PRIMA DI COMMENTARE...

Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

venerdì 28 dicembre 2012

Ieri e oggi

Ogni tanto mi trovo a riflettere sulla differenza che passa tra un ragazzino di oggi e uno "dei miei tempi" che decida di avvicinarsi al mondo delle arti marziali.
E non posso che invidiare i marmocchi odierni.

Invidio la disponibilità di informazioni che possono avere grazie ad internet: possono cercare comodamente da casa il tipo di stile che più si avvicina alle loro aspettative, prima ancora di entrare in palestra, evitando di perdere anni a fare idiozie e allenamenti di livello infimo.

Possono confrontare uno stile con un altro, sia grazie ai video che chiedendo a gente più esperta, evitando di farsi abbindolare dal maestro che gli racconta di praticare l' unico stile originale.

Possono appunto visualizzare una marea di filmati e giudicare da soli il contrasto tra chi passa anni a mimare mosse micidiali e chi invece ti assalta a suon di sganassoni, e in generale possono vedere come avvengono delle vere collutazioni, senza sorbirsi le baggianate dei cinesi sui campi di battaglia.

Possono andare in molte più palestre in zona e provare molte più cose, senza doversi fermare al primo corso perchè il maestro gli assicura che tra 10 anni sarà diventato un vero guerriero da campi di battaglia.

Conoscono o hanno già sentito parlare delle MMA e delle verità che hanno stampato in fronte a tutti i sedicenti espertoni di arti marziali fatte di balletti circensi, colpi speciali e posizioni fiorite, e sono già disincantati riguardo a come funzioni un combattimento a mani nude.


Oggi un ragazzino che sente una vera passione per le arti del combattimento umano non deve più passare per la quantità di stronzate e bugie che abbiamo dovuto sorbirci in tanti.
Ha la possibilità di vedere e scegliere.
E non resterà deluso.

giovedì 6 dicembre 2012

Confermare le conferme

E' risuccesso.
Ancora una volta, e senza che abbia innescato nulla io o abbia voluto condizionare nessuno, ho avuto ulteriori conferme di ciò che vado a raccontare da tempo.
I casi riguardano l' idea di difesa personale dei marzialisti contrapposta a quella della gente di buonsenso, e l' ennesimo caso di arroganza ed incoerenza dei sacri maestroni di arti cosidette tradizionali e umanamente superiori.

Partiamo dal primo episodio.
Stavo facendo una piacevole conversazione con un' amica, parlando del più e del meno.
Ad un certo punto mi parla di alcune lezioni che è andata a fare in una palestra di arti marziali, del tipo di cui discuto nel blog.
L' argomento specifico delle lezioni era la difesa personale.
Non descrivo quali tecniche le abbiano fatto provare, le potete vedere in un sacco di video su YouTube tali e quali; Sottolinerei invece l' incredulità con cui lei stessa mi raccontava di queste soluzioni, con la genuinità di chi non ha interesse per le arti marziali e si rende conto che, con quella roba, non sarebbe mai riuscita a difendersi da un aggressore.

Faceva notare all' istruttore che secondo lei durante un' aggressione non sarebbe stata capace di ricordare tutte quelle "mosse" così precise e predefinite.
L' ovvia risposta è stata quella classica dei maestroni, che bisogna provare tante volte, bisogna allenarsi, bisogna crederci.... e bla bla bla.

Io la ascoltavo con interesse e non cercavo di convincerla di nulla: lei stessa mi ha spiegato di come durante un' azione violenta sarebbe andata in panico, le si sarebbe annebbiata la vista, si sarebbe messa a tremare o a fare movimenti energici a caso, molto probabilmente a colpire tipo scimmia e senza riuscire di certo mettere ko un uomo arrabbiato.
Si rendeva conto da sola che un uomo è semplicemente più forte, cattivo e aduso alla violenza, figuriamoci poi se è armato.

Questo, ragazzi miei, è buonsenso.
E' triste, è brutto, non aiuta a sentirsi più sicuri; Ma di certo aiuta a tenersi il più alla larga possibile dalle situazioni rischiose e a non vedere nelle "mosse di arti marziali" una soluzione onesta al problema, per una donna con quell' indole e capacità fisiche (do per scontato che la cosa sia valida anche per un uomo medio).
A me fa sempre piacere ascoltare questo genere di testimonianze, e non per una forma di rivalsa nei confronti di ciò che anche io ho praticato ed insegnato in passato, ma perchè è semplicemente molto più onesto e credibile, oltre che a spingere verso un' idea più corretta dell' argomento autodifesa.
E' la conferma che il punto non sia la mia delusione verso le arti marziali e baggianate annesse: si tratta solo di aprire gli occhi e giudicare le cose liberi da condizionamenti e fantasie.

L' altro episodio riguarda invece l' ennesimo atteggiamento di un maestro di alto livello, di un' arte di quelle mortali ma moralmente elevate, nei confronti di un allievo (a sua volta istruttore da svariati anni e profondamente impegnato nella divulgazione dello stile in questione).
Non posso entrare troppo nei dettagli, anche perchè mi sono stati riferiti e non è mai bello sentire solo una campana.
Diciamo semplicemente che durante uno stage non gli è stato permesso di salutare un altro maestro lì presente che non vedeva da anni.. senza dare ulteriori spiegazioni.
Cioè, uno vuole fare un gesto bello e positivo, nel pieno rispetto dell' educazione e formalità (non durante la lezione per capirci) e viene invitato ad allontanarsi.
Sono questi gli insegnamenti di bontà, amicizia, uguaglianza e moralità delle antiche e sagge arti marziali orientali?
Un gesto che non comportava nulla di male, non era nemmeno questione di etichetta, non c'entrava nè il rispetto nè il momento sbagliato nè altro: chiedi gentilmente di poter salutare una persona che hai visto, finito l' allenamento, e ti viene risposto, davanti a tutti, di andartene.
Per uno strafottutissimo saluto.
Ho visto campioni del Lumpinee sorriderti con umiltà e farsi fare fotografie con tutti senza pretendere nulla.
Ho visto maestri di fama venire ad abbracciarti e scherzare anche durante l' allenamento, esprimendo vera positività e umanità, senza avere nessuna etichetta sacra e antica da dimostrare "per contratto".
Ho visto campioni di MMA tenere stage e prodigare consigli, provando con tutti dall' ultimo arrivato al più esperto, ridendo, scherzando e andando ben oltre i termini pattuiti del seminario.
Tutto questo l' ho visto da parte di chi non pratica nulla che pretende di essere anche moralmente superiore, senza comandamenti, filosofie astruse o parabole di alcun tipo.

