsiderare completamente, non senza difficoltà.
Con tutti i limiti o il valore che questo può avere.

Detto questo resti ben inteso che la maggior parte dei post saranno tendenzialmente sarcastici, distruttivi, strafottenti.
Perchè sono STANCO delle stronzate che vengono ancora vendute (in tutti i sensi) a gente come me, che si è illusa per anni di aver praticato qualcosa di autentico, utile e sincero per poi scoprire i mille altarini che stanno all' origine delle arti marziali.

Definisco qui anche una fondamentale chiave di lettura dell' intero blog.
La mia polemica riguarda:

- L' efficacia di quello che si pratica:
Quanto sono credibili le tecniche di uno stile;
Cosa si dichiara di fare e quanto questo è riscontrabile nella pratica;
Quale livello di credibilità ha in generale uno stile in relazione al tema della cosidetta difesa personale o comunque del combattimento libero contro un avversario determinato a vincere.

- La sua storia:
Perchè si fa un gran parlare di arti tradizionali o stili millenari ma la realtà è che quello che si insegna oggi, nelle nostre palestrine di paese, spesso ha ben poco a che fare sia con la storia orientale che con presunti valori aggiunti della stessa.
Spesso e volentieri gli stili sono inventati di sana pianta da paesanotti (anche esperti di qualcosa per carità) che danno un nuovo nome a quello che fanno con contorno di filosofie e formalità inventate giusto per darsi importanza.

- La filosofia:
Perchè anni di pagliacciate new age tra film e cartoni animati hanno instaurato l' idea che fare arti marziali sia prima di tutto una questione morale, filosofica, tantrica... e chi più ne ha più ne metta;
Dimenticando che il primo scopo di un' arte marziale forse dovrebbe essere l' imparare a combattere o difendersi.

- L' arroganza degli esponenti:
Perchè dal momento che le arti marziali affrontano (almeno in teoria...) una questione eccitante e temibile quale il combattimento corpo a corpo, formano degli esaltati pieni di sè a livelli di psicoterapia, convinti di avere una posizione sociale superiore alla media perchè si ritengono appartententi ad una specie di "casta guerriera".
Dimenticandosi che non viviamo nel mondo di Conan il Barbaro e magari nella vita privata sono degli emeriti buoni a nulla.

Approfondirò i miei punti di vista nei post, intanto vi auguro buona lettura nella speranza che qualcuno possa trarre ispirazione dai miei racconti per districarsi nella ricerca di una pratica sana, onesta e piacevolmente utile ai propri fini.
Ma prima di tutto onesta.

38 commenti:

  1. L'efficacia, dipende dalla ripetizione di un movimento fino a portarlo ad un riflesso del nostro corpo.
    La storia, è cultura, e non fa mai male sapere quando e perchè è nata la boxe o il judo o altro.
    La filosofia, t'insegna la compassione, e la compassione può evitarti grane penali, ecco perchè nelle arti marziali causare danni seri agli altri è sempre sconsigliato, pure nella boxe c'è etica, nelle MMA il discorso è diverso, si firma una liberatoria per la propria incolumità fisica poichè lo scopo è quello di vincere i soldi dell'incontro).
    L'arroganza, non appartiene ad uno stile marziale o a questo o quello sport da combattimento, l'arroganza è sempre una prerogativa personale, chiunque può credersi invincibile e poi finire all'ospedale, Tyson ha perso, Fedor Emelianenko ha anche perso, nessuno è invincibile per sempre.
    Praticate e cercate di divertirvi il più possibile, non dovete andare in guerra né domani né dopodomani, state sereni e mettetevi il cuore in pace.
    Adios


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    1. Bel blog!
      Finalmente ho trovato qualcuno che affronta gli stessi dubbi che mi affliggono da tanto . finalmente uno che ragiona in modo indipendente.
      Anche io sono un praticante di amt forse più che essere ero.
      E sono del tuo parere cioè bisogna distinguere tra Efficacia e armonia e bellezza in fin dei conti anche lo scopo delle antiche amt era quello di difesa, mentre purtroppo ora si sono commercializzate perdondo il loro scopo effettivo.
      Comunque sia bel blog. Complimenti.

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  2. ciao, ti riporto alcune osservazioni:
    - No, ripetere un movimento fino a renderlo un riflesso automatico non lo rende in senso assoluto efficace, dal momento che stiamo parlando di tecniche di combattimento.
    Se eseguo un salto carpiato da fermo fino a riuscirci il 100% delle volte che lo provo, questo non lo rende "efficace" in termini di combattimento.

    - Concordo sul fatto che la storia sia cultura. Il problema si pone nel momento in cui questa storia non è suffragata da fatti o prove inequivocabili.
    Vedi i millemila siti web di altisonanti arti marziali che raccontano ciascuno una versione diversa della propria origine, non parliamo poi di quelle inventate di sana pianta da trentenni italiani che presumono di insegnare antichi stili orientali.

    - Credo che tu sia un pò confuso sulla definizione di filosofia: da quando in qua la filosofia "insegna la compassione"?
    Riterrei più adeguata questa definizione alla religione, e mi rendo conto che spesso le due cose vengano associate.
    E' il buonsenso che ti dice di fare in modo di non avere grane penali.
    Peccato che, se parliamo strettamente di difesa personale, nel momento in cui sei aggredito ti preoccupi ben poco dei risvolti penali nel caso tu abbia la meglio.
    Provare per credere.
    Trovo invece molto superficiale e tendenzioso sostenere che nelle MMA "lo scopo è solo quello di vincere i soldi".
    Dico ma scherziamo? Sai quanto prendono i pugili professionisti? Ben di più che i lottatori di MMA, e da MOLTO più tempo.
    Se non ci fosse un' etica in qualsiasi sport da contatto, ci sarebbero morti ammazzati, deturpati o storpi ad ogni match.
    Il fatto che i match di MMA siano spesso particolarmente violenti non significa che gli atleti si rispettino meno che nella boxe.

    - l' arroganza di cui parlo non riguarda la possibilità di vincere e perdere, che detto per inciso è una prerogativa di chi si confronta.
    Quanti maestri di arti classiche orientali si confrontano con lo stesso spirito e regolarità degli atleti di qualsiasi sport?
    Io parlo dell' arroganza nel porsi di fronte ai propri allievi, a maggior ragione del momento che questi pretendono di divulgare ideali di parità, giustizia e tolleranza.
    Gli esaltati esistono ovunque perchè come giustamente asserisci la boria è una caratteristica umana, non di uno stile; ciò non toglie che la cosa stona molto di più in quelle arti in cui, senza confronto a contatto pieno, si vuole apparire come guerrieri samurai, il tutto farneticando su pratiche del benessere e profondità morale.
    Le persone meno coerenti e arroganti le ho trovate nelle sacre AMT, non negli sport.
    Negli sport ho trovato stronzi ma nelle AMT ho trovato persone viscide e incoerenti dentro.

    Giusto, che si pratichi per stare bene e divertirsi, dovrebbero specificarlo un pò tutti.
    Saluti

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  3. intendevo dire "le persone meno coerenti e PIU' arroganti"

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  4. Ci sono molte persone che si definiscono maestri ma non conoscono la materia che insegnano o la conoscono poco, spesso si trovano persone a cui interessa solo la quota mensile che si paga...
    Poi invece ci sono persone preparate, che hanno studiato per anni, che sia pugilato, judo ecc lo insegnano con serietà e passione, e sono straconvinto poichè provato sulla mia pelle che un movimento marziale è valido quando diventa un riflesso e non un movimento pensato (...)
    Le MMA in America hanno un senso, combatti per vincere i soldi prima che per la fama, quando hai il portafoglio pieno allora puoi dire di combattere per fama, invece in Europa e nello specifico in Italia questo tipo di combattimenti sono riservati a chi vuole dimostrare qualcosa a sè stesso, o alle persone a cui piace menare di brutto, se confrontiamo le possibilità di farsi male seriamente con i benefici economici che ti può dare l'incontro non ha senso combattere da noi.
    Allora, la filosofia, amore per la conoscenza, inevitabilmente la conoscenza ti porta alla comprensione e quindi alla pietà ed alla compassione, se invece ti porta alla rabbia cieca ed alla vendetta allora significa che hai dei rancori sopiti dentro, non si è costretti a storpiare e ad ammazzare chi ti aggredisce, certo la difesa si rapporta sempre con l'offesa, se ti puntano un coltello e per salvarti riesci a procurare delle lesioni serie sono cavoli dell'aggressore, e probabilmente il giudice ti concederà tutte le attenuanti perchè eri disarmato... non ha senso pensare di salvarsi da un'aggressione a mano armata con la gentilezza ed il rispetto, occorre liberare la giusta rabbia e cattiveria che necessita per salvarsi la pelle...

    è un argomento tosto, difficilmente si riesce a venirne a capo in fretta...

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    1. Non riesco a capire il perchè di questa superficialità nel giudicare i praticanti di MMA.
      Prima di tutto direi che non è questione di praticare MMA "perchè ha un senso": ad uno non possono piacere e basta?
      Soprattutto dal momento che, per definizione, sono attualmente il regolamento più permissivo per quanto riguarda il combattimento full contact?
      Ritengo che il fascino delle MMA derivi anche da questo, la possibilità di fare quasi tutto ciò che si vuole per vincere (tolti i colpi mortali del uinciun...).

