PRIMA DI COMMENTARE...

Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

venerdì 2 settembre 2016

Risposta - 8

L' ultimo commento di Anonimo merita un approfondimento, quindi rispondo con un post come al solito

"il metodo di combattimento moderno nel karate jka (così ha detto il mio maestro) consiste non più nel cercare il singolo colpo risolutivo, ma nell'andare avanti con diverse combinazioni anche dopo i primi colpi andati a segno, quindi forse anche il karate si è rinnovato in questo senso (anche se nelle gare ci si ferma per forza al fischio dell'arbitro)."

Vedi, il punto non è supporlo: se ti alleni per un obiettivo specifico (in questo caso la velocità e il timing per arrivare per primi a contatto, con un colpo singolo) finisci inevitabilmente per addestrare il tuo corpo a quel tipo di combattimento.
Non facciamone un assolutismo eh, che non siamo robottini; Ma un conto è allenarsi tutte le sere a dare e prendere botte in tutti i modi, un altro è specializzarsi in un gesto tecnico preciso.
I fanatici delle AMT amano giocare su questo punto, sostenendo che loro si allenino a combattere per la vita, contro più avversari, usando colpi proibiti, usando combinazioni non ortodosse e così via, poi finiscono alle mani e smanacciano disordinatamente.

Un appunto: il punto stop, il colpo "risolutivo" non è affatto un' idea stupida, anzi; E' il sogno di chiunque chiudere uno scontro al primo assalto, e sarebbe anche un' eccellente strategia in ambito di autodifesa.
Perciò il problema non è tanto allenarsi in quello, piuttosto la triste realtà che la maggior parte delle volte le cose non vadano così.

"nel corso di kung fu che ho frequentato oltre alle cose che ho scritto si faceva ovviamente combattimento libero e questo era in stile sanda (non lo stile della mantide o cazzate del genere)"

In pratica allora facevate la Simil-Kick®... è tipico.
Il Sanda, Sanshou che dir si voglia, alla fine è uno sport da combattimento tale e quale alla kick + proiezioni.
Possono infarcirlo di tutte le cinesate che vogliono, possono raccontare che nello stile del Pikachu Ubriaco sia racchiuso il segreto di quella tal proiezione ma gli atleti che si allenano a buon livello fanno inequivocabilmente uno SPORT, allenato nei soliti modi.
Il fatto che significhi "combattimento libero" non giustifica le bugie di chi si allena per nove quinti dell' anno in forme e capriole e poi racconta di combattere.

"[...] so che (le proiezioni) nella kick non si usano (non sono sicuro della muay thai)"

Nella kick no, nella Muay Thai ci sono tecniche dal clinch che non sono propriamente proiezioni ma portano a importanti sbilanciamenti o transizioni, in questo caso però per colpire meglio.
La lotta vera e propria ovviamente è altro con altri obiettivi.

"[...]in allenamento a karate i colpi al corpo tendiamo a darceli senza sconti (tranne magari i calci circolari alle costole), mentre al viso, sebbene si dica di controllare un pò di piu, spesso arrivano praticamente a piena potenza perchè non sempre è possibile calcolare bene la distanza (a volte anche i calci arrivano al viso, ma quelli mai a potenza piena)."

Faccio un pò fatica a credere che vi tiriate full contact in allenamento.
Nemmeno i professionisti dell' UFC si allenano full contact in allenamento.
Tantissima gente presume di tirarsi full contact in allenamento...
Ti spiego perchè: se vi colpiste veramente a piena potenza, il vostro allenamento finirebbe al pronto soccorso ogni sera. Anzi, solo la prima, le altre non potreste più allenarvi.
E' importante chiarire che full contact si colpisce solo durante un match oppure se vi stanno stuprando la morosa in un vicolo buio.
Ricordo ancora il mio aneddoto di quando credevo di tirare bordate micidiali, credevo di allenarmi full contact, poi ho fatto un allenamento di Muay Thai...
Poi oh, mica ti conosco, magari ti alleni a Tana delle Tigri eh :)

"Nella muay thai ci si spara low kick a piena potenza alle ginocchia in allenamento?"

No, e la domanda è più che lecita: in nessuno sport da combattimento si fanno cose del genere, l' allenamento serve AD ALLENARSI.
Se ti fai male mentre sei in palestra, o fai male al tuo compagno di allenamento, vuol dire che tu o lui dovrete poi saltare qualche sessione, ergo non imparare.
Secondo te ha senso?
Sì, lo so che purtroppo esistono anche ambienti di perfetti imbecilli che credono davvero che si debba far così e si sentono più Action Jackson se vengono via mezzi scassati dalla palestra, ma quelli guarda caso non li vedi mai ad alti livelli.
Più il livello e la serietà si alza e più un atleta deve essere tutelato dal farsi male, che tanto se ne farà già abbastanza sul ring.