Lo so che non è così per tutti, ma di certo non sono io ad esagerare raccontando solo le mie esperienze negative.

martedì 23 ottobre 2012

Giudicare un corso e il suo maestro

Visto che siamo in piena ripresa di stagione (in realtà già da un mese abbondante) ho pensato che potesse essere interessante dare qualche dritta, simpatica e/o provocatoria come sempre, a chi voglia avvicinarsi al terrificante mondo delle arti marziali.
Come sempre vi invito a riconsiderare la vostra scelta, indirizzandola verso sport più salutari (per il fisico e per la mente) o attività tipo Zumba che va tanto di moda e permette di conoscere una quantità di donnine fuori da ogni logica.
Ok, probabilmente non ci combinerete nulla perchè vi prenderanno per gay, però vale la pena tentare.

Dicevamo, uno dei problemi principali nell' iniziare un corso è riuscire a giudicarne la validità.
Non mi ripeterò sui consigli già dati nei precedenti post, stavolta ci concentreremo su un esempio.

Vi presentate in palestra un pò spaesati, chiedendo informazioni in segreteria.
Bene, devo avvertirvi che gli addetti alle segreterie delle palestre non sanno assolutamente nulla di arti marziali.
E' inutile che gli chiediate cosa si fa in un corso o nell' altro, la loro risposta sarà facilmente il sunto di tutti i luoghi comuni possibili ed (in)immaginabili a riguardo.

Negli anni ho assistito alla malainformazione che viene data da principio a chi vorrebbe provare.
Si passa da "nel wing chun si occupano di difesa personale" (ahahahahh!!), a "questi fanno muay thai e fanno pugni e calci, ma questi del kung fu fanno molte più cose e sono più completi" (ahahahaha!!) e così via.
Meglio dimenticare cosa vi dicano in segreteria e cercare di parlare con chi tiene il corso.

Peccato che se si tratterà di un maestro di AMT, vi dirà le stesse cose...

E' prassi abbastanza comune permettere agli interessati di provare una lezione, per giudicare meglio si dice.
Io però sono abbastanza contrario a queste prove: cosa diavolo dovreste capire facendo UNA lezione?
Forse che dopo dieci minuti di riscaldamento non state più in piedi?
O al contrario che dieci minuti di riscaldamento sono la loro "preparazione fisica" mentre voi siete avvezzi a farvi 10km in salita "prima di cominciare"?
Tecnicamente poi non ha senso, il maestro perde tempo per seguire un novellino che poi magari nemmeno si iscrive, facendovi provare per un' ora la base della base che sarà tutto quello che vi rimarrà come impressione della serata: una cosa pallosissima.

Inoltre in questa situazione non avrete modo di osservare e giudicare i praticanti un pochino più avanzati, per farvi un' idea più ampia di cosa si faccia e come; forse arriverete a fine lezione entusiasti per aver finalmente fatto "attività fisica intensa", ma la volta dopo potreste scoprire che è stato solo uno specchietto per le allodole per farvi iscrivere, mentre praticherete per il resto dell' anno un fottuto kata.

Insomma, io vi consiglio di osservare e basta per un paio di lezioni, che tanto la prova pratica non determinerà davvero il vostro interesse o meno.

Ipotizziamo quindi che abbiate chiesto di guardare la lezione standovene buoni buoni lì in parte.
Se il maestro dovesse rifiutare questa opzione, salutate con un bel vaffanculo e scappate a gambe levate (o al corso di Zumba nella sala in parte, anche per ripicca): qualsiasi maestro si rifiuti di mostrare pubblicamente una sua lezione è bacato nel cervello o insegna qualche strana cazzata tipo tecniche ninja e amenità del genere.
Non esiste nessuna ragione per celarsi in questo modo, era il modo usato tanti anni fa per infondere un senso di mistico, elitario e speciale a qualcosa che non lo è.
In sostanza è il primo segnale di un gruppo settario e autoreferenziale, il primo passo verso le sabbie mobili del buonsenso e dell' onestà.
Ho sentito dire che, ad esempio, era pratica comune delle... "scuole di ninjutsu".. (trovo imbarazzante persino nominarle) quella di oscurare i vetri o parlare di "allenamenti segreti" a cui era vietato assistere.
Il tutto all' interno di palestre di aerobica e pesistica...

E' curioso notare come, per contro, in qualsiasi corso di sport da combattimento vi facciano assistere senza nemmeno curarsene, quante volte volete, tutto il tempo che volete, che tanto vi potrebbe venire da vomitare solo a guardare quanta fatica si fa o le botte che si prendono.
E di solito chi trova orribile questa modalità di pratica poi finisce a fare Tai Chi o AMT "adatte a tutti, uomini e donne, dai 0 ai 90 anni".

State quindi osservando la lezione: cosa dovreste giudicare?
In realtà è molto più semplice di quanto sembri, anche se non siete esperti di nulla.
Prima di tutto quello che fanno vi deve piacere.
Non smetterò mai di ripetere come tutte queste pratiche siano semplici passatempi, che se da domani avete male al pancino, la morosa vi regala un bambino o avete iniziato a tirare le 4 ogni notte per fare epiche gare di rutti con gli amici, in palestra potete scegliere di non andarci più.
Al lavoro bisogna andarci che vi piaccia o no, perchè mai dovreste investire tempo e denaro in un' altra cosa che non vi faccia stare bene?
Detto questo, ciò su cui vale la pena di soffermarsi è il tipo di persone che partecipano al corso e soprattutto l' istruttore stesso.
Il gruppo vuol dire tanto, nel bene e nel male.
Potreste trovarvi in un gruppo di simpatici smidollati, o in uno di nazisti assassini.
L' istruttore potrebbe essere uno tutto parole e niente sostanza, o un campione universale che però non sa spiegarvi il movimento più banale o non ha interesse nel vostro miglioramento.
Non serve l' esperienza specifica per avere un' impressione, e l' impressione deve essere positiva, qualunque cosa questo significhi per voi.

Tuttavia vi suggerisco qualche osservazione.

Qual' è il target del corso?
Ci sono signorotte grassocce, bimbilatte esagitati o in generale persone che non assoceresti mai alla parola "arti marziali"?
Oppure vedi gente con gli occhi iniettati di sangue che si mena anche negli esercizi più banali?
O ancora vedi gente che sembra lì solo per allontanarsi un paio di ore dalla consorte?
O persone serissime che non aprono bocca quando parla Egli (il maestrone), si muovono come robot senza esprimere sentimenti, piacere, noia, fatica, lo riveriscono rispettosamente e pendono dalle sue labbra anche se dovesse bestemmiare?
Occhio, perchè quelli saranno i tuoi compagni d' allenamento.

