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Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

lunedì 25 novembre 2013

Piccoli inventori alla riscossa

Stasera vorrei parlare di quei maestroni che una bella mattina si svegliano e decidono di creare il nuovo stile definitivo.

In passato ho spiegato di come qualunque pincopallino sia libero di proclamarsi Maestro del proprio sistema di combattimento: nessuna legge pone dei limiti in questo senso e non vengono nemmeno richiesti particolari requisiti per insegnare in una palestra.
Senza esagerare, domani mattina ciascuno di voi lettori potrebbe dedicare un' oretta a scegliere il nome della propria arte marziale, guardarsi un paio di video su YouTube e presentarsi in serata in una qualsiasi palestra chiedendo uno spazio per aprire un corso.
Le possibilità di successo aumenteranno se proporrete un corso di difesa personale.
Se siete abbastanza abili con le parole e non siete disabili fisici, potrete letteralmente crearvi da zero una credibilità come maestri di arti marziali, il tutto senza la minima esperienza.
E naturalmente mirare alle allieve in hot pants con gli occhioni grandi grandi...

Non pensiate che sia impossibile proporsi come esperti senza dimostrare ciò che si insegni: lo fanno da decenni centinaia di maestri di AMT.
Come ribadisco è il loro stesso metodo didattico a rendere possibile questo abominio, in quanto nessun allievo pretenderà che lo facciate; E chi chiederà le prove potrà essere abilmente dribblato fino a quando non se ne andrà da solo.

Naturalmente il tutto sarà reso possibile anche dal target stesso degli allievi ovvero tutta quella gente che vuole dire di "fare arti marziali" ritenendole però nient' altro che un corso di fitness alternativo.

Una volta chiarita questa verità immaginate cosa sia possibile inventarsi qualora si abbiano effettive esperienze pregresse e un buon senso del marketing (nonchè una gran faccia tosta).

E' giusto ricordare che non esisterebbe alcuno stile di arti marziali se nessuno un giorno avesse deciso di codificarlo o proporre una propria visione evoluta di quanto si allenava in precedenza: basti pensare a stili come il Karate Kyokushin, il Brazilian Jiu Jitsu, la stessa Kick Boxing, il Judo e molti altri ancora (in effetti ogni singola disciplina funzionale moderna).
Tutti stili universalmente rispettati e ritenuti validissimi, accomunati dall' essere evoluzioni o reinterpretazioni di altri metodi.

Ma accomunati anche dall' essersi evoluti verso la funzionalità, di pari passo con i progressi scientifici nel campo dell' allenamento e con il confronto diretto.

Ognuno di questi stili si è specializzato in un campo più o meno ampio del combattimento umano, effettivamente soprattutto in termini di regolamento agonistico: ma ogni disciplina funzionale ormai converge nei metodi di apprendimento, nei principi e spesso persino nelle tecniche.
Perchè sia chiaro: ormai non c'è assolutamente più nulla da inventare.

E allora per quale ragione esistono così tanti stili di arti marziali?
Come è possibile che nella mia città esistano decine di maestri di arti marziali dai nomi più improbabili e ciascuna proposta come quella "più completa", "più efficace", "più tutto"?

Parliamone.
Le premesse sono quelle già spiegate, il sistema permette di inventarsi una nuova arte marziale dall' oggi al domani e ci saranno frotte di aspiranti marzialisti ben felici di farsi abbindolare purchè lo stile sia presentato abbastanza bene.
Perchè in sostanza il giochetto riesce se il tutto viene confezionato con cura:

- Una divisa ufficiale accattivante, o uno stemma che identifichi l' appartenenza a quel gruppo.

- Un nome possibilmente orientaleggiante, o al contrario anglofono con l' uso di termini aggressivi/di moda (Kombat, Extreme, Total Fighting, MMA, Close Combat, TurboMinchiaKillaPauaMothafucka).

- Una storia affascinante sulle sue origini, che affondi le radici in paesi esotici, in tempi lontani e abbia a che fare con miti di guerrieri formidabili (il tutto rigorosamente lasciato non verificabile).