      Se poi vogliamo buttarla sui luoghi comuni allora che senso dovrebbe avere la pratica del 99% dei praticanti di arti marziali classiche orientali?
      Che senso ha vestirsi in pigiama, mimare animali, fare forme, usare armi medievali, etc. etc?
      In uno o nell' altro caso la gente va a fare queste cose perchè GLI PIACE, stop.

      Sulla seconda parte del tuo commento torno a ribadire: non voglio fare il saccente, o quello che vuole per forza avere l' ultima parola, ma il tuo ragionamento non è molto calzante.
      La filosofia non ha NIENTE A CHE VEDERE CON LE ARTI MARZIALI.
      Davvero, basta rifletterci con onestà, imparare movimenti e abilità atti al combattimento umano non comporta niente di filosofico.
      Si può discutere quanto si vuole sul senso del combattimento, della vittoria o sconfitta, della natura umana, del bene e del male e tutto il corollario... ma questo si fa "facendo filosofia", non "allenandosi nel combattimento".
      E' un classico e perpetrato malinteso che guarda caso ostentano gli appassionati di arti "tradizionali", i quali non sanno ammettere che la filosofia la può fare qualsiasi uomo facendo il pane, scalando montagne, ballando, dormendo tutto il giorno o giocando col gatto.

      Per quale ragione se io "amo il sapere" dovrei... comprendere E QUINDI provare pietà e compassione?
      E' un panegirico tutto tuo, senza offesa.
      Sai, io sono un ignorante ma mi piacciono i saggi scientifici, e facendo lo stesso tipo di ragionamento potrei al contrario sostenere che no, la comprensione delle leggi della natura e della società umana portano inevitabilmente alla guerra e allo scontro per la sopraffazione, e questo ahimè è un dato di fatto incontrovertibile.

      Infine cambi discorso deviando improvvisamente sul tema della difesa personale, per cui tutto il ragionamento di prima perde il suo senso...
      Sono d'accordo, l' argomento non si esaurisce in poche parole, se vuoi proviamo a venirne a capo un pò alla volta.
      Io le mie idee le ho ben chiare nella testa, e ci sono arrivato nel tempo, passando anche dalle arti "filosofiche" (argh) e dai corsi di difesa per tutti, studiando testi, dialogando con persone semplci od esperte e soprattutto guardando QUELLO CHE SUCCEDE, senza perdermi in ragionamenti contorti.
      Uno ti aggredisce, ti vuole dare le botte; tu provi a difenderti, che sappia o non sappia come fare, che ci riesca col colpo della gru (che se ben fatto non c'è difesa), con la sberla di Bud Spencer o con jab-gancio-bajana-leglock;
      Tutto il resto non riguarda le arti marziali, ma la legge dello stato in cui vivi, la natura umana, la psicologia, etc.
      Finchè vai in palestra ad allenarti a fare una delle prime tre cose NON starai mai studiando le seconde.

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    2. "La filosofia non ha NIENTE A CHE VEDERE CON LE ARTI MARZIALI."

      E' un pò una cavolata questa affermazione... il mio non è un giudizio riguardo chi lo abbia scritto, mi limito solo ad analizzare quest'unica frase...

      E' ovvio che le arti marziali siano finalizzate ad uno scopo "marziale", ma è proprio la perdita dell'aspetto filosofico che le rende spesso delle buffonate prive di serietà e senso della responsabilità... è un fenomeno per esempio tipico del popolo americano (mi riferisco agli USA), con i loro maestri "hollywoodiani" fatti solo di apparenza, "ora-ti-mostro-come-si-spacca-una-faccia" o "come-t'insegno-a-sembrare-più-figo-se-sai-fare-due-mosse"... la filosofia è un approccio di rispetto e apertura mentale che serve nella vita di tutti i giorni, rende migliori, rende più calmi e più riflessivi... i popoli orientali questo lo hanno capito ed è per questo che per esempio i giapponesi tendono a contemplare un aspetto "filosofico" in qualsiasi genere di attività, dall'arte marziale alla semplice disposizione dei fiori o della preparazione del the... Può essere difficile da capire per un occidentale nella misura in cui l'occidente gli ha insegnato ad essere forse eccessivamente utilitarista e privo di "filosoficità"... la nostra è una civiltà che riflette sempre meno, quindi non ci viene spontaneo associare la spiritualità a cose pratiche come le arti marziali o il cucinare un piatto di spaghetti... l'occidente è solo interessato al metodo, perchè è interessato solo allo scopo, non certo al riflettere più profondo.

      Chiaramente le arti marziali possono esistere anche senza alcun aspetto filosofico, esattamente come può un essere umano trascorrere benissimo tutta la propria esistenza senza mai porsi alcun interrogativo esistenziale (unici problemi sono cosa mangerò oggi o come posso portarmi a letto quella tipa con il culo da favola), però ne consegue un impoverimento di ciò che è quella persona.

      E' ovvio che un'arte marziale troppo filosofica equivale solo ad un bel malloppo di sole chiacchiere da salotto (un esempio sono i maestri che insegnano un arte marziale valida unicamente come esibizione sportiva contro qualcuno che combatte con te usando le stesse tecniche, rimanendo invece del tutto inutili in un contesto REALE), però gli orientali nel passato miravano soprattutto nel responsabilizzare e formare persone profonde e mature... da qui l'importanza dell'aspetto "filosofico", senza contare che un determinato atteggiamento filosofico è quanto mai fondamentale anche per una buona efficacia di certe tecniche... un praticante esaltato e immaturo di "Tai Chi" non riuscirebbe a portare a buon fine nemmeno una sola tecnica di questa arte marziale senza applicare anche il corretto pensiero filosofico e spirituale, perchè è una tecnica studiata per essere applicata non solo con determinati movimenti, ma anche con una determinata mentalità... in altre parole se insegni ad un portiere di calcio come fare il portiere, ma questo agisce con temperamento e mentalità da attaccante (per esempio abbandonando la porta per andare a centro campo a tirare calci al pallone) la tecnica insegnata sarà un totale fallimento... l'aspetto "filosofico"-mentale quindi è abbastanza indispensabile, a meno che la tecnica da combattimento in questione sia abbastanza "rozza" da essere stata studiata per essere efficace come metodo per caricare a testa bassa l'avversario...

      Yama

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    3. Ciao Anonimo, il tuo ragionamento non è sbagliato, intendiamoci, però vorrei fare qualche osservazione.

      Prima di tutto definiamo Filosofia.

      - La Filosofia in senso stretto, riporto testualmente dal dizionario "amore per la sapienza", che si occupa di elucubrazioni sul senso della vita, dell' uomo e così via.

      - La "filosofia" legata ad una pratica, ovvero lo spirito con cui la si fa e si studia, aldilà del puro gesto.

      Ecco, la prima NON HA NIENTE A CHE VEDERE CON LE ARTI MARZIALI, e lo ribadisco.
      Le arti marziali possono essere OGGETTO di osservazioni filosofiche, ma NON si fa Filosofia studiandole nello specifico.
      La seconda è quella che viene normalmente intesa se non fosse che migliaia di altre attività umane hanno una loro filosofia, ed ognuno può interpretarla in modo soggettivo.

      Se io vado in palestra a studiare arti marziali posso raccontarmela quanto voglia sul fatto che ci sia un senso profondo nelle "mosse" che faccio, ma in sostanza questo non da un valore aggiunto al tutto.
      Certo, IO posso decidere che sia così (ed è quello che fanno in molti), ma è una cosa personalissima.
      Scrivi che la filosofia, marziale, sia "un approccio di rispetto e apertura mentale che serve nella vita di tutti i giorni", e io ti chiedo: e questo te lo insegnano "le arti marziali"?
      Cioè io vado in una palestra, pago un corso mensile, c'è un tizio vestito in pigiama che scimmiotta usi e costumi di popoli e tempi lontani, faccio ginnastica, mimo delle "mosse", mimo delle coreografie ginniche e infine lui mi dice che tutto questo stia "aprendo la mia mente, mi stia insegnando il rispetto, mi renda migliore, più calmo e riflessivo".
      Scusa ma dissento.
      E non perchè sia per forza impossibile; Ma perchè, torno a ripetermi, QUALSIASI ATTIVITA' UMANA potrebbe giungere alle stesse osservazioni.
      Ho portato più volte l' esempio degli alpinisti, mi vengono in mente anche i surfisti, o persino... i nudisti!
      Per non parlare delle religioni, al che la cosa si manifesta in tutta la sua falsità, perchè TUTTI possono raccontarsela (e autoconvincersi, chi dice di no) sul fatto che con la tal pratica o credo perseguano la pace, la riflessione, la calma, l' apertura mentale, etc.
      Poi si vede COI FATTI come stiano le cose...