Per la cronaca i low kick non si tirano alle ginocchia, è uno dei classici errori di chi non conosce la tecnica e tipicamente allenato così nelle AMT...
La cosa divertente è che una delle difese da low kick mira proprio a far impattare la tibia sul ginocchio... per rompergliela.
Per i più testoni spero sia chiaro che non parli del ginocchio esterno, che al contrario è un bersaglio proibito proprio perchè invalidante.
Insomma ok, è uno dei famosi bersagli dei colpi mortali da corso di Crab Magra Killa Paua Monsta Israeli Palestinian Isis Fighting...
EDIT: un collega mi ha fatto notare che nel regolamento della Muay Thai e delle MMA i calci ad altezza ginocchio esterno siano consentiti.

"Nel kyokushinkai ci si manda a k.o. a suon di calci in allenamento o nelle gare, escluse quelle mondiali?"

Stesso discorso, in allenamento non si fa, anche se da mia esperienza i karateka del Kyokushin sono un pò troppo invasati con sto mito del corpo d' acciaio e bla bla bla ed amano farsi del male per sentirsi più macho.
Boh, io non condivido, però certo li rispetto mille volte tanto quelli che si mimano i colpi mortali nel Tai Chi...
In gara è tutto un altro discorso, in gara ci si ammazza di botte.

"È vero che ci si allena a piena potenza al sacco e con i pao, e già questo potrebbe rendere in grado di sviluppare una potenza maggiore,"

Occhio, questo è l' u n i c o modo di allenarsi nel modo giusto a colpire full contact.
E' per questo che a me fa tanto pena chi si alleni con presunte metodologie speciali tramandate dai saggi delle pianure del Sichuan, o quelli che vogliono convincere le ragazzine procacissime in hot pants dagli occhioni grandi grandi che le loro palmatine siano capaci di mandar a terra Conan il Barbaro in persona...
Giusto per chiarire un altro aspetto, colpire a pugni una quercia non rende più duri, però manifesta una certa volontà di sbriciolarsi le mani.
Vince la quercia.
Allenarsi nel modo corretto significa anche tutelare il proprio fisico, non spaccarselo.
Non lo sapeva un certo Briuuuus Liiiii tanto decantato dai ragazzini... (ora mi aspetto millemila commenti, che cancellerò tra grasse risate).

"per curiosità volevo sapere c'è una cosi grande differenza tra un karate in cui ci si allena per un combattimento semi-contact e una kick dove ci si allena per un full contact"

SI, la differenza è gargantuesca.
Mi è sempre piaciuto l' aggettivo "gargantuesco", succede raramente di poterlo usare in una frase.
A mio avviso ti trovi in quel punto della mia esperienza in cui dentro di me adoravo l' idea di essere una cintura nera cazzuta capace di pestare tutti come polpi sugli scogli, ero campione nazionale di combattimento (semi-contact...) del mio stile, gli amici e le amiche (dagli occhioni etc...) mi etichettavano come uno pericoloso pur senza avermi mai visto menare le mani, guardavo con presunzione la gente sui ring pensando di condividerne la pasta ma poi qualche gentile collega del corso a fianco mi chiese di fare un pò di sparring amichevole.
E al primo diretto al 30% con un guanto da 16 once sul naso iniziai a capire perchè tutte quelle farneticazioni di colpi parati al volo, deviazioni, combinazioni fiorite, movimenti ampi ed eleganti non avevano alcuna ragione di esistere nel contesto.
Perchè se quei colpi passavano le mie difese come nulla e facevano già un sacco di male, cosa diavolo poteva significare subire le fucilate che quei ragazzi allenavano ai pao o al sacco?
Dovevo provare, mi sono preparato poco, e sono andato a fare un match full contact e lì... ho visto la luce.

A parte gli scherzi, cambia tutto: cambia la strategia di attacco e difesa, cambiano le tecniche, una moltitudine di dettagli minuscoli che fanno la differenza tra il finire all' ospedale o meno, lo spirito con cui affronti l' intera cosa, lo spirito con cui affronti la vita, e cosa più bella entri in un mondo in cui cominci anche tu a guardare con compassione la marmaglia di sedicenti maestroni che da una vita promuovono tecniche astruse senza aver mai... visto la luce.

venerdì 19 agosto 2016

Size matters, age matters...

Mi devo scusare per aver promesso di scrivere dei post riguardanti alcune interessanti riflessioni nei commenti senza poi dar seguito, ho avuto un pò da fare ultimamente.
Recupero ora con un post riguardante un paio di questioni tipicamente fraintese (o meglio dire, volutamente fraintese) nel mondo delle arti marziali:

"Le arti marziali sono alla portata di tutti, indipendentemente dall' età."
"Le arti marziali colmano il gap fisico, il piccolo sarà in grado di vincere il grosso."

Ed è superfluo ribadire come questo messaggio venga ben pubblicizzato soprattutto nelle AMT.
Prima di tutto ritengo importante chiarire un aspetto dell' affermazione a costo di sembrare banale: tutti possono scegliere di praticare arti marziali, così come tutti possano scegliere di andare a praticare rock acrobatico, free climbing o immersioni subacquee.
Inutile aggiungere la differenza tra il provarci e il riuscirci, perchè alcune attività fisiche semplicemente non sono alla portata di tutti per età, struttura fisica, predisposizione mentale e capacità pregresse.