- Un programma didattico rigoroso e a stadi di apprendimento (gradi, cinture colorate) che stimolino il raggiungimento di un traguardo, di un riconoscimento "sociale" nel gruppo.

- Formalità varie ed etichette sociali che rafforzino il senso di appartenenza o di presunta "spiritualità", "disciplina" e "rispetto" nella pratica.

- Riferimenti vari all' efficacia nella difesa personale e a tecniche rigorosamente "semplici e dirette", sottolineando la differenza da tutti gli altri metodi classici.

- Dichiarata apertura a tutti "dai 0 ai 90 anni" con particolare riferimento alle donne, possibilmente taglia 42, 90 di seno, in hot pants e con gli occhioni grandi grandi. Ovviamente under 40.

- Tecniche che si possano provare in assoluta collaborazione a prescindere dalla forma/abilità fisica per tutta la durata della pratica.

Ci sono personaggi che hanno preparato a tavolino tutto questo per poi presentarlo esattamente come ho indicato, e alcuni di loro ci hanno persino costruito piccoli imperi con essi a capo.
E il punto chiave di tutta la faccenda è che ci credono davvero.

Non si tratta di truffatori in senso stretto, nessuno è deplorabile per aver inventato qualcosa o per essersi dissociato da una pratica che non lo soddisfava più.
Quello che trovo di cattivo gusto è come al solito l' ignoranza unita all' arroganza nel porsi come novelli Leonardo delle arti marziali, pretendendo di aver creato (o riesumato) ogni volta un nuovo stile migliore di tutti gli altri.
Checchè se ne dica, perchè questi maestroni sono inevitabilmente dei falsi umili: si pongono così per alimentare l' immagine di persone per bene, ma in sostanza sottintendono che sia la loro l' arte marziale fatta come si deve, e siano loro ad esserne dei degni esponenti.
Spesso è la stessa ragione per cui raccontano di essersi allontanati dalla pratica precedente: la convinzione di aver capito di più, di saper fare di più e intrinsecamente... di meritare di più.

E in base a cosa ritengono che la loro creazione sia così diversa dal resto?
Anche qui purtroppo si tratta spesso di pura ignoranza e mancanza di esperienza.
Molte volte le loro considerazioni restano confinate nei limiti del mondo marziale che conoscono: abbiamo così karateka che hanno sempre visto e praticato il solo Karate, nel proprio orticello associativo, che "scoprono" la Kick Boxing e un giorno si inventano il Neo Karate Full Contact in cui non si facciano più Kata ma si meni al sacco e ai colpitori.
E già che va di moda, non avendo più limiti imposti, ci mettono anche qualche tecnica copiata migliorata dal Krav Maga per avere una sezione dedicata alla difesa personale da presentare alle ragazze in hot pants.

Sarebbe troppo onesto abbandonare il Karate per dedicarsi alla sola Kick Boxing.
E andare a praticare anche Krav Maga, dicendo poi di essere semplicemente un praticante di Kick Boxing e Krav Maga.
Questo richiederebbe anni di ulteriori allenamenti e farebbe perdere lo status di Gran Maestro, oltre a tutti i derivati socio-economici dell' avere una propria scuola originale.

Ma se uno è davvero esperto e ha anni di pratica in discipline diverse?
Come dicevo si tratta di giudicare con obiettività quale sia la disciplina creata e perchè.
Non so se mi spiego: fondare il proprio stile di Kung Fu non è un male. Si è sempre fatto.
Il problema nasce nel momento in cui, complice il mercato, la moda e l' "occidentalizzazione" del sistema, un esperto di Wing Chun e di Judo crei una nuova arte marziale che sia un mischiotto incongruo delle sue esperienze, confezionato alla maniera sopra descritta.
Il problema nasce quando uno che ha sempre combattuto sul ring pretenda di insegnare anche difesa personale, o uno che ha sempre praticato Taekwondo tiri fuori dal cilindro un fantomatico stile "antico" di Taekwondo di cui guarda caso solo lui abbia recuperato l' eredità.
Io parlo di personaggi che dopo pochi anni di pratica un giorno si svegliano quali esperti mondiali al punto da fondare nuovi sistemi, e del fatto che questi nuovi sistemi includano regolarmente anche tecniche o competenze non proprie delle discipline d' origine.
E la cosa assume connotati ridicoli quando il tutto viene farcito da moralità spiccia e pomposi proclama di correttezza, caratteristica tipica appunto delle AMT.