      Parli della differente mentalità dei popoli orientali nei confronti della vita, e questo è vero.
      Loro sono più "riflessivi". Ok.
      E io chiedo: i praticanti cinesi o giapponesi sono persone "dalla mente aperta", calme, rilassate, gentili, migliori degli occidentali?
      No no, non mi sembra proprio.
      L' intenzione può essere nobile, e questo vale per CHIUNQUE sulla Terra, ma una volta al dunque tutti questi buoni valori diventano una cosa troppo personale.
      E torno all' esempio di prima: ci sono preti che vanno a vivere in Africa per aiutare le persone ed altri che si scopano le ragazzine stipendiati dalla Chiesa; Eppure entrambi raccontano di credere ad un ideale comune, che per definizione divulga la pace, la tolleranza, la giustizia bla bla bla.

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    4. Insomma, uno può anche essere un pugile e CREDERE sul serio che il Pugilato abbia la stessa filosofia di un' arte marziale, ed un altro può fare solo a cazzotti sul ring.
      Ed entrambi avrebbero ragione, la loro.
      Il Pugilato però non rende persone "migliori" in generale.
      A meno che uno non inizi a RACCONTARLO e PROMUOVERLO in quel modo, ed ecco ciò che è successo con le arti marziali.

      Dici che le arti marziali possono esistere senza aspetti filosofici, ma a quel punto uno si impoverisce come persona.
      E io ti dico: ma che diamine, nella vita di una persona esiste SOLO la pratica di un' arte marziale?
      E' questo che io contesto con forza: tanta gente va a praticare AMT nella convinzione che siano QUESTE a fornire chissà quali risposte sulla vita, o filosofie, o crescite morali, civili e chissà che altro.
      E queste sono tutte palle, soprattutto nel momento in cui ad insegnarle ci siano maestri come quelli che descrivo.
      Ma no che dico, non si parla di maestri di "qualcosa": uno ottiene una crescita se ha a che fare con delle PERSONE valide, sagge e quant' altro, IN GENERALE.
      Ed è qui che vengo al punto: non sono le arti marziali da solo a rendere tali, NEL MODO PIU' ASSOLUTO.
      Ci possono essere maestri stimabili, così come lo possono essere migliaia di altri pincopallini che giocano a calcio, che scrivono libri o che non fanno un cazzo tutto il giorno.
      E' una questione estremamente soggettiva, non legata alla pratica della tal cosa.

      Domanda: tu che ne sai di cosa insegnassero "gli orientali" nel passato?
      Su che basi dici che miravano a responsabilizzare e formare persone profonde (!?!?) e mature?
      E invece perchè non parlare, ad esempio, dei Greci o dei Romani?
      Loro invece erano tutti stupidi e grezzi?
      A me pare che i "Maestri" greci, i Filosofi, quelli veri, abbiano posto invece le basi per lo svilluppo dell' umanità intera, altro che cinesi...
      Senza nulla togliere ai cinesi per carità, ma non capisco per quale ragione si voglia attribuire valori tanto esclusivi agli "orientali".
      E i poveri Maya o Aztechi? Li ricordiamo solo per i sacrifici umani?
      E gli Egizi solo per la schiavitù?
      A me sembra che anche la storia dei cinesini che "avevano capito tutto della vita" sia solo l' ennesimo stereotipo creato da anni di media monodirezionali e fascino per l' esotico.

      Dici che "un determinato atteggiamento filosofico" sia fondamentale... per una buona efficacia delle tecniche?!
      Scusa ma in che termini?
      Come si combinano le due cose?
      Come fa la "mentalità" a rendere una tecnica, qualcosa di estremamente pratico per definizione, efficace?
      Se rifletto sulle domande della vita, o faccio introspezione... le mie tecniche dovrebbero riuscire meglio?
      Mi spiace ma se discutiamo in questi termini credo di non riuscire a capire.

      L' esempio del portiere è interessante, ma se mi parli di un atteggiamento mentale siamo ancora nel campo pratico, strategico.
      Non so se mi spiego ma non vedo nulla di così introspettivo anche portando l' esempio al praticante di Tai Chi che debba lasciare l' irruenza per essere più rilassato, se era questo che intendevi.

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    5. Premetto prima di risponderti che in un solo giorno ho praticamente letto tutti i tuoi post in questo blog perchè mi piace davvero molto il tuo modo di argomentare e soprattutto di ragionare in maniera decisamente obiettiva e "smitizzata".

      Il mio appunto sulla connessione tra arti marziali e filosofia nasce appunto (scusa il gioco di parole) da un fatto che ho notato, ovvero riguardo forse (parlo solo di una mia impressione o persino di fraintendimento) una tua eccessiva avversione riguardo alle pretese per così dire "filosofiche" delle arti marziali.

      Diciamo che sono d'accordo con quasi tutto quello che pensi. Quindi la condanna della "filosoficità" delle arti marziali quando questa si traduce in
      - fumo senza arrosto di teorie totalmente avulse dalla praticità dello scontro REALE, che per sua natura è privo di regole, schemi e miti
      - arte marziale che diventa quasi mito e persino RELIGIONE (aaargh!), con veri e propri "pantheon" di maestri semidivini che non possono essere messi in discussione, e di paradigmi e tecniche che soltanto per "fede" vengono date per scontate che funzionino SICURAMENTE nella realtà ("ok, posso averne una dimostrazione pratica?" "no, miscredente infedele!")
      posso essere completamente d'accordo sulla condanna che ne fai.

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    6. In gran parte mi hai risposto dicendo quello che penso io, ovvero che qualsiasi cosa possa essere fatta con un determinato atteggiamento filosofico. Io ho fatto l'esempio della disposizione dei fiori (ikebana) e della preparazione del the (cha no yu) che secondo la cultura giapponese diventano vere e proprie "arti" intrise di filosofia. Questo appunto per dire come TUTTO possa diventare veicolo per insegnare qualcosa a livello filosofico. E' possibile far diventare una "filosofia" sapienziale anche il rugby o il fare il cameriere in un ristorante? Certo, TUTTO può prestarsi a questo modo "spirituale" (non religioso!) di vedere le cose... ho citato di proposito "l'arte del fare il cameriere in un ristorante" avendo in mente il film "La vita è bella" di Benigni

      http://www.youtube.com/watch?v=1xg0bsVUrPA

      ... in questo film lo zio cameriere anziano insegna al nipote "l'arte del fare il cameriere" e dice "Guarda i girasoli: si inchinano al sole, ma se ne vedi qualcuno che è inchinato un pò troppo, significa che è morto. Tu stai servendo, però non sei un servo. Servire è l'arte suprema; Dio è il primo servitore. Dio serve gli uomini ma non è servo degli uomini."

      Questo è un classico esempio di come l'essere umano possa veicolare saggezza e un modo più profondo di vedere le cose anche attraverso l'attività umana più umile e banale. E' capitato anche a me, che nella vita reale studio per diventare infermiere: anche a me è capito un personaggio molto simile allo "zio" di Benigni, capace di veicolare un determinato tipo di saggezza e simpatia anche in una professione a volte non propriamente esaltante come quella dell'infermiere (soprattutto quando si tratta di pulire culi)...

      Quindi è esattamente come hai notato anche tu... in fondo si può fare della filosofia un pò su tutto. I popoli orientali (e secondo me soprattutto i giapponesi) hanno semplicemente un'attitudine particolare nel riuscire davvero a trovare qualcosa di "filosofico" e un significato più profondo in qualsiasi cosa.

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    7. Ora la questione è... che sia così anche nelle arti marziali è sbagliato o costituisce un problema? A parer mio no. E' tutto soltanto valore aggiunto. Ovviamente sempre auspicando che non vi sia solo aria fritta ed elucubrazione astratta senza pratica. Ma io allo stesso tempo chiedo: è sbagliato che una pratica marziale diventi anche mezzo di riflessione filosofica? A parer mio no, come ho detto se fatto nella maniera giusta è tutto soltanto valore aggiunto. Soprattutto nelle arti marziali (marziali = da combattimento) che teoricamente hanno il semplice obiettivo di infliggere danno al prossimo. Anche Albert Einstein parlava dell'importanza sottovalutata di trasmettere o quanto meno riflettere su valori etici da parte degli scienziati... sappiamo tutti cos'è successo nella storia quando l'uomo ha acquisito la "super tecnica mortale" della manipolazione dell'atomo... la prima cosa che ha fatto è stata trovare una scusa per sganciarla in faccia a qualcuno per vedere che effetto faceva... come un bambino curioso di provare il suo nuovo giocattolo. Cercare di "formare" (moralmente e filosoficamente) una persona all'utilizzo di qualcosa di potenzialmente pericoloso (fisicamente per gli altri, psicologicamente per l'utilizzatore che può montarsi la testa con un ridicolo senso di onnipotenza) non mi sembra biasimevole. Senza contare che l'aspetto filosofico delle arti marziali ha indubbiamente il suo fascino (chi di noi da giovane non è stato in primis attratto dalla filosofia delle arti marziali piuttosto che dal suo semplice contenuto fatto di mazzate nude e crude?) che non vedo perchè dovrebbe essere negato. Esattamente come in un libro o in un film un messaggio morale o un insegnamento filosofico aumenta la qualità ed il fascino di questi prodotti, lo stesso avviene nelle arti marziali. A patto ovviamente che la "filosofia" delle arti marziali non diventi soltanto una scusa e un pretesto per raccontarsela stando comodamente seduti in salotto tra amici... Forse l'errore più comune della commistione orientale tra arti marziali e pensiero orientale è quella di mescolare insieme le due cose invece di tenerle semplicemente accostate tra loro. Mi riferisco al fatto che puoi fare tutta la filosofia di questo mondo anche mentre mi insegni come si tira veramente un pugno o ci si difende da esso in un contesto REALE... quando la "filosofia" e "l'arte" si mescolano troppo al combattimento che dovrebbe essere "reale" si ottengono quelle assurde coreografie al rallentatore utili solo come spettacolo. In altre parole il combattimento senza pensiero è solo rude combattimento (utile, ma che non vale nemmeno la pena "insegnare", dato che basta avere la stazza più grande e un grado di furia abbastanza elevato da poter sopportare meglio dell'avversario i colpi incassati... inoltre non è per forza quello che tutti cercano di imparare... la "rissa da bar" è qualcosa che ti può insegnare qualunque energumeno rissoso), ma il combattimento con troppo "pensiero" non è più nemmeno un reale combattimento, perchè tutto si riduce ad un discorso di strategie da combattimento astratte che non si verificheranno quasi mai nella realtà (e hai voglia ad aspettare l'occasione per sferrare il "mortale" colpo dello "struzzo rosa che legge il giornale" che ti hanno insegnato a sferrare solo quando x cerca di colpire nell'improbabile modo y...)