Cosa fanno a livello ginnico?
Ti sembra che l' allenamento fisico abbia una logica oppure "fanno un pò di corsa e piegamenti sulle braccia"? Per quanto tempo e a che intensità?
Ti sembra che tu riusciresti a fare lo stesso?
Ti sembra che stiano faticando in modo adeguato ad un' attività sportiva?
I fattori in gioco sono tanti ma ricorda: qualsiasi presunta arte marziale che non contempli anche una certa preparazione fisica, di tipologia e intensità specifici, non è un' arte marziale ma un corso di "mossette" per abbindolare i polli.
Ti raccomando di nuovo la Zumba, sudi sei volte tanto, ti diverti cinquanta in più e se ti dice bene poni anche le basi per del sesso di qualità.

Cosa fanno a livello tecnico?
Io non voglio tornare di nuovo sull' argomento, che ne ho già parlato e straparlato; ma renditi conto che in un' arte marziale in cui passi lezioni intere a ripetere forme di posizioni da imparare a memoria (kata, taolu, comunque tu  voglia chiamarle), di marziale non stai imparando niente di utile.
E' tale e quale ad imparare un balletto di hip hop, può essere molto fico e fare molta scena, puoi raccontartela sul fatto che facendole tu stia assimilando princìpi e tecniche segrete.. ma non è così, dico sul serio.
Lo so, su alcuni (me compreso, ai tempi) fanno molto colpo, sono davvero una forma d' espressione del movimento affascinante... ma non servono ad un cazzo, sono fini a sè stesse.
Alcuni invece le odiano da subito e allora meglio specificare che negli stili in cui ci sono le forme, esse andranno imparate per forza e faranno sempre parte degli allenamenti anche in futuro.
Conosco e ho visto tantissime persone scazzarsi ed abbandonare per via delle forme e non le biasimo: o le ami o le odi, ma se le ami considera comunque che perderai un sacco di tempo ad imparare coreografie invece che a migliorare delle abilità realmente utili allo scopo.

Ma tornando alla lezione, cosa vedi che fanno gli allievi? Le tecniche che vedi ti sembrano... credibili?
Non importa se tu lo capisca o meno, intendo proprio dire la sensazione di credibilità che avverti nel vederle.
Il maestro parla di "se uno tira un pugno così..."?
Chiede di simulare al rallentatore colpi in modo che riesca a reagire come vuole?
Parla di parare al volo pugni e calci?
Quanti movimenti esegue come "contromosse"?
Cura maniacalmente le posizioni in modo che il tutto appaia molto... figo e "marziale"?
Gli allievi si preoccupano a loro volta solo del canone estetico dell' esercizio, o al contrario finiscono per fare tutt' altro (e magari riesce pure meglio)?
Tutti questi sono segnali che quello che andresti a fare non ti servirà ad un cazzo in termini di apprendimento del combattimento corpo a corpo.
Magari ti piacerà lo stesso, va benissimo.
Ma non servirà ad un cazzo.

Quali formalità vengono rispettate?
La domanda non è così banale, perchè se è vero che la maggior parte delle arti marziali orientali seguono delle etichette formali "tradizionali" (ssse... vabbè.), è anche utile capire che gli ambienti in cui l' etichetta è molto rigorosa tendono ad essere settari e autoreferenziali.
Intendo dire che se la forma supera la sostanza, si finisce per far parte di un circolo ricreativo di rievocazione storica, o più correttamente un club di Giochi di Ruolo.
Ho sentito di posti in cui gli allievi non possono fare domande e devono rimanere in silenzio tutta la lezione; posti in cui ogni volta che ci si rivolge al maestro ci si debba inchinare a terra; posti in cui si è tenuti a chiedere il permesso per praticare anche altre discipline; posti in cui è necessario imparare rituali o termini stranieri pena mobbing all' interno del gruppo.
Se questi posti esistono è perchè alcuni li trovano adatti a loro, e sta bene; ma torno a ricordare come tutto questo non abbia nulla a che vedere con le abilità marziali, e soprattutto non rende nessun uomo superiore ad un altro.
Al massimo lo rende più ridicolo ed invasato.
Take it easy...

Il maestro è disposto a rispondere a tutte le vostre domande?
Certo che se mentre sta facendo lezione lo interrompete, è già un bene se non vi manda a defecare.
Ma trovate il modo di parlargli e fargli qualche domanda.
Chiedetegli ad esempio su cosa si basa la sua arte marziale e che tipo di lavoro imposta per gli allievi, poi tornate qui a commentare la sua risposta perchè spesso c'è da sganasciarsi dalle risate.
Un buon istruttore non deve raccontarvi palle, non deve mascherarsi dietro a presunte superiorità del suo stile, non deve decantarvi campioni o convincervi che praticando con lui "imparerete a difendervi perchè è stato tutto testato sui campi di battaglia".
Però chiedetegliela questa cosa della difesa personale perchè da lì si può capire molto.
Prima fatevi raccontare di come con quello stile ci si possa difendere; poi però chiedetegli quante volte a lui è capitato di farlo, e cosa ha fatto eventualmente per "difendersi", che a sganassoni sono capaci tutti.
Se lo vedete fuori forma provate a chiedergli come mai lui non si allena come tutti gli altri, oppure dove e con chi lo fa.
In quanto tempo è diventato maestro, da quanto tempo pratica e insegna, cosa ne pensa di altri stili che siete andati a vedere (anche se non è vero) e in particolare di cosa ne pensi degli sport da combattimento, magari gettando un' esca tipo "io ho amici che fanno Muay Thai o MMA, pensa che praticando da lei possa essere in grado di confrontarmi con loro?".
Lo so è una domanda ignorante, ma voi siete ignoranti no? Bene, fate tutte quelle domande "da ignorante" che però vadano dritto al punto come frecciate millimetriche per scoprire che tipo di persona sia.
Forse, messo alle strette, infine vi dirà che tanto con un calcio nelle palle, due dita negli occhi, un colpo alla gola e un gancione "à la cazo" vanno giù tutti.

E così avrete capito che non vi serve a nulla imparare le posizioni dello stambecco e andrete felici a praticare Zumba!

giovedì 20 settembre 2012

Tutti a fare MMA!

Il post di oggi riguarda un paio di episodi di cui sono stato messo al corrente e che mi hanno fatto riflettere ancora una volta sulla taratura mentale di alcune persone.

In pratica dei personaggi che fino a ieri praticavano e, soprattutto, decantavano l' assoluto valore delle AMT, alla fine hanno voluto avvicinarsi anche al mondo degli Sport da Combattimento, nella forma delle MMA.
Fin qui tutto bene, anzi: è lo stesso percorso che abbiamo fatto in tanti.
La curiosità deriva dallo spirito con cui questi novelli esploratori hanno dichiarato di voler praticare: in sostanza per "migliorare la propria AMT",o la propria "ricerca marziale".