Detto questo naturalmente non escludo a priori che qualche novello inventore possa aver amalgamato in modo sensato le sue esperienze, o abbia un atteggiamento coerente con quanto voglia divulgare.
Ma a leggere ogni sito web non posso che dubitarne profondamente.
Ho ragione di credere che ogni maestro degno di rispetto, in questo ambito, non si pubblicizzi proprio e non insegni nemmeno in una palestra.

Ma anche in quel caso il delirio di onnipotenza potrebbe raggiungere livelli ai confini della realtà.
Ne parlerò nel prossimo intervento!

giovedì 14 novembre 2013

Extra - Aneddoto sui corsi di autodifesa

Anche frequentando una certa palestra da anni e trovandomi bene in questa non ritengo di essere legato a questa da potenze oscure e mistiche che mi possano impedire di andare a frequentare corsi in altre palestre o addirittura ritenere che il semplice fatto di essere incuriosito da altri corsi sia un gesto di lesa maestà verso il maestro.
Appunto per questo quando anni fa un mio amico mi chiese di andare a vedere un corso di Krav Maga, al quale si era unito da poco, accettai di buon grado.
Ricordo che il corso veniva descritto come di difesa personale, ma comunque mi sorpresi di trovare della “gente comune” in sala.
Non mi immaginavo frotte di atleti scolpiti a mò di David di Donatello, ma mi sorprese in particolar modo trovare ad esempio una signora over 60 e una ragazza, usando un eufemismo, non proprio in forma che poi scoprirò essere la compagna del maestro.
Non che ci sia niente di male in questo, ma ai tempi il Krav Maga era poco conosciuto, le scuole stava spuntando come funghi un po’ come quelle di MMA oggi, e quel poco che si sapeva era che questa fosse un’arte marziale inventata dai militari israeliani, che fosse cazzutissima e che i discenti di Abramo la utilizzassero per annichilire i tostissimi avversari in guerra.
Io oltretutto essendo un appassionato di storia forse rimasi colpito da queste descrizioni memore della guerra che vinse Israele contro i paesi arabi.

Il corso inizia e noto che invece di un normale “riscaldamento” vi è una specie di ginnastica a corpo libero, non ricordo neanche che vi fosse una corsetta blanda.
Insomma non veniva allenato il fiato e non si vedeva una goccia di sudore.
Neanche per la vergogna di un riscaldamento tanto inefficace.
Vabbè, supero le perplessità e cerco di mantenere la mente aperta mentre a più riprese la signora un po’ anziana, mi si avvicina e mi parla bene del corso e della sua esperienza lì come allieva.
Comincio a vedere un po’ di “allenamento serio”: vengono provate per tutta la lezioni delle tecniche, non esistono protezioni di alcun tipo, neanche un paio di calzini in più contro il freddo.
C’è di conseguenza un blandissimo contatto fisico e i colpi portati non sono efficaci in quanto ci si ferma un attimo prima di toccare l’avversario.
Inoltre uno di questi atleti più giovani (forse appena sotto la trentina) pur portando dei colpi dove si doveva fermare o  comunque controllare faceva delle facce degne di un film di guerra.
Mentre simulava queste tecniche, che prevedevano tra l’altro pollici nei bubli oculari del compagno di corso, era impossibile non notare una faccia incazzata come se avesse scoperto la sorella a letto con due bei tartufoni, una bocca digrignata e il tutto coronato da un urlo.

Ecco quest’ultima cosa mi colpì molto.
In qualsiasi palestra seria di AMT e SDC ti insegnano (o dovrebbero farlo) a mantenere la calma e la lucidità.
Chi la perde ormai non pratica più una disciplina, ma è preda delle emozioni e quindi può sbagliare molto più facilmente.
Qui non stiamo parlando di non farsela nelle mutande se un branco di energumeni incazzatissimi armati di mazze, bastoni, catene e palle chiodate sta correndo contro di voi che magari siete con la fidanzata e vi preoccupate oltre che per le botte anche della figura necessariamente di merda che farete agli occhi della vostra bella nel momento in cui vi troverete tra le fauci di cotali mostri.
Qui parliamo di un giovane uomo che, mentre si approccia ad una disciplina in una maniera sbagliata, trova un maestro che lo guarda soddisfatto e non gli dice “ma che cazzo ti urli”.