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    8. Quindi siamo parzialmente d'accordo, nel senso che resta tutto da vedere il come eventualmente vengano veicolati valori filosofici "aggiunti" a qualcosa che però si spera sia "reale" e "concreto"... è come dosare il sale nella minestra, troppo o troppo poco rovinano il contesto complessivo della "minestra". E lo stesso vale per il contesto "filosofico" delle arti marziali... troppa filosofia riempie la testa dei praticanti di troppi miti e stereotipi... nessuna filosofia espone al rischio di ciò che io chiamo "americanizzazione" o "hollywoodizzazione" nella quale l'arte marziale diventa fine a se stessa, un mero mezzo per farsi belli nelle risse da bar, per vantarsi, per dare spettacolo. Il problema è anche quando però la filosofia stessa diventa un modo per tirarsela e per fare ulteriore spettacolo. Ma è come la storia del coltello, che è un mezzo "neutro"... posso usare lo stesso coltello per affettare il pane e spalmarci sopra la marmellata di more... o posso usarlo per aprire il ventre di un bambino ed esplorarne le interiora... il modo disturbato in cui posso usare qualcosa non colpevolizza il mezzo (il povero coltello in questo caso), ma semplicemente l'utilizzatore.

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    9. Prendiamo l'esempio dell'arte dell'uso della spada giapponese, magari anche in un contesto nel quale fosse davvero utile saperla usare (quindi non ai giorni nostri, ma per esempio al tempo dei samurai, quando sapere utilizzare una spada poteva essere DAVVERO utile e cosa di tutti i giorni)... il classico insegnamento filosofico è il noto "il vero maestro di spada è colui che non estrae mai la spada"... Questa filosofia può essere usata in due modi:

      per giustificare l'inettitudine del maestro che sta insegnando un'arte con la spada puramente astratta e non funzionale alla realtà, solo per sentirti dire che "ma il vero maestro tanto nella realtà non estrae la spada",

      oppure può avere un contesto puramente formativo, ovvero mentre ti insegno come si usa una spada per COMBATTERE, cerco anche di fare di te una persona corretta che un giorno sappia applicare queste tecniche CON CRITERIO, e non alla cazzo di cane, affettando tutto quello che ti attraversa la strada solo per sentirti il figo della situazione. Cerco di trasmetterti delle tecniche reali, ma allo stesso tempo cerco di formarti come persona. USO L'INSEGNAMENTO DI UN ARTE MARZIALE COME VEICOLO ANCHE DI UN TIPO DI FORMAZIONE UMANA E SPIRITUALE E FILOSOFICA, perchè è ovvio che sia sempre auspicabile che chi sia in grado di fare del male al prossimo sia possibilmente qualcuno che lo faccia con criterio. T'insegno l'arte marziale con la speranza che tu un giorno possa usarla per difenderti da chi vuole farti del male o per fare del bene al prossimo, non perchè spero che tu possa usare questa conoscenza per opprimere il tuo prossimo o per dare pugni in faccia a caso, solo perchè vuoi sentirti più figo. Ma questo discorso non vale solo per le arti marziali... penso sia un discorso valido ogni volta che ci si appresta ad insegnare una "tecnica" potenzialmente distruttiva, come nell'esempio della "tecnica" della manipolazione dell'atomo ad opera degli scienziati. A mio parere l'occidente è anche fin troppo "disincantato" nei confronti della separazione tra "tecnica" e "morale" o "filosofia" della tecnica... l'uomo occidentale vuole imparare come si stende qualcuno con un pugno o come si costruisce una bomba atomica, ma non vuole sentire alcun discorso "filosofico" riguardo al riflettere sul senso profondo o del semplice "perchè dovrei tirare un pugno a qualcuno o sganciargli in casa una bomba atomica".... lo faccio soltanto perchè ne sono capace, o come dice il maestro orientale "il buon maestro di spada è colui che non estrae la spada" ? Io credo che offrire spunti per riflettere non sia mai un male... per questo non vedo come si possa condannare il contenuto "filosofico" delle arti marziali. Se ci fosse maggiore trasmissione di "intelligenza" e "saggezza" forse ci sarebbero meno ragazzini nelle palestre interessati alle arti marziali solo per mettersi in mostra o per diventare più forti dei bulletti di turno.

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    10. Io da piccolo ero inizialmente sempre preso di mira dai bulli... ho imparato a farmi rispettare non grazie alle botte, ma ad un uso intelligente della psicologia, per esempio privando chi mi perseguitava del gusto che si prova solitamente nel perseguitare il "nerd" di turno... risultato, ero uno dei pochi "nerd" ad avere bulli come amici (perchè gran parte dei bulli ti rompe le scatole soltanto finchè reagisci, finchè te la prendi, ecc.), bulli che con il tempo sono anche un pò cambiati a causa della mia influenza passiva.

      Questo è per dire che formare le persone a dare cazzotti nella vita reale non è una cattiva idea, ma non ci vedo nulla di male se a questo si cerca di aggiungere la tacita trasmissione di un genere di sapere che tende a cambiare in meglio la testa delle persone. Tu (ipotetico allievo) vieni qui per imparare le arti marziali, io (ipotetico istruttore) invece ti insegno non solo questo, ma un nuovo modo di pensare e riflettere sulle cose... e a conti fatti, ai giorni nostri in cui -diciamoci la verità- non ti serve DAVVERO tutti i giorni fare a botte con le persone, questa può essere una scoperta ancora maggiore... magari è l'occasione per un ragazzino che vuole fare arti marziali solo per imparere a dare quattro calci per imparare qualcosa di più profondo. Ovviamente le arti marziali non sono per forza l'unico pretesto per aprire una mente verso nuove prospettive di pensiero... come abbiamo detto, QUALSIASI cosa può essere pretesto per fare della "filosofia"... ma perchè le arti marziali (ma anche la boxe o qualsiasi altra forma di combattimento) non dovrebbero esserlo?

      Yama

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    11. Scusami se ho scritto così tanto e ho dovuto spezzettare in numerosi commenti..

      Comunque per finire di rispondere punto per punto

      [citazione]tu che ne sai di cosa insegnassero "gli orientali" nel passato?
      Su che basi dici che miravano a responsabilizzare e formare persone profonde (!?!?) e mature?
      E invece perchè non parlare, ad esempio, dei Greci o dei Romani?
      Loro invece erano tutti stupidi e grezzi?
      A me pare che i "Maestri" greci, i Filosofi, quelli veri, abbiano posto invece le basi per lo svilluppo dell' umanità intera, altro che cinesi...
      Senza nulla togliere ai cinesi per carità, ma non capisco per quale ragione si voglia attribuire valori tanto esclusivi agli "orientali".[fine citazione]

      Teoricamente conosciamo quasi tutti il contenuto di pensiero delle filosofie orientali, anche applicate al combattimento... e l'impostazione di valori è sempre più o meno la stessa, con poche eccezioni... un caso tipico è quello del taijiquan... lasciando da parte il dettaglio se quest'arte marziale funzioni o meno nella realtà, di quali valori è permeata quest'arte di combattimento? Sappiamo tutti che il taijiquan si rifà direttamente ai valori del taoismo... così come lo shaolinquan si rifà a quelli del buddhismo... e non ci vuole un grande storico per sapere che queste due religioni o filosofie di vita non fossero improntate all'idea di "spaccate la faccia a chiunque vi capiti a tiro"... non parliamo di cristianesimo o di islam con precetti della serie (ammazzate l'infedele miscredente!) che se avessero ispirato la nascita di arti marziali forse non sarebbero state molto improntate al concetto di "armonia" o di "combatti per autodifesa e non per dominare sul prossimo"... E poi sappiamo tutti che in oriente la mentalità è sempre stata meno a "compartimenti stagni" della nostra... il combattimento poteva essere un mezzo per veicolare valori filosofici quanto la calligrafia, il teatro o la pittura... In occidente si può fare un paragone con "l'alchimia", che di fatto era chimica superstiziosa che però faceva da veicolo ad insegnamenti di tipo spirituale e filosofico... Invece in occidente il combattimento è stato quasi sempre fine a se stesso e non molto "filosofico" o spunto per riflessioni di natura filosofica, fatta forse eccezione per gli antichi greci. Gli antichi greci forse sono l'eccezione occidentale più illustre, con una profonda mentalità di pensiero che vedeva nell'uomo "ideale" qualcuno che coltivasse sia corpo che mente... il filosofo degli ideali greci non era qualcuno che aborrisse la forma fisica, ma che al contrario armonizzasse mente e corpo (al contrario dell'ideale successivamente cristiani del medioevo che vedeva nel corpo qualcosa di quasi da rifiutare rispetto alle vette del pensiero e della virtù morale)

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    12. "E i poveri Maya o Aztechi? Li ricordiamo solo per i sacrifici umani?
      E gli Egizi solo per la schiavitù?"