Naturalmente non pretendo di stabilire come uno abbia diritto o meno di intendere ciò che fa.
Trovo però abbastanza ostentato questo voler sempre appesantire di valori profondi una pratica sportiva, o il voler difendere a tutti i costi quello che si è praticato fino ad ora, pur ammettendone in pratica l' inefficacia o la pallosità.
E come al solito questo è un atteggiamento tipico dei marzialisti inquadrati e indottrinati, non ancora liberi mentalmente e inconsapevoli di quanto siano stupide le ciance che si raccontano negli ambienti delle AMT.

Se fate un giro sui forum di arti marziali americani, ormai più nessuno perde tempo a discutere se sia meglio il Karate stile A o il Kung Fu stile B, o a esaltare le qualità del tal maestro Y.
Si da per scontato che lo studio realistico del combattimento corpo a corpo riguardi solo certi metodi noti, così come la cosidetta difesa personale si possa studiare con determinate metodologie.
Gli americani sono notoriamente degli ignorantoni esaltati, ma in questo campo hanno purgato già da anni le idiozie sui monaci invincibili o i colpi segreti testati sui campi di battaglia del 5000 a.C....
In Italia invece questo processo sta iniziando solo ora, e questi episodi ne sono la conferma.
Sempre più marzialisti si rendono conto di questa evidenza, le chiacchere stanno a zero: se pratichi una AMT fatta di forme di posizioni, esercizi precalcolati, etichette ancestrali perlopiù travisate e tecniche fatte al rallentatore su compagni immobili e accondiscendenti, non stai allenando nulla che abbia a che fare con il combattimento e qualsiasi cosa di assimilabile.

Non lo dico io per portare acqua al mio mulino, anche perchè come torno a ripetere non devo difendere nulla. E' una questione di ovvietà, qualcosa di testabile e dimostrabile ogni sera in qualsiasi palestra o vicolo oscuro in cui vogliate entrare.
Per quanto possiate essere appassionati e sicuri che il vostro antico stile cinese spacchi il culo ai passeri, per quanto siate assuefatti dalle parole del vostro maestrone dai trascorsi burrascosi, per quanto siate sicuri che ripetendo altre 10.000 volte la forma del facocero ubriaco le vostre abilità diventino impareggiabili.... non potete non ammettere che il modo in cui la gente si allena negli SdC è immensamente più diretto ed efficace rispetto ad anni spesi in ginnastiche antiche e dubbie.

Ma torniamo a noi: dicevo di queste persone che passano alle MMA pur continuando una pratica "tradizionale".
Io capisco quanto sia difficile sputare nel piatto in cui si è mangiato e dover ammettere che tre quarti degli esercizi fatti per anni non abbiano portato praticamente a nulla.
Però il fatto stesso di dover ricercare l' efficacia e la praticità negli "sport stupidi e grezzi per esaltati nazisti", è un' ammissione della poca sostanza delle AMT.
Intendiamoci, qui non è questione di schierarsi da una parte o dall' altra: come sempre parlo solo di onestà nel definire ed inquadrare una certa pratica.

Se sono 6° Dan di Karate Shotokan, con tanto di presentazioni pompose agli stage o atteggiamenti autoritari verso i novellini, e ritengo opportuno andare a fare anche MMA per essere all' altezza di confrontarmi con chi fa MMA... secondo me è una bella ammissione di colpa.
Se fino a ieri raccontavo a tutti della posizione del pugno nel kata 14 e del suo risvolto filosofico ed energetico, ed ora vado a fare Muay Thai perchè così imparo a tirare e basta... forse c'è qualcosa che non va in tutte quelle seghe mentali.

Perchè il bello degli SdC è che nonstante la loro incredibile complessità trattano in modo diretto questioni pratiche e indiscutibli, allenandole in modo chiaro e senza tanti segreti.
Insomma, alleni cose effettive e ti ci diverti.

Sono infatti altrettanto sorpreso della serietà con cui questi personaggi continuano a porsi, come se andare in palestra non possa essere semplicemente uno svago, una cosa piacevole e basta.
Oltretutto pure con la presunzione di ritenere questa nuova pratica solo accessoria a quella tradizionale, quando tutto sta a dimostrare esattamente il contrario.
La cosa ancora più divertente è che chi di loro insegna finirà inevitabilmente per modificare l' allenamento della propria AMT, e molto presto inizierà a raccontare in giro che "nel [AMT qualsiasi] io uso sempre i colpitori, lo sparring libero, le tecniche di [MMA]... proprio non capisco perchè dicano che non vale niente come stile, si vede che hanno conosciuto solo i farlocchi!".
C'è da scommetterci.

E di nuovo torno a ribadire il concetto: non è questione di stile, ma di cosa e come lo alleni.
Solo che questo cosa e come è ben definito da tempo ed esistono stili che hanno scremato tutto l' inutile per concentrarsi solo su questi aspetti.
O più semplicemente tutte quelle cose che oggi rappresentano il 99% di una AMT,una volta erano solo il "di più", l' accessorio, lo studio superfluo...

Se solo la gente avesse le palle per ammettere di praticare cose che hanno poco o niente a che fare con il combattimento marziale, nessuno avrebbe più nulla da ridire.

lunedì 20 agosto 2012

Un aiuto nella scelta II

"Vorrei iniziare a praticare perchè..."

- "...voglio mettermi un pò in forma e le arti marziali mi hanno sempre affascinato"

 Questa è una delle motivazioni più gettonate che spingono la gente verso i vari corsi.
E' molto significativo il fatto che queste persone, che fino a ieri badavano solo a finire la giornata di lavoro, avvertano prima di tutto un problema estetico e si direzionino verso le arti marziali per una pura questione di scelta: la scelta tra fare aerobica/body building/corsa o qualcosa di "più interessante".

Naturalmente non metto in dubbio che da questa banale motivazione uno si possa appassionare alla cosa e viverla in modo completamente diverso, ma vediamo di rispondere alla questione specifica.

Abbiamo il nostro personaggio che verso gli ultimi giorni di ferie al mare, osservando sconsolato la gente fisicata che polleggia sul bagnasciuga, decide di mettersi sotto al rientro ed iniziare una regolare attività sportiva.
Il problema di fondo, benchè non grave, è dato dalla sensazione di dover risolvere un problema che sente urgente in quel momento, con ancora la panza in bella mostra e le t-shirt attillate.
Tornato in città e ripreso il regime normale, solitamente la cosa torna in secondo piano e spesso si autogiustificherà chiamando in causa il lavoro troppo stancante, la cena troppo importante, il telefilm troppo bello da seguire, etc. etc.

Qualcuno però trova il coraggio di passare a chiedere in una palestra, iscrivendosi infine al corso di "la cosa più figa che fate qui, ma dove non ci si fa male mi raccomando!".
Perchè le persone medie che vogliono praticare arti marziali con quei presupposti sono esattamente quelle che poi alimentano tutto quanto di negativo scrivo in questo blog.