Una piccola diversione sulle“urla”: a volte è necessario emettere dei suoni.
Chi avesse visto ad esempio gli ormai diffusissimi video di un combattimento o allenamento di muay thai tra thailandesi avrà sentito il classico urlo “OOEEEE” o “IIIAAII” (poi ognuno fa un po’ a modo suo).
Quello non è un urlo di guerra per spaventare i fantasmi della propria fievole mente tipo il bullo che ti picchiava da piccolo l’altleta o, similmente ad alcune popolazioni africane, per far dare un segnale sonoro alle palestre vicine per far capire che voi stai facendo sul serio.

Quel suono ha una “codificazione”: ad esempio nella Muay Thai viene definito “kiai” e serve per la respirazione… però… un conto è farlo perché stai facendo le ripetizioni esplosive di calci medi ai Pao (i cuscini ) e un conto è farlo mentre stai semplicemente provando una tecnica!
È inutile ed è solo un modo onanista e autocelebrativo con il quale ti senti più cattivo… e a dirla tutta è anche un po’ idiota tanto quanto i guerrieri marziali dei cartoni animati che urlavano il nome della combinazione di colpi mentre la stavano eseguendo.

Torniamo a noi, ancora non me ne vado dalla palestra e cerco di rimanere pensando che quello appena visto sia un caso isolato, e almeno quel giorno infatti lo era e ancora non capisco come a questo tipo non sia venuto nessun dubbio visto il fatto che stava urlando solo lui… ma tant’è.

A quel punto cerco di farmi coinvolgere nell’allenamento al quale fino ad ora ero stato solo spettatore.
Il maestro l’avevo salutato all’inizio, ma poi (anche giustamente) si stava occupando dei suoi allievi, mi si avvicina quindi la fidanzata.
Mi spiega le basi del Krav Maga facendomi venire a conoscenza che una tecnica fondamentale del Krav Maga, che pare venga insegnata fin da subito, è quella del Blitz.
Blitz è una parola di origine germanica che significa fulmine/lampo e pensandoci adesso mi sorprendo come questi israeliani abbiano messo da parte il “rancore” e utilizzino per la tecnica nazionale di lotta parole in lingua tedesca.
Insomma il Blitz prevede che l’avversario venga colpito il più velocemente possibile e per farlo non importa che il primo colpo sia necessariamente efficace ma deve essere portato con l’arto del corpo più vicino all’avversario.
Mi viene detto che questo serve perché l’avversario non si aspetta il colpo e quindi già per il fatto che lo colpisci lo sorpendi.
Sarà invece il secondo colpo quello efficace.
A quel punto le mie perplessità aumentano a dismisura e non riesco a trattenere una domanda: “Scusami se mi permetto, ma queste sono tecniche di lotta che usa l’esercito israeliano giusto? Ma che senso ha allora sorprendere l’avversario? un soldato israeliano se attacca un altro soldato lo deve fare subito in maniera efficace perché anche lui si sarà addestrato no? In questo modo gli si dà solo più tempo di reagire dopo un colpo non efficace e magari è pure armato!”.
Durante la risposta non potei far a meno di vedere una specie di sorriso che non capii se era per l’imbarazzo o per il fatto che mi considerasse un profano, ricordo comunque di non aver ricevuto una risposta esauriente anche perché mi ripeteva cose già dette prima e sembrava un po’ come stesse cercando di convincermi e non di spiegarmi…. Alla fine mi sono detto che questi israeliani, con tutto il rispetto, erano un po’ stronzi perché una tecnica di lotta così non è efficace contro altri soldati e se era vero quanto mi fu detto mi ero allora convinto che venisse utilizzata contro civili e non contro militari. 

Perché è importante questo? 