      Assolutamente no... ma loro la sapienza e la profondità di pensiero la incanalavano per altre vie... chi con la medicina, chi con l'astronomia, ecc.

      Ogni civiltà ha sempre veicolato il sapere e l'introspezione filosofica attraverso dei canali "artistici" speciali... noi per esempio oggi lo facciamo spesso con il cinema o la letteratura... gli alchimisti lo facevano con la chimica e lo studio un pò superstizioso e miticizzato della natura, i cinesi lo fecero soprattutto con le arti marziali, anche queste spesso miticizzate.

      [citazione] -- Dici che "un determinato atteggiamento filosofico" sia fondamentale... per una buona efficacia delle tecniche?!
      Scusa ma in che termini?
      Come si combinano le due cose?
      Come fa la "mentalità" a rendere una tecnica, qualcosa di estremamente pratico per definizione, efficace? -- [fine citazione]

      Mi riferisco al fatto che chi codifica uno stile di combattimento lo fa in base ad una propria mentalità... un pacifista è probabile che crei una forma di combattimento improntata alla difesa... un "agente segreto" (esempio il ninja del giappone feudale) è probabile che codifichi uno stile di combattimento nel quale il risultato finale giustifica ogni mezzo (quindi se posso pugnalarti alle spalle invece di affrontarti a mani nude frontalmente lo preferisco... mi frega di compiere la missione per il mio signore e tornare a casa sano e salvo, mi fottesega di dimostrare la presunta superiorità del mio stile di combattimento, ammesso che ne abbia davvero uno)... capire con che scopo è stato creato uno stile di combattimento aiuta anche a capire come vada usato, esattamente come conoscere la natura di un oggetto aiuta a capire come vada usato e per cosa (una forchetta può essere usata come pettine, ma funziona meglio se la si usa per arrotolarci gli spaghetti)... avere ben chiaro la funzione di uno stile (ammesso che essere confinati in uno stile abbia senso e sia davvero utile) implica la mentalità che bisogna avere verso di esso. L'esempio di un praticamente di tai chi che pensa di poter usare il tai chi per caricare a testa bassa come un ariete è quello che intendevo...

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    13. [citazione]Parli della differente mentalità dei popoli orientali nei confronti della vita, e questo è vero.
      Loro sono più "riflessivi". Ok.
      E io chiedo: i praticanti cinesi o giapponesi sono persone "dalla mente aperta", calme, rilassate, gentili, migliori degli occidentali?
      No no, non mi sembra proprio.[fine citazione]

      Bisogna vedere il tutto in base al contesto e alle evoluzioni storiche... Un classico esempio, la Cina comunista odierna può aver ben poco a che fare con i valori che propugnava millenni orsono, anzi... la Cina ha il triste primato di essere quella che si sta adoperando il più possibile per distruggere la propria storia

      Il Giappone è un altro caso a parte... il Giappone è la terra della convivenza degli opposti... "se incontri un Buddha, uccidilo!" è il classico aforisma che sintetizza il pensiero giapponese... armonia, misticismo e arte per i giapponesi sono cose che si possono coniugare perfettamente con l'omicidio, l'ira, l'onore, l'orgoglio, ecc.

      http://www.youtube.com/watch?v=T1hKeU7-vG4

      Si tratta di una mentalità diversa dalla nostra che coniuga gli opposti in un modo che spesso gli occidentali non possono capire... potrei provare a spiegare alcuni di questi punti, ma dovrei scrivere un post lunghissimo davvero...

      Comunque l'oriente è da sempre più introspettivo e "spirituale" dell'occidente, che invece è sempre stato più... pragmatico.

      Mi riferisco inoltre al pensiero filosofico di questi popoli... che poi questo non si rifletta automaticamente in tutta la popolazione o nei trascorsi politico sociali (vedasi la tragedia culturale della Cina comunista) è abbastanza naturale.

      Basta fare un paio di esempi... l'occidente un gran parte si vanta di avere valori "cristiani" alle sue radici? Dove sono questi valori? La religione fondata da un pacifista ebreo del "porgi l'altra guancia" ha forse impedito all'occidente di uccidere, schiavizzare, colonizzare e sfruttare per secoli a venire?

      Altro possibile fattore... l'ignoranza... faccio l'esempio del terrorista islamico che non conosce un emerita mazza di cosa ci sia veramente scritto nel Corano in termini di "etica della guerra" (il Corano prescrive la guerra a solo uso difensivo, condanna il coinvolgimento di civili che non siano "soldati", impone la cessazione del conflitto quando il nemico cessa di attaccare e vuole contrattare la pace, ecc.)

      [citazione]Se rifletto sulle domande della vita, o faccio introspezione... le mie tecniche dovrebbero riuscire meglio?
      Mi spiace ma se discutiamo in questi termini credo di non riuscire a capire.[fine citazione]

      Le tecniche non riescono meglio, ma è probabile che tu sia una persona un poco migliore se acquisisci l'abitudine a riflettere e a provare valori elevati... stesso discorso già fatto... che si tratti della tecnica di tirare calci o di manipolare l'atomo facendone ordigni nucleari, è più auspicabile che queste tecniche finiscano in mani sagge e responsabili piuttosto che in quelle di un semplice rissoso da film western...

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  5. Miseria che super commento! :)
    - Ho letto con attenzione i tuoi interventi e la prima cosa che ho pensato è di dover chiarire un concetto, benchè creda di averlo già fatto più volte all' interno dei post.

    Io non sto demonizzando nulla; Non sto gettando nel cesso in toto gli altri aspetti che si possano affrontare facendo arti marziali.
    Al contrario ho ribadito che i "buoni valori", i "valori aggiunti" o in che altro modo li si voglia chiamare siano sempre auspicabili e belle cose.

    Ho anche sottolineato il fatto che uno dovrebbe praticare QUALSIASI COSA GLI PIACCIA, fosse anche la più astrusa delle arti marziali: lo si fa per piacere, per hobby (che la si racconti o meno).

    Ho definito in vari post di come io stia parlando soprattutto di arte marziale in relazione al suo scopo primario, che è l' apprendimento del combattimento: spero si convenga che potrei fare le stesse riflessioni, studiare lo stesso "approccio alla vita", etc. anche facendo altre cose; Solo che in un' arte marziale ci si allena nello specifico in tecniche di combattimento e da qui faccio osservazioni sulla relazione "riflessioni sulla vita/imparare a combattere".

    Infine ho evidenziato il tema centrale del blog: qui discuto prima di tutto della falsità che circola nell' ambiente, delle brutte persone che si dipingono un vestito da saggi maschi alpha senza averne diritto, della facile travisazione d' intenti e delle modalità preconfezionate con cui tutti questi "valori aggiunti" vengano divulgati.

    Ribadito questo, uno stile può anche essere permeato di valori o riflessioni più profonde del semplice "imparare a fare a botte".
    QUALSIASI stile, basta che uno se ne convinca; Nel caso delle AMT questa cosa è invece considerata parte del pacchetto, ok?
    MA quello che sto dicendo è che in realtà non è sufficiente "dirlo", darlo per scontato: finisce che ciascuno, in base alle proprie personali inclinazioni, finisca per alimentare questo aspetto o al contrario malinterpretarlo, usarlo a sproposito, confonderlo e così via.

    -Io non accetto che a parlarmi di alti valori morali sia un tizio italiano che in palestra si atteggi da padre amorevole e Sapiente e poi una volta fuori mandi gli sms equivoci alle allieve, evada le tasse per convenienza personale o ammazzi il cane del vicino perchè abbaia.
    Non fraintendiamoci: nessuno è un Gesù, siamo tutti uomini fallibili e con i propri difetti.
    Ma un conto è la persona che insegue dei valori giusti e nobili IN GENERALE, un conto è chi si arroghi il diritto di parlare SOLO PERCHE' PRATICA la tal arte marziale.

    E' di questo che sto parlando.

    Il punto è che in certe arti marziali, ESATTAMENTE COME NELLE RELIGIONI, questi valori, questi intenti diciamo, sono preconfezionati fin dal principio.
    Come se Alberto dovesse scegliere tra andare a fare il "CinCiunChan A" dove si impari solo a fare a botte e il "CinCiunChan B" in cui invece si narri anche di crescita morale, di filosofia (argh), di autocontrollo, etc.