Non voglio offendere nessuno sia chiaro, e sono da sempre un sostenitore della pratica fatta in primis per divertimento; Però pensiamoci un attimo...
Perchè mai una persona dovrebbe scegliere le arti marziali in sostituzione di attività volte specificatamente alla cura estetica e salutare del nostro corpo?
Perchè una persona dovrebbe aspettarsi di dimagrire o scolpire i muscoli praticando qualcosa che si focalizza sullo studio del corpo a corpo?
Voglio dire, è evidente che qualsiasi attività fisica abbastanza intensa porti dei miglioramenti atletici, e le arti marziali non sono da meno in questo...

Ma perchè allora, se uno sceglie le arti MARZIALI per questo suo obiettivo... rifiuta categoricamente l' idea di menare le mani o farsi menare da qualcuno?!

Lo dico io perchè, perchè gli viene consentito di farlo.
Una persona è assolutamente libera di scegliere dove e cosa fare, ma dove si allenano arti funzionali (e si fa preparazione atletica come si deve) difficilmente durerà più di qualche lezione.
E questo perchè chi pratica arti funzionali al combattimento ha in testa prima di tutto proprio quello che studia: imparare ad applicare tecniche di combattimento.
La preparazione fisica è necessaria in quanto va di pari passo con la crescita tecnica, ma non è affatto lo scopo del tutto.
Chi ha come obiettivo la sola cultura del proprio corpo va per l' appunto a praticare culturismo, body building, chi ha come obiettivo il solo dimagrimento cura la dieta e va a correre.
Queste persone invece vogliono il pacchetto completo con i minori sacrifici possibili, e le AMT glielo forniscono!

- niente dieta da modificare
- niente impegno regolare anche al di fuori degli orari del corso
- niente fatica eccessiva
- niente confronto realistico contro altre persone
- niente botte
- illusione di praticare misteriosi stili tramandati dagli antichi (affascinanti, per l' appunto)
- riconoscimenti vari con cinture colorate (appagamento per la frequenza dell' impegno)
- illusione di essere letali combattenti senza aver mai combattuto

Io mi metto sempre nei panni del povero cristo che nella sua comprensibile ignoranza prende per buono quello che gli viene detto dal maestro di turno. Non posso fargliene colpa, dal momento che anche io sono stato quel 'povero cristo'.
Accuso piuttosto tutti quei sedicenti istruttori e maestri che non si pongono nemmeno il problema di informarsi ed ampliare le proprie conoscenze, per dare le giuste indicazioni anche in base alle persone che si trovano davanti.

Ma veniamo al punto, se la tua motivazione per iniziare la pratica è questa la mia ricetta è:

- Prima di tutto frena l' entusiasmo e identifica per bene la differenza che passa tra "praticare sport per mettersi in forma", "praticare sport perchè ci interessa" e "praticare sport perchè ci piace".

Nel primo caso considera che mettersi in forma, inteso come calar di peso, comporta sostanziali modifiche nella dieta prima di tutto il resto.
No, non vuol dire "mettersi a dieta" prendendo spunto da Donna Moderna o Men's Health, vuol dire decidere radicalmente di cambiare ciò che mangerai da ora in poi, con il supporto di un dietologo e soprattutto tanta competenza acquisita.
E' una delle cose più difficili al mondo, ai giorni nostri e da noi. Garantito :)
L' attività fisica è complementare a questo, e francamente il modo migliore, più veloce e soprattutto gratuito per dimagrire è andare a correre, non fare le forme di posizioni o gli esercizi a coppie, sudare un poco e dirsi "Ah! che faticaccia che ho fatto stasera!".

Nel secondo caso prendi atto del fatto che nella vita, grazie al cielo, ci sono millemila cose che possono "interessarci": il ballo, la fotografia, il canto, la letteratura, la coltivazione dei peperoncini, la riparazione degli orologi antichi, la calligrafia a mano libera....
Il fatto che una cosa ci interessi non vuol dire che poi, toccandola con mano, ci appassioni per davvero o ci porti a quasivoglia risultato.
Un' attività fatta controvoglia è inevitabilmente destinata a fallire, figuriamoci se in fondo volevi solo calar la panza...

Nell' ultimo caso fai attenzione a non farti coinvolgere troppo dalla miniera di palle clamorose che ti vogliono raccontare i maestroni di AMT, fidelizzandoti e inglobandoti nel settarismo tipico di queste discipline, dove la propria versione delle cose è sempre quella giusta.
Se ti appassioni al kung fu va benissimo, ma mantieni a tutti i costi il tuo spirito critico a riguardo e non pendere dalle labbra dei "superiori" solo perchè hanno "esperienza".
Anche il tuo capo sul lavoro è un uomo d' esperienza, eppure magari lo manderesti a cagare ogni giorno.
Ecco, fai conto che il tuo maestro e i suoi maestri sono solo capi sul lavoro (e magari lo sono davvero!).
E ricorda che se infine hai trovato una cosa che ti piace, è molto bello ma potresti perdere di vista completamente l' altro obiettivo, cioè fare attività fisica vera che porti a dei risultati veri in un tempo stabilito.
Non "fra dieci anni".

- Se non l' ho già detto abbastanza, considera che fare attività fisica per mettersi in forma è faticoso, richiede impegno, sacrifici e tanta ma tanta volontà.
Lo dico perchè c'è gente che al solo pensiero di fare mezz' ora di corsa si sente male o quando fa i piegamenti sulle braccia si ferma per davvero al dieci e pensa solo a quando finiscono.
Conosco ragazzi poco più che ventenni che dichiarano di fare sport, poi li vedi quando si allenano e il loro unico pensiero è rivolto al faticare il meno possibile, trovare l' escamotage per saltare più esercizi possibili invece che chiedere di farne altri.
E' una questione di atteggiamento mentale che fa la differenza.
Se trovi noioso o troppo faticoso allenarti, se al pensiero di andare in palestra o di metterti a sudare ti innervosisci e pensi solo a quando avrai finito... lascia perdere.
Cura la dieta e basta facendo il triplo dei sacrifici e, lasciamelo dire, perdendoti una delle cose più belle di questa vita, il controllo totale del proprio corpo.
Magari fai un pensierino a quelli sulla sedia a rotelle o con malattie che gli impediscono di godere del proprio corpo.

- Se infine hai scelto il tuo corso preferito osserva e giudica gli esercizi ginnici che ti fanno fare, come e per quanto tempo.
Poi chiedi a qualcuno più ferrato in materia di SPORT se si tratti di un allenamento utile al tuo scopo e corretto in generale.
Sì perchè potresti scoprire dopo anni che non hai perso un chilo e magari hai pure fatto esercizi dannosi per la tua salute, per quanto sostengano "gli antichi saggi cinesi che si allenano da sempre in quel modo".