Perché un corso che si descrive come corso di autodifesa come fa ad insegnare ai propri allievi una cosa come il blitz?
In pratica incoraggia ad attaccare per primo perché sennò che senso ha “blitzare” l’avversario (scusate ci ho preso gusto) se è lui che ti attacca per primo.
Nessuno se non quello di farlo incazzare ancora di più.

Ho aspettato la fine della lezione non volendo mancare di rispetto.
Le ultime due cose che mi sorpresero furono che alcuni degli allievi erano stati selezionati (già in precedenza) per l’allenamento a casa dell’istruttore e che ho visto un coltello di gomma che quel giorno comunque non fu utilizzato, ma ho avuto conferma che lo fosse… Mentre la prima cosa è accettabilissima, anche se al profano deve cominciare a dare un po’ l’idea dello “spirito” di molti istruttori di AMT, la seconda per me è inconcepibile.

Mettetevelo bene in testa, soprattutto chi ha iniziato o vuole iniziare corsi di autodifesa: NON esiste difesa veramente efficace da un coltello.
Con tutto rispetto parlando non si può insegnare alla signora anziana o all’uomo di mezza età con la pancetta a disarmare una persona con un coltello.

I casi sono due.
Chi attacca con un coltello lo fa per minacciarvi o per tentare di uccidervi.
Se vi minaccia potete sempre tentare di darvi alla fuga, mente se lo fa per ferirvi purtroppo non c’è scampo.
Tristemente i corsi di autodifesa negli anni hanno fatto credere che, come nei film per bambini stile “I nuovi mini ninja”, esista un killer pirla e tontolone tiratore di goffe coltellate singole.
Mentre invece viene mostrato l’impavido “atleta” che con movimenti neanche molto semplici blocca la coltellata e magari riesce a girare la lama verso l’avversario.
Ecco, questo è esattamente quello che non avviene se subite un’aggressione all’arma bianca.
Chi vi aggredirà è altamente probabile anche che lo farà venendovi di fianco o alle spalle, buttando il peso del corpo in avanti e sferrerando una serie di coltellate velocissime… e non una singola coltellata alla moviola  e alla cazzo di cane.
Facciamo comunque finta che il maestro della palestra “Krav Maga del cazzutissimo israeliano” vi abbia insegnato con un roboante colpo di culo proprio la tecnica che l’aggressore utilizza per attaccarvi.
Nel migliore dei casi non potrà andare tutto liscio come l’olio e magari pur avendolo disarmato o messo in fuga vi ritroverete una lacerazione e tagli di svariati centimetri e starete perdendo una discreta quantità di sangue… e sarà quando vi metteranno i punti all’ospedale che penserete “ma non era meglio scappare?”.

L’unica utilità di un corso di autodifesa è quella di far crescere la propria autostima e la propria sicurezza.
Ed è proprio qui la fregatura: viene fatto credere di saper fare una cosa che in realtà non si è in grado di fare.
Quindi si viene portati, anche senza rendersene conto, a correre più pericoli di prima.
Non parlo di qualche sguardo di sfida in più lanciato al semaforo tanto per innescare una gara alla Fast and Furious, ma parlo del semplice non cambiare strada quando vedi un brutto ceffo o del rispondere a tono in direzione del provocatore di turno “perché tanto io so come dargli una lezione se ce ne dovesse essere bisogno”.
Tantissime volte il tutto sta nel prevenire, nel non rispondere alla provocazione.

Usare la forza fisica è l’arma estrema!
E dico arma non a caso perché con un’arma fai male e TI puoi far male.
Proprio perché la considero un’arma mi sono fatto delle domande dalle quali ancora non sono uscito: è giusto dare un’arma alle persone indifese che hanno paura di essere minacciate con quella stessa arma?
Bhe tecnicamente sì… ma chi mi dice che queste persone indifese non diventeranno aggressori a loro volta o che comunque non siano perfettamente in grado di utilizzare quell’arma in caso di difesa? Nessuno..
Bhé allora è meglio che nessuno abbia un’arma!?!? Tecnicamente sì, ma praticamente qualcuno ce l’avrà sempre quindi tanto vale essere armati no? BOH! e allora come si fa?
Su questo non ho una risposta e negli anni ho ovviato a questo usando la testa ed evitando a priori tante situazioni e non pensando “visto che pratico SDC mi posso permettere di fare la voce grossa con i prepotenti”.