    Ecco, torno a ripetere che questi valori aggiunti siano troppo personali per essere dati per scontati SOLO perchè il caro Alberto infine ha scelto il CinChunChan B. Troppo comodo così.

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  6. -Io non discuto il fatto che nella cultura orientale esistano valori ed intenti differenti, e non sia tutto ridotto alla mera praticità.
    Magari discuto del fatto che ben pochi occidentali abbiano il diritto di divulgare gli stessi nel proprio corso di Borgo Tre Case.
    Ogni maestro però considera sè stesso uno di questi pochi occidentali...
    Alla fine è soprattutto uno scimmiottamento di cose che non si vivono, non si hanno capite e magari sono tenute meno da conto dagli stessi orientali rispetto ai nostri infoiati maestri new age "illuminati".
    Non dico che sia impossibile, ma a me personalmente fa sempre ridere vedere un americano vestito da ninja, un egiziano che fa meditazione sotto le cascate o... un cinese in armatura da Templare.
    Uno ci può credere e sono affari suoi: cambia un pò se pretende di insegnarlo ad altri pincopallini facendogli la morale mentre fanno ginnastica.

    Non è un problema in sè, sarebbe bello se tutti perseguissero dei buoni ideali: ma lasciami dire che qui si stia parlando di semplice EDUCAZIONE CIVICA.
    Quella che ti può insegnare anche la nonna, se è una persona civile a sua volta.
    Quella che ti dovrebbe insegnare la scuola (ssse...).
    Perchè mai dovresti impararla praticando "CinChunChan B"?
    Certo che lo possa fare ma la cosa sarebbe ampiamente sopravvalutata: non sarebbe il tal stile ad avertela insegnata, al massimo il preciso insegnante PERCHE' E' UNA PERSONA CIVILE, COME LA NONNA.
    L' insegnante della stessa cosa del corso in parte invece può essere un coglione.
    Ecco ciò che intendo.

    Per lo stesso motivo non condivido il continuo accenno alla riflessione e conseguente miglioramento di sè stessi DATI dalla tal pratica.
    Sono cose PERSONALI, solo che spesso i praticanti si convincono di essere particolarmente riflessivi o profondi riempiendosi la bocca dei precetti confezionati di cui parlavo.
    Con una nota: ho anche detto che se una persona dovesse migliorare effettivamente come cittadino in quanto CONDIZIONATA da questi precetti, per carità ben venga...
    Ma è la stessa identica cosa che dovrebbe accadere con la religione, e sappiamo che non funziona così. Sono di nuovo casi soggettivi.

    - Adesso sei tu ad estremizzare però: non esistono solo saggi filosofi introspettivi o "truzzi minchia porcoddue" che vogliano farsi belli nelle risse da bar.
    So personalmente di praticanti di Kung Fu che ai tempi scatenavano risse "per testare le tecniche", karateka noti nei quartieri per pestare a destra e a manca, istruttori di Tai Chi che palpeggiavano le allieve.
    E al contrario pugili bravi ragazzi laureati o lottatori con una moralità da fare invidia.
    E di nuovo perchè si tratta di aspetti personali di mentalità, educazione e civiltà.

    -filosofie orientali: mi è venuto in mente un aneddoto, magari forzato ma giusto per chiarire il mio punto di vista.
    Parecchi anni fa era diventato di moda il Buddhismo, e scoprivi persone "illuminate" che avevano sposato questa filosofia/religione.
    Per inciso io rispetto molto il Buddhismo, proprio perchè non è una vera religione e si fonda sull' assunto di non rompere i coglioni al prossimo.
    C' era un certo calciatore, Roberto Baggio, che si dichiarò Buddhista e tutti ad idolatrarlo ancora di più perchè, wow, oltre ad essere un fuoriclasse era anche una "persona profonda"!
    Poi un giorno ascoltai al TG che era scappata una pantera (!) e lui SI OFFRI' DI AMMAZZARLA: del resto una delle sue passioni era LA CACCIA.
    Ecco la dimostrazione.
    Tutti chiaccheroni, tutti che si prendono solo la parte positiva e benevola delle cose ma poi COI FATTI dimostrano il contrario.
    E' questa gente che mi disgusta tanto, ipocriti fino al midollo.

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  7. -concludo con un altro passaggio che mi ha colpito.
    Dici che l' Occidente si vanta di valori cristiani e poi si vede cosa ha combinato.
    E io concordo con forza, infatti detesto come la morte la religione e i religiosi.
    Però mi viene da rigirare l' osservazione: se è vero che il discorso sia MOLTO più complesso, nonostante i discorsi sulla profondità morale o riflessività sulla vita pure gli orientali non scherzano eh, anzi.
    Ma senza allargare il discorso facendo confusione, restiamo nell' ambito specifico: i santi maestri orientali di cui tanto si narra, che persone erano?
    Spero sia chiaro che una "persona" non sia un' icona come la si vede nei film, niente maestri Miyagi, Kimura o chi per loro.
    Spesso erano assassini, spesso erano.. "truzzi minchia porcoddue" arroganti e tronfi della propria abilità, se poi parliamo di samurai ALTRO che nobili guerrieri dall' animo gentile!
    Cristo santo, quelli erano i primi assassini, affettavano la gente per un LORO codice di condotta.
    Scusa eh, grazie al cazzo che per LORO si trattasse di una cosa molto nobile e raffinata!
    E' un pò come fanno gli americani oggi, i Marines vengono dipinti come eroi patriottici che salvano i poveri civili, i film decantano il loro valore in battaglia, la loro abilità, il senso del dovere, della giustizia e persino della famiglia con video strappalacrime quando tornano a casa...
    Ma per favore, restano SOLDATI che FANNO SCOPPIARE LA GENTE e mi ci scommetto le palle che si DIVERTONO PURE nel farlo, adorano l' idea di sparare ed umiliare il nemico (come tutti i soldati del resto, basta vedere ciò che non passa a Studio Aperto).

    Perciò tutto quello di cui parlo non pretende di essere verità assoluta, nè mi aspetto che tutti lo condividano: semplicemente espongo un punto di vista anche provocatorio che esuli dai luoghi comuni e faccia sì riflettere, ma con senso critico nei confronti di QUALUNQUE cosa o aspetto.

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  8. Il tuo blog è vergognoso, piuttosto che criticare e sparare a zero su tutti e tutto, fai vedere alla comunità marziale chi sei ma soprattutto che cosa sai fare.
    Iniziare a fare pace con i tuoi demoni interiori è già un primo passo.
    E' troppo facile nascondersi, rintanarsi qui e nell'anonimato dire merda di questo o di quello, tirarsi fuori dai giochi, nascondersi e fare il guerriero da tastiera.
    Chi sa che le tue delusioni e frustrazioni non nascano da tue incapacità fisiche, generalmente chi assume certi atteggiamenti di avversione verso il mondo ha serie problematiche e fratture interiori, ancora una volta, fai pace con te stesso.
    Se sei un vero artista marziale sii dignitoso, venditi in altro modo (se cerchi notorietà) sfrutta meglio il tuo spazio e cavane meno negatività, ne gioverai tu, chi ti circonda e la tua pratica.
    Rilanciati in maniera seria.

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  9. Caspita, addirittura vergognoso!
    Con tutti i blog, siti promozionali od istituzionali in cui si leggono emerite stronzate su guerrieri samurai de no'altri, cinesini dai poteri speciali e pratiche marziali "di vita", la vergogna alberga altrove.
    E per quale ragione dovrei "far vedere chi sono"?
    O "cosa sappia fare"?
    E il tutto addirittura alla COMUNITA' MARZIALE?!
    Ahaha fammi il piacere... la comunità marziale fatta di arroganti tronfi del proprio ego e convinti di essere sempre nel giusto?
    Me ne tengo ben alla larga.
    E a cosa dovrebbe servire far vedere chi sono o cosa sappia fare?
    Ti svelo un segreto: se io fossi un disabile motorio, se fossi una specie di nerd quindicienne occhialuto... questo non cambierebbe nulla nelle cose che ho scritto.
    Ognuno è libero di interpretare a proprio piacimento i miei post, lungi da me pensare di diffondere qualche verità universale.
    Se fossi Giorgio Petrosyan in persona, cambierebbe qualcosa nel fatto che nelle arti marziali si raccontino tonnellate di idiozie, o che i maestri siano persone meschine, illuse o insegnino cazzate? No.

    Pace coi miei demoni? Come se nella mia vita esistessero solo le arti marziali, come se avessi aperto il blog per riversare chissà quale astio...
    Take it easy, scrivo prima di tutto perchè mi piace e ho tempo per farlo, e siccome ho qualcosa da dire lo dico.
    Pace coi demoni... ma per favore.

    E' troppo facile COSA, esattamente?
    Il blog è pubblico come migliaia di altri e ci scrivo quello che mi pare.
    Liberi di leggere, liberi di non leggere, liberi di ritenerlo utile o "vergognoso".
    Va benissimo così.
    Questo non mi spinge in alcun modo a cambiare opinione o modificare i toni perchè non sto rendendo un servizio a nessuno.
    Chiamatemi pure "guerriero da tastiera", che tanto non me ne frega nulla nemmeno di essere un "guerriero da campo di battaglia": certe fantasie adolescenziali le lascio ai "veri marzialisti".