Infine mangia giusto e vai a correre...

mercoledì 8 agosto 2012

Un aiuto nella scelta

Quando un novizio si avvicina al mondo delle arti marziali, solitamente non ha la più pallida idea del casino in cui si sta andando a ficcare.
Il più delle volte sceglie il primo corso utile vicino a casa, oppure suggerito dall' amico; più raramente prova ad informarsi ma anche qui rischia di incappare in altri ignoranti che lo direzionano verso le discipline più disparate.
Perciò proviamo a dare qualche spunto utile per capire cosa si andrà a fare in relazione a quello che si vuole fare.
Questo gioco di parole è meno stupido di quanto sembri, e non c'è da parte mia pretesa di stabilire cosa sia buono o cattivo, ognuno ha le proprie aspettative, tempo da dedicare e ragioni per preferire una cosa all' altra.
E come ho sempre sottolineato in questo blog, che è comunque volutamente provocatorio, se fai una cosa che ti piace va bene così e basta.
Il problema sorge nel momento in cui ti viene venduta una cosa per un' altra, ti si fa credere a delle bugie e soprattutto ti si fa perdere tempo.
E purtroppo queste situazioni si presentano soprattutto nelle cosidette AMT, le arti marziali tradizionali di stampo asiatico, o meglio quelle con le divise. le cinture, i colpi speciali, il debole che vince il forte, le piroette, la presunta filosofia di vita, i canoni estetici, le forme di posizioni, gli esercizi numerati, le tecniche "se lui fa così io faccio cosà", le respirazioni speciali, i maestri antichi leggendari, i campi di battaglia come banco di prova, etc. etc. etc... 

Per questo prima di buttarvi in questa esperienza, provate a riflettere su queste osservazioni.

"Vorrei iniziare a praticare perchè..."

- "...voglio imparare a difendermi!"
Ti ritroverai dalla prima lezione a fare esercizi di ginnastica generica che sicuramente ti faranno un pò bene se fino a ieri vivevi sul divano (altre volte invece ti faranno proprio male in quanto sbagliati) ma non miglioreranno realmente la tua condizione fisica, perchè il tempo dedicato al condizionamento e alla preparazione viene sempre rubato in favore della tecnica.
Il problema è che la tecnica che andrai a fare sarà troppo spesso solo un' ostinata ricerca della perfezione stilistica piuttosto che dell' efficacia in sè del movimento.
Ti parleranno di parate "basse", "medie" o "alte" per deviare calci e pugni, ma nessuno ti tirerà mai per davvero un sucker punch come quelli da cui vorresti davvero difenderti.
Poco a poco perderai i tuoi ragionevoli dubbi sull' utilità di quel modo di provare, ed entrerai anche tu nella logica malata di queste arti marziali: ti si convincerà che dopo anni spesi a provare esercizi dalla dinamica a dir poco fantasiosa sarai capace di applicarli.
Entrerai anche nella sbagliatissima ottica per cui la "difesa personale" si riassume in n tecniche per liberarsi dalle prese (peraltro per niente attinenti alla realtà e statistica) e colpi nelle palle, dita negli occhi e ginocchiate dall' impatto ridicolo.
Ad un certo punto penserai che siccome riesci a rompere una tavoletta di compensato di 3 cm con un calcio roteante, automaticamente sapresti rompere il cranio di un delinquente che vuole rapinarti.
Dopo anni spesi ad allenare tutta questa roba ti sentirai ancora incapace di affrontare un vero aggressore, ma la "pressione sociale" ti farà raccontare agli amici di sentirti più sicuro e capace; Intanto penserai che in fondo sei ancora un allievo che deve imparare, che quelli bravi lo fanno da più tempo e le "cinture nere" sono i veri esempi.
Solo che prima o poi, grazie a quel sistema, toccherà anche a te di fare l' esame per la cintura nera, che nell' immaginario rappresenta l' autenticazione delle capacità marziali.
E dopo che l' avrai ottenuta sarai uguale a prima (solo un pò più sbruffone in palestra e con le/i ragazze/i) e sentirai che in realtà non hai ancora gli strumenti che ti diano delle garanzie in caso di aggressione.
Ma non importa: a quel punto i maestri ti diranno che quello è solo l' inizio, che ora finalmente hai tutti gli strumenti per poter imparare per davvero...
E infatti imparerai nuove forme, nuovi esercizi predefiniti, nuove tecniche artificiose...

Se siete davvero interessati ad imparare a difendervi, quello che posso dirvi è che non troverete la risposta nelle arti marziali, soprattutto in quelle di questo tipo.
Ogni persona che abbia conosciuto che aveva in testa di "imparare a difendersi" manifestava inconsciamente un fallimento annunciato qualsiasi genere di cosa sarebbe andata a praticare.

Perchè non è solo questione di praticare la cosa giusta, è uno status mentale che ti fa sentire una vittima di fronte alle brutture della società e forse sarebbe meglio lavorare su questa sensazione prima di pensare a saper menare le mani; Anche perchè a nessuna di queste persone sarebbe bastato imparare a "tirare qualche colpo" per rendersi difficile da neutralizzare...
La sicurezza nei propri mezzi si ottiene con la conoscenza di ciò che si riesce a fare (o meno) e tutti i metodi di allenamento che non prevedano l' uso di tutta la propria forza e il contatto pieno sono destinati a fallire.

Ci si rende conto di quanto si è deboli solo quando si affrontano avversari più forti (o abili), e purtroppo nelle AMT viene spesso a mancare sia il confronto libero che la contestualizzazione di ciò che si fa: troppe regole da etichetta cavalleresca, troppi esercizi "che funzionano e basta", troppa diversità dal combattimento reale e aggressivo, nei modi, negli indumenti, nei presupposti...
Sono pronto a scommettere che la maggior parte delle persone che si iscrivono ad un corso di arti marziali con l' idea di imparare a difendersi, abbandonerebbero l' idea dopo 3 minuti di sparring controllato in una disciplina funzionale.
Eppure è chiaramente più vicino ad una situazione di aggressione fisica quel modo di combattere che non quello fantasioso e artistico delle AMT.
E stiamo solo parlando di scontro a mani nude, uno contro uno, in condizioni controllate...

La mia ricetta per chi ha in testa questa idea è:

1 - Fatti un bell' esame di coscienza identificando perchè, da chi, dove e quando vorresti difenderti.
Non vuol dire nulla "di questi tempi non si sa mai", non è la stessa cosa pensare di doversi difendere dall' albanese nel vicolo buio (?), da tuo marito che ti picchia o dai mitologici guerrieri cinesi "sui campi di battaglia" (sic).
Francamente "voglio imparare a difendermi" non vuol dire un cazzo.