Non ha bisogno di pubblicità e di certo non ho voglia né intenzione di fargliene.
Una persona che ho avuto la possiblità di vedere dal vivo e che può vantare un palmares invidiabile nel mondo del full contact un giorno disse : “se vogliono fare a botte girate le spalle e andate via, se vi minacciano con un coltello scappate il più in fretta possibile e se vi minacciano con la pistola…” a quel punto si girò di spalle e mimò il gesto di abbassarsi i pantaloni. 

MK

 
Ho pubblicato per intero (e senza correzioni ;-) ) la testimonianza e le osservazioni di "MK", utili come ulteriore punto di vista sulle modalità di insegnamento diffuse e ciò che non viene detto a riguardo.
Faccio giusto qualche osservazione, anche per MK.

- Nella Muay Thai il famoso "OEEE" è gridato dal pubblico per incitare gli atleti e "rimarcare" i colpi che sono andati a segno.
Gli atleti quando colpiscono, soprattutto in allenamento, usano altri tipi di "suoni" ed espirazioni utili per favorire la corretta respirazione durante un gesto e a volte anche solo per darsi una carica.
In ogni caso è scorretto definirli propriamente "kiai", che è una parola giapponese legata alle relative discipline.
Ovvio che in sostanza si stia parlando della stessa cosa.

- La faccenda del "Blitz" porta con sè varie osservazioni.
Credo di aver inteso il senso del tuo ragionamento: perchè in un corso di autodifesa dovrei studiare tecniche che prevedano di attaccare per primo?
E' vero, ma non bisogna nemmeno cadere nell' errore tipico dell' Aikidoka che pretende di apprendere solo tecniche di difesa, di reazione ad un' azione, finendo per prendere un sacco di botte perchè se ne sta in attesa di intercettare il colpo.
In fondo se la difesa personale efficace prevede anche l' eventualità che sia io ad attaccare per primo (davanti ad un aggressore che incombe), è corretto che si studi questa tecnica.

Tuttavia questo apre la solita osservazione riguardo al fatto che non si tratta di alcuna tecnica militare, il contesto è chiaramente diverso.
Dubito fortemente che un soldato israeliano si trovi per strada a doversi difendere da un palestinese che gli vuole rubare la borsetta...
E questo fa cadere un pò tutto il corollario di mimetiche, presunti colonnelli ed istruttori di "corpi speciali" e così via.
Lo ribadiamo di nuovo: i soldati, oggi, vanno in guerra in squadre organizzate, seguendo missioni ben precise e armati fino ai denti.
Non girano di notte per le strade di Baghdad in minigonna e con lo sguardo perso mentre chiaccherano al cellulare...
Non c'entrano veramente niente con i civili.

I sistemi di difesa personale non sono sbagliati in sè, anzi, ma è il modo in cui vengono insegnati e il target a cui si rivolgono ad essere più che criticabili.
Il guaio è che la gente comune, in virtù della loro specificità, vi si affida con uno spirito ancora più credulone rispetto ad un corso di CinCiunChan, dove spesso si pratica nella consapevolezza di voler solo fare ginnastica o mimare l' uccello del Paradiso che volteggia nelle pianure del Sichuan.
E purtroppo l' argomento trattato non ammette errori, non è possibile saper fare "un pò" una tecnica: quella volta che serve dovrà riuscire e basta.