    Le mie delusioni nascono dalla presa di coscienza obiettiva di quanta merda sia presente in questi ambienti.
    La cosa che mi fa più sorridere comunque è la serietà con cui alcuni prendono il tutto: a me i frustrati sembrano più quelli piccati perchè gli si è toccato il giochino delle arti marziali, non certo io.
    Incapace fisico? Non ho bisogno di dimostrare le mie abilità a nessuno, tantomeno ad anonimi che mi chiedano di non essere anonimo.
    "Generalmente chi si atteggia così ha seri problemi"?
    Esatto, allo stesso modo in chi REAGISCE così ha seri problemi di maturità: ma i marzialisti veri non erano quelli calmi, superiori, maturi...?
    E allora che dovrebbe importare il modo in cui io abbia deciso di esporre dei miei liberi pensieri?
    Se dovessi replicare in ogni blog o sito in cui legga qualcosa che considero "vergognoso" non avrei più tempo per vivere...
    Ma se anche lo avessi non me ne importa nulla, perchè io non devo convincere proprio nessuno di nulla, nè presentare alcuna prova o verità.

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  10. Un vero artista marziale?
    Nononono, è proprio di questo che parlo: a me dei "veri artisti marziali" non me ne frega proprio niente, anzi li aborro.
    A me queste figure idealizzate oggi fanno solo ridere, sono proprio il simbolo della mentalità pomposa e arrogante dell' ambiente.
    Siamo tutti persone qualunque che praticano per hobby dell' attività fisica, a cui decidono di dare un significato personalissimo.
    Il "vero marzialista" è solo un' icona del luogo comune popolare, come lo può essere il "vero religioso": tutti che si considerano "veri", giusto per darsi un tono di autenticità.
    Di certe cose me ne sono liberato con grande soddisfazione.

    Vendermi?
    Rilanciarmi?
    Ma di cosa stai parlando?
    Non ho niente da promuovere, non ho nulla per cui pubblicizzarmi, non devo nemmeno proporre dottrine di odio verso qualcosa.
    Mi sembra proprio che siano altri ad indottrinare.

    Ormai mi sono fatto l' idea che molti dei lettori non leggano veramente i miei post e soprattutto li prendano con una serietà imbarazzante.
    Una persona adulta, se di adulti stiamo parlando, dovrebbe essere abbastanza matura per passare oltre se ritenesse i miei scritti emerite cazzate da ragazzino frustrato; Oppure potrebbe trarne spunto per fare qualche riflessione, nel bene e nel male.
    Tanta gente lo ha fatto, e questo per me è più che sufficiente.
    E non perchè stia divulgando la Verità Assoluta su nulla: semplicemente perchè IO avrei voluto far leggere A ME un blog come questo tanti anni fa, per indurmi a fare quelle riflessioni che non venivano da sè.

    Perciò caro signor Anonimo, invece di sparare sentenze su cosa io debba o non debba fare, fai tu pace con te stesso e passa oltre: non cambierà mai nulla lo stesso.

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  11. Ha ah ah ridicoli certi commenti!!!

    Cioè adesso sarebbe chi fà sdc che dovrebbe dimostrare cosa sà fare??
    Assurdo, chi fà sport da combattimento lo dimostra tutte le sere (agli altri e soprattutto a SE STESSO) in palestra di saper combattere, invece è proprio chi fà amt che dovrebbe finalmente dimostrare qualcosa.

    Qui l'argomento rimarrà sempre il SAPER COMBATTERE, e mi fà sorridre vedere chi manca di tale qualità, nascondersi dietro ai soliti luoghi comuni, e che tornando sull'argomento sia incapace di tirare fuori argomentazioni sensate e soprattutto dimostrabili nonchè attinenti al combattimento stesso.

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  12. letto tutto secondo me nn hai praticato e nn hai trovato la cosa giusta. in tutti i sensi

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  13. D'accorod con arte mortale. Non dimentichiamo che i giapponesi hanno "militarizzato" ai tempi che furono qualunque cosa, anche la religione. I samurai in realtà con il Buddismo non c'entrano niente. Anche se ci potevano essere eccezioni. Ma è verò il combattimento deve essere realistico è non finto. Come si fa capire se no, se qualcuno ha imparato a difendersi. Ci possono essere eccezioni ovviamenti. E qui non sono d'accordo con arte mortale. Bruce Lee es. che sia sopravalutato o meno, resta un gran combattente. Ovviamente ce no sono stati di più bravi. Ma il fatto e che raggiunse ottime capacità in pochissimo tempo. Definirlo il migliore di sempre, mi pare esagerato però. Su questo sono d'accordo. Gradirei delle rispsote da arte mortale, appena possibile :9 Grazie dell'attenzione Cordiali saluti

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  14. William, ho dedicato ore a cercare di capire per quale motivo Bruce Lee venga considerato un "gran combattente", e ancora non ho avuto una risposta convincente.
    Tu mi sapresti spiegare in base a cosa lo consideri tale?

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  15. In base hai video che ho visto , alle doti che ha mostrato , e che sono documentate sui libri, interviste. Ovviamnete mi posso spagliare. Sono arrivato finalmente alla conclusione che non sia stato il migliore ma nemmeno una ciofeca. Sicuramente da un Mike tyson, se la sarebbe prese. Il fattto vedi che simpatizzo per il Kung-fu e il Karate. Quindi non riesco a dare all 100% dei giudizi oggettivi. Ma sono frutto della simpatia e emotività che provo nei confronti di Bruce...

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    1. Scusa ma ricapitoliamo, il Sig. Lee sarebbe un gran COMBATTENTE in quanto:
      - ci sono video... di film o dimostrazioni; Non match full contact o famigerate "risse sui tetti di Hong Kong".
      - ha mostrato doti particolari, diciamo atletiche o tecniche; visto che lo hai citato anche il Sig. Carruthers non mi pare sia da meno, e chissà quanti altri atleti professionisti.
      - ci sono documenti in libri e INTERVISTE; Eh beh... tutta roba al di sopra delle parti insomma...

      Io capisco benissimo la passione per il proprio mito, e mi spiace fare la parte del guastafeste ma è giusto giudicare i fatti per quello che sono e questo non significa denigrare il proprio eroe.
      ANZI, mi pare ancora più onesto nei suoi confronti, considerarlo un UOMO e non un' icona.
      Ho già messo in guardia dall' idolatrare UOMINI, che hanno tutti i loro difetti e mancanze; Se Bruce Lee fosse ancora vivo, e si scoprisse che ti sta sulle palle per una sua idea qualsiasi che non abbia a che fare con le arti marziali (che ne so, fosse nazista, finocchio, odiasse i cagnolini, odiasse gli italiani, qualsiasi cosa insomma), il mito ti cadrebbe da solo.

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  16. Ragazzi, si può accettare qualsiasi commento libero e democratico, ma non si può accettare che si discuta su Bruce Lee, la sua carriera e la sua vita parlano per lui e ti dirò di più: forse è grazie a lui se ora in questo blog, nel mondo occidentale stiamo discutendo di arti marziali, visto che è stato lui con non poche difficoltà a "sdoganare" attraverso il suo operato di divulgazione pratica (e filosofica?) le arti marziali su tutti i livelli, dal cinema alle palestre. Giunto in America ancora giovane, giusto per farti un esempio, fortuna ha voluto che incontrasse tra gli altri il maestro Dan Inosanto (espertissimo di kali eskrima e silat) dal quale ha perfezionato e appreso l'arte dell'utilizzo di armi di ogni genere tra cui i famosi nunchaku e al quale ha avuto tanto da insegnare dato che lo stesso Inosanto è stato uno dei suoi migliori allievi e uno dei pochi a divulgare attualmente il Jeet Kune Do come lo intendeva Bruce, Jeet Kune Do tra l'altro derivato dalla combinazione dei vari stili studiati in Occidente, dei quali come detto aveva subito la produttiva influenza, con il suo ancora efficacissimo!!! Wing Chun appreso a sua volta dal maestro Ip Man, che date le recenti e brillanti pellicole cinematografiche non devo stare a descrivere per l'importanza che a sua volta ha avuto come divulgatore e maestro nella Cina dell'epoca. A sua volta Inosanto è stato maestro per importanti a loro volta maestri come Ed Parker tanto per citarne uno. Tutto questo per dire 2 cose: Bruce Lee qui in Occidente ha aperto una strada, anzi un'autostrada che hanno seguito e stanno seguendo in tanti, chi al cinema chi nelle palestre. Le sue continue dimostrazioni, alcune delle quali disponibili su youtube, sono la dimostrazione dello scetticismo pragmatico degli sport da combattimento occidentali contro un piccoletto mezzo cinese che cercava di portare dei concetti nuovi soprattutto nelle arti marziali.