2 - Se infine realizzi che vuoi semplicemente "imparare a vincere una collutazione a mani nude contro un' altra persona", che è il significato attribuito più spesso alla cd difesa personale, fatti un secondo esame di coscienza chiedendoti quante volte nella vita ti è capitato di finire alle mani con qualcuno, e quante ragionevolmente potranno ricapitarti.
Se la risposta è "tante" nel passato, forse sei solo maturato e stai già applicando la migliore difesa personale possibile, ovvero non cacciarsi nei guai. Non è una risposta stupida.
Se la risposta è "tante" nel futuro, prova a chiederti perchè improvvisamente hai questa percezione negativa quando fino a ieri ti preoccupavi della pancetta o del meteo. Cos' è, forse i TG hanno pilotato con successo l' opinione pubblica? :)
Comunque se hai paura che dove vivi o lavori possa capitare con ragionevole facilità, comprati un grosso cane, un buono spray e possibilmente un Techno Vichingo come gorilla personale.
Se la risposta è "tante" per entrambe, allora forse sei un poco di buono e dovresti imparare ben altro nella vita...

3 - Fatti un bel giro su YouTube cercando video di aggressioni reali, risse, omicidi e quant' altro, osserva come succedono e come finiscono in media.
Chiedi ai tuoi amici di situazioni reali che hanno vissuto.
Se non hai già vomitato tornando a preoccuparti della puntata serale del tuo telefilm preferito, allora avrai capito che l' unico modo per imparare a menare le mani è andare dove la gente mena le mani sul serio, e non in nome della filosofia del saggio cinese.

4 - Ora ci sei quasi, ma ti manca ancora uno step fondamentale: capire di cosa stiamo parlando.
Vai in una palestra di lotta o pugilato e guarda come si allenano.
Se non hai già vomitato all' idea di faticare come una bestia, farti male ed essere costante al punto di desiderarlo, chiedi gentilmente di fare uno sparring controllato con protezioni e tutto.
Solo una volta che hai provato a subire le botte vere, i lividi, il dolore, le finalizzazioni che ti fanno sentire un perfetto incapace, la tua incapacità di neutralizzare per davvero uno che vuole "farti male", solo allora puoi capire cosa devi affrontare per migliorare le tue capacità di combattimento.

Se dopo questo pensi ancora che sì vabbè ma se avessi usato le dita negli occhi o calci nelle palle avresti vinto... senti torna a guardare i cartoni animati che ti fai un favore, dico davvero.

5 - Adesso che hai toccato tutto ciò, comincia a chiederti se davvero hai bisogno di questo per "difenderti" o forse vale la pena di leggere (eh sì, leggere) qualche bel libro di psicologia comportamentale e chiedere alla nonna di ripeterti tutte le regole d' oro del buonsenso.

6 - Ecco, solo ora puoi andare a cercare un corso di qualsivoglia cosa e giudicarlo onestamente in relazione a quello che vuoi imparare.
C'è qualcosa di utile, questo per fortuna sì.
Dove si fatica e ci si fa male ogni sera e nonostante ciò vuoi continuare. Dove fai cose che ti tornano utili anche dove abiti, oggi, vestito come tutti i giorni. Dove non esiste la soluzione all' attacco x, ma solo la tua crescita per subirne il meno possibile. Dove a nessuno frega di gradi o livelli o magliette o associazioni o altre amenità, ma solo di quello che prima non sapevi fare ed ora sì.

Ma ricorda sempre: se sei piccolo e nero ed anche un pò effeminato, ti danno un sacco di botte!!!

giovedì 26 luglio 2012

Le sveglie

Lurkando sui forum ogni tanto capita di imbattersi in quelle persone che con molta educazione espongono i loro dubbi riguardo alla pratica che stanno allenando, magari da svariati anni.
E' sempre un piacere per me leggere la genuina confusione che traspare da ciò che scrivono, perchè è il sintomo chiave della gente che si sta svegliando, che sta finalmente iniziando a giudicare con la propria testa e non con quella del maestro.
Porsi delle domande su quanto si pratica, perchè non si trova una risposta chiara ed inequivocabile, è il primo passo da compiere verso la conoscenza.
Cercare da altre parti queste risposte è il secondo.

Inutile dire che l' ultimo step sia l' abbandonare le enormi idiozie che vengono raccontate da troppo tempo in tutte quelle arti marziali che propongono difesa personale, forme, tecniche numerate e roba prestabilita.

L' esempio di oggi viene da un praticante di Karate Shotokan, prima arte marziale per molti della vecchia guardia ma ahimè anche capostipite di tantissime delle cose denigrabili delle arti marziali, le cose di cui parlo nel blog.
Il ragazzo si pone dei dubbi più che leciti proprio riguardo a tutto ciò che rende castrata e disonesta un' arte marziale, non solo lo Shotokan: posizioni innaturali e non comprensibili, troppe forme e senza un senso applicabile, movimenti esasperati nella loro precisione ma chiaramente improponibili al di fuori del prestabilito e soprattutto il kumite, il combattimento, quello che dovrebbe rappresentare l' obiettivo tecnico finale dello studio di un' arte marziale, che non rispecchia realmente ciò che avviene quando due persone si scontrano liberamente.

Porta l' esempio classico del colpo risolutivo, studiato con ossessione proprio dai karateka quasi fosse il loro marchio di fabbrica, ma raramente realizzabile quando l' altro può reagire in mille modi e soprattutto schiva, o incassa senza "morire", questo nostro colpo che credavamo micidiale.
Poi si chiede perchè nel Karate non si studi un tipo di combattimento in cui l' altro possa anche aggrapparsi, tirare, mulinare colpi a sua volta...

Insomma le solite bellissime domande che trovano la loro risposta nelle arti funzionali.
Trovo disarmante il fatto che queste cose che lui, come me a suo tempo, cerca come studio realistico di una pratica marziale siano la NORMALITA' in qualsiasi allenamento di un' arte funzionale, dal Pugilato alla Muay Thai, al BJJ, alla Scherma, alla Kick Boxing e soprattutto alle MMA...