E sfido la signorotta ad applicare con successo il Blitz al tizio che l' avvicina di notte...
Sarebbe più corretto dirle "A signò, se prenda er Techno Vikingo come boddigar e stà tranquilla"...

mercoledì 13 novembre 2013

Extra - Intro

Intro
Salve, ho il piacere di poter scrivere qui grazie al propretario del blog e mi sembra doveroso chiarire alcune cose.
Le ragioni di questa mia scelta è data dalla volontà di dare un’informazione riguardo AMT e SDC il più ampia e corretta possibile soprattutto per chi si vuole approcciare o si sta approcciando da poco a queste discipline.
Ritengo interessante anche confrontarmi con persone che abbiano una visione già più ampia e con meno paraocchi e spero di incontrarne anche se dopo tanti anni fino ad oggi ho trovato solo una persona che dopo aver fatto un passaggio da AMT a SDC è riuscita ad avere una visione più ampia del tutto.
Una domanda comprensibile potrebbe essere “perché scrivi su un blog non tuo?”.
Lo faccio perché la persona citata che ritengo aver incontrato è proprio l’autore di questo blog e perché mi sembra assurdo dover creare più centri di dibattito quando meno ce ne sono e meno è chiuso il confronto.
Mi sembra doveroso sottolineare anche che la possibilità che mi è stata data non è stata frutto di “io ho le idee uguale identiche alle tue” o avergli donato in sacrificio il mio primogenito maschio, ma lui stesso ha pensato fosse opportuno darmela dopo un confronto che ha visto tra l’altro un rifiuto iniziale.
Ovviamente non tutto quello che scriverò verrà necessariamente pubblicato perché giustamente sarà l’autore a decidere l’opportunità di farlo: non perché vedo lui come il caporedattore supremo del mio pensiero, ma perché magari ho scritto qualche fregnaccia (sono umano anche io) o qualcosa non particolarmente degna di nota.
Spero quindi di aver scoraggiato dall’inondare di richieste simili alla mia le seguenti categorie :

1) bimbetti incazzati con il mondo, ma che negli ultimi 5 minuti sono incazzati con qualcosa o qualcuno nel mondo delle AMT o SDC.
Questa categoria se ignorata dopo ulteriori 5 minuti sposterà l’odio verso altri lidi tipo il professore che gli ha messo 4 oppure il tizio che l’ha guardato storto mentre usciva dai bagni del liceo.
2)troll che si voglio ergere ad articolisti.
3)Santoni o adepti di tali che cercano di redimere il prossimo e magari l’autore del blog.
4)Agenti della NSA
5) Fidanzate gelose ed ossessive.
Ok può sembrare fuori luogo, ma una volta dopo che ho aperto un blog una mia adesso ex ed allora fidanzata per controllarmi si iscrisse sotto falso nome e simulando una falsa identità ha instaurato con me per ANNI una corrispondenza virtuale.
Nel frattempo la stessa si è data da fare sottraendomi, subdolamente e a mia completa insaputa, varie password con le quali controllava le mie attività online.
Sono esperienze.
Cercate di capire anche che questo post non è scritto dall’autore del blog, ma da una terza persona quindi evitiamo di fare  uscite verso l’autore del blog  tipo “GNE GNE l’altra volta avevi detto in un altro modo sei un pirla che si contraddice indi per cui non sai di cosa parli”.
Ripeto sono un’altra persona ho un’altra entità corporea e ho pensieri diversi dall’autore del blog e se vogliamo proprio essere zelanti con una punta di rompicoglionismo avanzato in realtà nessuno ha un pensiero identico ad un altro.
Scriverò presto, un saluto
MK

domenica 3 novembre 2013

Aggiornamento dei vecchi post

E' da qualche tempo che sto intervenendo per modificare i vecchi post, in particolare quelli più vecchi, per apportare necessarie correzioni.

Parlo di correzioni grammaticali, nella formattazione e nell' esposizione di alcuni concetti, non nei contenuti che sono rimasti invariati.

I primi post erano infatti scritti senza rilettura e con un tono che ora ritengo troppo colloquiale: rileggendone qualcuno mi sono reso conto di strafalcioni nei congiuntivi (sorry!) o frasi un pò troppo difficili da comprendere.
In alcuni casi ho integrato con dei nuovi paragrafi per chiarire meglio un significato, anche perchè spesso finivo per divagare perdendo di vista il topic dell' intervento.
Al momento ne ho comunque ancora parecchi da correggere.

Scrivo questa nota di aggiornamento anche per sottolineare che il blog è fatto soprattutto dai post iniziali, nei quali spiego la mia posizione in modo chiaro.
Provocatorio e spesso volutamente caricaturale ma chiaro, se si ha voglia di leggerli tutti e con spirito.