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  17. Che fosse poi realmente il migliore o un gran combattente deve essere sempre commisurato alla realtà della sua epoca degli anni 70, quindi paragoni moderni con combattenti moderni sono del tutto infondati. Su una cosa sento di esprimere la mia opinione: ritengo che un bravo maestro di arti marziali (io per l'efficacia pratica dei colpi ci metto un maestro di Wing Chun) se dovesse confrontarsi con un Mike Tyson come è stato detto, non credo che Mike avrebbe possibilità di sopravvivere nel giro di un minuto, troppo limitativo per Mike avere possibilità, abilità e abitudine a colpire sopra la cintura solo con gli arti superiori. Ritengo quindi inutile scomodare Bruce Lee (allievo Wing Chun di Ip Man) per paragoni del genere. La seconda cosa è che questo è un mondo bello perchè è in continua evoluzione ed ogni stile ed ogni arte può e deve insegnarti a migliorare qualcosa e questo vale per qualsiasi livello lo si pratichi, dal principiante all'esperto. Per me è importante ricordare sempre che chi ti insegna ha avuto a sua volta il suo insegnante più o meno bravo di lui....la teoria del "maestro del mio maestro". Ho girato varie arti marziali in 15 anni e in merito a quale sia la più efficace ho una mia idea che tengo per me in quanto soggettiva e non oggetto di questo blog, ma di certo l'efficacia o meno non si testa su un ring con tanto di protezioni, dove puoi firmare quante liberatorie vuoi ma sei consapevole che c'è un seppur minimale regolamento da seguire e puoi uscire al limite K.O. o in casi estremi con qualche ossa rotta ma in ogni caso puoi uscirne! Quello è SPORT dove preparazione atletica e bignami efficaci di vari stili di combattimento sono in sinergia per permetterti di vincere secondo le regole durando il più a lungo possibile, ma questo viaggia in parallelo al combattimento reale che invece dura meno di un minuto ed in gioco c'è la pelle, ma questo è un altro discorso dove a seconda della soggettività può rientrare l'aspetto filosofico, l'autocontrollo e quant'altro, laddove nel primo caso la soggettività sta nel farne o meno una questione etica.
    Ora però voglio concludere facendoti 2 domande che destano la mia curiosità, alle quali sei libero di rispondere o meno e che forse hai già detto in altri post e in tal caso mi scuso in anticipo: quale arti hai praticato in passato e quale pratichi adesso? Ma soprattutto perchè? (cioè qual è il motivo che ti ha spinto quando hai iniziato e qual è il motivo che ti spinge a praticare adesso). Ciao e a presto!!!

    Franco

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  18. Che sia realistico o meno io che non ho una base di combattimento, sono forse un "picchiatore" contro un mio amico che ha fatto u6 anni boxer, un tipo capace comunque veloce, nonostante i 120 chili, anche solo scherzando non c'è storia, vince lui!!!! Non credo che in una situazione reale avrei la meglio... Molto diffiicli. Ah armato si :9 Credo che Bruce Lee, per batttere Tyson, potesse solo armato di Nunchaku, per non scomodare coltelli o altro, che darebberò la possibilità di vittoria anche a me :)... Poi sono solo fantasie, la verità non la sapremo mai ;)

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  19. Buonasera, da 10 anni sono un praticante di jkd concepts (streetfighting & self-defense), del quale ho la qualifica di master instructor per un'importante federazione internazionale. Ho 37 anni, ho iniziato con gli sport da combattimento praticando pugilato e kickboxing k1 agonistici dai 20 ai 27. Poi ho iniziato a lavorare nel campo della sicurezza come buttafuori nelle discoteche di Torino dove vivo, e lavorando il venerdi' e il sabato notte, non potevo piu' partecipare a gare e competizioni (organizzate quasi sempre il sabato sera o la domenica nel primo pomeriggio), scelsi cosi' di provare qualcosa di diverso che allo stesso tempo potesse servirmi a migliorare la mia preparazione in un'eventuale combattimento "da strada". Ebbene trovai una scuola di combattimento eccezionale, preparazione fisica meticolosa, un lavoro sulla forza e potenza esplosiva all'avanguardia, un programma tecnico devastante privo di fronzoli, poche tecniche super realistiche allenate in modo brutale con sparring a contatto pieno 5 volte a settimana (solo per il corso istruttori). Per gli allievi organizziamo regolarmente sessioni di cross training CONTRO GLI ALLIEVI DEL CORSO DI MMA e nessuno dei miei allievi ha mai fatto brutte figure o ha subito danni, ANZI...
    Concatenazioni di tecniche istintive studiate in modo scientifico e organizzato secondo alcuni principi tipici del wing chun e del jeet kune do come l'attacco preventivo,distruzione dell'attacco e contrattacco,pressione continua etc. Si utilizzano i pugni del pugilato,low kick,lavoro in clinch,gomiti e ginocchia della thai,testate del kali filippino,leve sbilanciamenti e spazzate e tecniche antilotta del silat e dell'aikijutsu e alcune tecniche di close combat di derivazione militare. All'occorrenza si usano morsi, dita negli occhi,prese alla trachea,colpi di palmo al setto nasale e alla zona genitale sempre derivati dalla kino mutai filippina e dal kapap israeliano. Quando l'aggressore entra nella distanza di sicurezza o si parte per primi o si para l'attacco dell'avversario facendosi scudo con distruzioni di gomito e ginocchio e poi si travolge l'avversario con l'arsenale di tecniche a disposizione.Nessuno vive nel mito di bruce lee, nessuno si vanta di niente, massima amicizia e rispetto sia con gli allievi (anche degli altri corsi) che con gli altri colleghi,ci si confronta, si scambiano opinioni,si scherza e si ride ma nessuno ha nessun dubbio sulla reale efficacia delle tecniche, proprio perche' le botte quelle vere se le danno per davvero, (o meglio ce le diamo per davvero, ogni tanto mi faccio picchiare un po anch'io dai miei bravi ragazzi) per un occhio nero, un labbro tagliato, una mandibola gonfia o un po di sangue dal naso non e' mai morto nessuno. Con il combattimento a piena potenza contro un avversario non collaborativo si acquista progressivamente consapevolezza e fiducia in se stessi.E' un qualcosa di ancestrale,insito nel dna dell'essere umano,la guerra per la vita, un tempo si lottava per sopravvivere, oggi uno scontro fisico al 100% delle nostre forze contro un altro essere umano puo' aiutarci a farci capire chi siamo veramente, a scacciare i nostri fantasmi e sconfiggere le nostre paure. Come il motto dei dog brothers,maggiore consapevolezza e coscienza di noi stessi attraverso maggior contatto. L'unico modo per imparare e insegnare a qualcuno a combattere veramente e' questo; qualsiasi arte marziale tradizionale, sport da combattimento, sistema di difesa personale e combattimento da strada si pratichi. L'unica vera filosofia marziale al giorno d'oggi puo' essere questa, tutto quello che viene insegnato ma che non funziona in uno scontro reale e' una presa in giro.

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    1. Buonasera a te,
      se devo essere sincero mi fa piacere per te che tu abbia trovato soddisfazione nella tua pratica, ma permettimi di osservare che i toni pomposi e gli aggettivi aggressivi che hai usato per descriverla non fanno che confermare certi atteggiamenti di cui discuto nel blog.
      Senza offesa ma che bisogno c' è di fare questa specie di presentazione da volantino pubblicitario?
      Sembra un pò lo sfogo di chi voglia sentirsi macho a tutti i costi, di chi voglia urlare al mondo di essere un duro, un figo, una macchina da guerra, uno che ha capito, uno che si picchia come un gladiatore ma poi ama i valori profondi della vita e, diciamolo, scopa anche con le migliori femmine del branco...
      Maddai, take it easy!
      E tutto questo senza voler mettere in dubbio il valore della tua pratica o della tua persona, spero di non essere frainteso.
      Ma più invecchio e più certi atteggiamenti li trovo noiosi: non c' è alcun bisogno di raccontare in giro quanto si è degli uomini duri, chi lo è sa di esserlo e sa dimostrarlo senza nemmeno aprire bocca.
      Detto questo comunque sono abbastanza d' accordo con quanto esposto.. tranne per i toni.

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    2. sì niente male,ma troppi concetti teorici. Sì si possono studiare concetti come la centralità, la triangolazione,la pesantezza, la forza centripeta... (tra l'altro molti di questi concetti sono all'antitesi del Krav) ma al momento di passare alle vie di fatto,a che ti servono? sei in grado di tenerle a mente? mi pare che sia questo il messaggio di fondo di questo blog. sto tipo ( l'ho letto solo adesso) ci dice che all'occorrenza usa anche i morsi. mi fa piacere e li userei anch'io. ma senza teorizzare alcunchè.

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  20. "Ragazzi, si può accettare qualsiasi commento libero e democratico, ma non si può accettare che si discuta su Bruce Lee". Alla faccia della libertà e della democrazia, eh? Bisogna attribuire una buona dose di ragione a Carmelo Bene quando diceva: "Il linguaggio vi penetra, vi trapassa letteralmente, vi fotte e non ve ne accorgete nemmeno". Quasi quasi poi passo a lasciare i miei '2 cents' anche nell'altro post, quello dedicato a Lee (che ho appena finito di leggere, Tutto).

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  21. e che ce voi fà. Bruce Lee non è personaggio ma icona. Come John Kennedy, Marilyn Monroe, Che Guevara (al di là delle appartenenze politiche), Gandhi, Giovanni XXIII.. Non sono personaggi storici su cui discutere; sono facce su una Tshirt. Con i miti non si discute.

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