Perchè uno pratica con passione per imparare proprio certe cose, e invece gli sciorinano una marea di cazzate pseudo-filosofiche ed esercizi di dubbia utilità, assicurandogli che è così che i grandi combattenti fanno da tempo immemore;

Gli parlano di difesa personale fatta di prese ai polsi e strangolamenti improbabili, attacchi telefonati con lame di gomma o pugni singoli alla Giuliano Gemma, il tutto da risolvere con precisi spostamenti, parate al volo o tecniche risolutive e letali;

Lo convincono di perseguire profondi ideali morali e avere una marcia in più in virtù di respirazioni strane, meditazione, nobili formalità di tempi e paesi lontani;

E poi uno va in una qualsiasi palestra di arti funzionali e scopre che lì senza tante storie si fa e soprattutto si impara per davvero a migliorare le proprie potenzialità nel combattimento.
Spesso dicono che il limite degli sport da combattimento siano le regole sportive, che limiterebbero il range tecnico di un "vero marzialista".
Ma non sono altrettanto limitate le arti marziali classiche, con tutti i loro orpelli di posizioni innaturali, forme rigorose e tecniche preordinate?
Non è forse più limitante studiare tecnica 1-2-3, posizione 1-2-3, esercizio 1-2-3 rispetto a specializzazioni nello striking o nella lotta fatte di drills e tecniche applicabili nelle loro mille varianti contro un avversario non collaborativo?

Siamo sempre lì, le arti classiche orientali possono essere affascinanti e senza dubbio adatte al grande pubblico ma non mi stancherò mai di dire quanto esistano metodi di allenamento estremamente più onesti e produttivi per apprendere il combattimento reale.

Con una condizione non da poco: non è affatto detto che praticando arti funzionali diventeremo veramente capaci.
Questa è una grande verità e, spiacente, anche una grande delusione.
Come in ogni cosa autentica della vita, potremmo renderci conto di non essere proprio portati per "fare a pugni", per lottare, per accettare dolore od infortuni, per faticare fino ad essere stremati, per fare sacrifici anche importanti in funzione di certi obiettivi.

Non è un caso che nei corsi di arti marziali ci si trovi di tutto, le signore attempate, le ragazzine fashion e tanti, tanti, TANTI uomini convinti di essere combattenti formidabili.

Ovviamente il male non sono le pratiche in sè, quanto ciò che ci si aspetta da esse.
Se avete il minimo dubbio riguardo a ciò che praticate in relazione a ciò che vorreste praticare, è arrivato il momento di svegliarsi.
Da qualche parte lo troverete, più vicino di quanto pensiate...

lunedì 23 luglio 2012

Se mi girano i 5 minuti...

Oggi vorrei parlare di un altro dei luoghi comuni diffusi nella nostra società, e che si sposano perfettamente alla pratica delle arti marziali.
Chi di noi non ha mai sentito qualcuno dire con tono minaccioso che "se gli girano i 5 minuti fa una strage"?

Ammettiamolo, è più facile averlo sentito dire da... noi stessi.
Infatti questo è un tipico sfogo per alimentare l' autostima o impaurire l' eventuale avversario, proprio come un gattino che rizza il pelo soffiando o un pinscher che abbaia con il ghigno assatanato.

In realtà la minaccia che non porta ad uno scontro fisico è normale e pure auspicabile; finchè non viene messa in pericolo l' incolumità di nessuno (soprattutto la nostra...) va bene così, ci si può mandare a cagare con le peggiori parole ma la cosa resta su questo livello.

Quello di cui voglio parlare però è l' atteggiamento di chi in realtà ci crede davvero di poter ammazzare, distruggere, spaccare la faccia di un' altra persona "perchè gli girano i 5 minuti".
Non voglio tediare i lettori con osservazioni sulla psicologia, l' adrenalina o l' effettiva maggiore pericolosità di una persona fuori dai gangheri, sappiamo tutti che essere infuriati amplifica certe qualità (e ne diminuisce altre).
Analizziamo piuttosto certi aspetti divertenti e pericolosi al tempo stesso di questa manifestazione di rabbia ed esagerata percezione di sè stessi.

E' da notare che questa dichiarazione di pericolosità è universale, sia che si pratichi arti marziali sia che si lotti solo con la pigrizia.

- se pratichi arti marziali (possibilmente cazzate cinesi) ti convinci che grazie alla doppia piroetta mortale e alla tecnica dello stambecco che pratichi da anni sarai assolutamente invincibile in questo momento di berserk. Godi come un tapiro al pensiero che qualcuno ti tema proprio perchè tu "fai arti marziali", soprattutto se fai Tai Chi.
Dal momento che nessuno nella storia dell' uomo ha mai visto un praticante di Tai Chi combattere, l' inesperto immagina che sia capace di uccidere con un solo colpo fatto di energia pura, se solo fosse costretto a farlo.

- se non pratichi arti marziali ti convinci che non fa nessuna differenza se il tuo avversario sia il campione mondiale dei pesi massimi: lo annienterai comunque e magari riderai anche dell' inefficacia del pugilato. Godi come un bufalo al pensiero che qualcuno ti tema proprio perchè, siccome non fai arti marziali, vuol dire che sei uno pratico, scevro da pirlate di onore, rispetto o strane tecniche che non si è mai capito come funzionino.
Dal momento che tutti hanno visto i pugili combattere in tv (in particolare in Rocky IV) immaginano che siano mostri muscolosi con lo sguardo da gangster e l' indole aggressiva, quindi se non hai paura di gente così devi essere un vero killer!

Peccato che non abbiano la benchè minima idea di come si allenino, cosa siano capaci di incassare e quanto cazzo siano veloci.
Non sanno quanto sia pericoloso un pugile a mani nude, e in ogni caso non capiscono che non è questione di "saper boxare" ma di tutto quello che sta dietro ad un pugile, dalla preparazione fisica alla predisposizione al sacrificio e al dolore.
Esattamente l' opposto del praticante medio di Tai Chi e pirlate cinesi.


Nell' immaginario collettivo c'è sempre un personaggio che rappresenta il top della pericolosità in combattimento, e di solito è il pugile.
Quindi il piccolo Calimero frustrato deve gonfiare il petto sostenendo di diventare più pericoloso di un pugile se solo gli venissero toccati i valori a lui più cari: la morosa, il marmocchio, lo smartphone.
Oppure quando subisce un' ingiustizia intollerabile, tipo rubare il parcheggio, saltare la fila a Gardaland o guardarlo negli occhi per più di 1 secondo.

Insomma che tu abbia cognizione di cosa voglia dire combattere o meno sei sicuro di poter pestare chiunque in virtù della tua incazzatura.
Ma la cosa veramente divertente di tutto questo in relazione alle arti marziali è che la furia rende incapaci di ogni genere di perfezionismo tipico delle AMT, vanificando del tutto il senso di simili studi.
Che poi è quanto succede anche in qualsiasi altro scontro non preparato, recitato o inventato per far felici le mamme al saggio di fine anno.

La rabbia può anche far sparire la paura, ma anche il buonsenso, e resta altamente improbabile che un pinscherino incazzato possa scalfire un molosso solo perchè è... incazzato.

Soprattutto se avete l' intelligenza limitata da assurde tecniche fantasiose e ossessione per i "princìpi", è una buona idea tenersi certi sfoghi per sè stessi.
Ne va della vostra incolumità...