Non mi va di fare un post noioso per spiegare l' ovvio, mi limiterò a raccontare degli aneddoti, alcuni dei quali già presenti nei commenti passati ma mi rendo conto che siano di difficile reperimento.

Il primo esempio che mi viene in mente è quello di un paio di signore che vennero a provare una lezione, parliamo di svariati anni fa quando ancora praticavo AMT.
Naturalmente era uso pubblicizzare l' inizio dei corsi con i soliti volantini e dichiarazioni sul web in cui si assicurava la possibilità di praticare per tutti "dai 0 ai 90 anni, senza distinzioni di sesso, età o costituzione fisica", nella sottintesa speranza che colpisse soprattutto ragazze procacissime in hot pants con gli occhioni grandi grandi.
E' ancora oggi un must delle AMT, lo vedete tranquillamente ovunque soprattutto in questo periodo.
Tornando alle nostre signore, ricordo che quando le vidi all' ingresso nemmeno presi in considerazione l' idea che fossero lì a provare ma venni smentito con profondo orrore non appena entrarono in sala con noi.
Immaginate due signore più verso i 60 che i 50, coi capelli visibilmente tinti, ad occhio 1,50m di altezza per una settantina di chili, vestite come per la sagra di paese con tanto di ampia scollatura ricamata, collane ed orecchini tipo Baracus... lì per imparare le favolose arti marziali con capriolette, calci in faccia, bastoni roteanti e magli perforanti.
Si sconvolsero all' idea di dover praticare a piedi nudi (rimasero in calzette che ovviamente si smerdarono entro due metri), si fermarono dopo un giro di corsa della sala, mostrar loro una capriola a terra prese non meno di cinque minuti a tentativo con tutti gli altri in attesa del loro turno...

Non riesco a spiegare la sensazione di profondissimo disagio che si prova quando qualcosa è completamente fuori posto, sbagliata, fraintesa nel più sconvolgente dei modi.
E badate, non ne faccio una questione offensiva verso la loro persona, tra l' altro erano lì in spirito e chissà quanto se la saranno risa il giorno dopo; Ma era più che evidente che il messaggio promozionale tanto abusato aveva infine portato ad un fraintendimento piuttosto imbarazzante.
Non certo da parte delle signore, del tutto "incolpevoli" in quella circostanza, ma da parte nostra che continuavamo a promuovere lo stile con questa apertura.
Come del resto facevano tutti gli altri e piaceva ribadire ai maestri nell' esaltare lo stile.

Oppure c' è stato un signore altrettanto su di età che dopo aver raccontato di quanto fosse figo ed atletico settantordici anni prima non possedeva letteralmente la coordinazione per saltare a piedi pari un ostacolo di 20cm da terra.
Era talmente scoordinato che ingarbugliava le sue stesse braccia provando ad imparare le parate base, gli dicevi di fare un movimento in senso orario e pur avendo capito il concetto partiva con l' altra mano e nel senso opposto.
Se non altro alcuni di questi episodi mi fecero riflettere sull' assurdità di certi metodi didattici, spesso lontani dalla logica, dalla biomeccanica e dal semplice buonsenso.

Aldilà di questi aneddoti ho imparato quanto sia falsa l' affermazione che si possano praticare arti marziali a tutte le età, figuriamoci iniziarle da zero in età già avanzata.
Ho amici pieni di acciacchi che con tutta la passione possibile non possono più permettersi certi movimenti, una certa intensità o velocità, certi tecnicismi.
E non è nemmeno questione di arti funzionali, dove al contrario la cosa è ancora più marcata, semplicemente certi traguardi non sono più ottenibili.
E vorrei ricordare che quando l' obiettivo è "sapersi difendere da un aggressore", l' intensità, la cattiveria e tutte le brutte cose possibili restano le stesse.... sì, ma per l' aggressore.

Quella della stazza che non faccia testo è poi un classico dei classici, una delle bugie più dure a morire nell' ambiente marziale.
L' idea è che per quanto tu sia piccolo e fisicamente insignificante grazie ai colpi cinesi sia comunque in grado di abbattere Boagrius il Tessalico.
In questo senso mi torna alla mente un episodio abbastanza recente, durante una lezione di difesa personale alla quale ho assistito.
Studiavano lo scenario di una donna schiena a terra con un uomo sopra e di quello che avrebbe potuto fare per disimpegnarsi.
Immagino che i più esperti avranno visualizzato chissà quante tecniche di BJJ, o JuJutsu, o Judo, o Killer-Paua-Israeli-Mothafucka-Jeet-Cul-Do-Defense....
Il problema è che sotto stava questa signora di 1,40m e sopra un ragazzone più alto di 50cm buoni.
Le tecniche provate semplicemente non le erano possibili. A livello proprio meccanico, mancavano i presupposti per eseguire i movimenti, la forza, l' agilità, la lunghezza degli arti, la distanza.
Nella situazione reale il ragazzo l' avrebbe anche colpita, o l' avrebbe asfissiata semplicemente scaricandole addosso il peso: hai voglia a venirne fuori da lì.
Poi come da copione scoppiarono tutti a ridere.

Io sono tutt' altro che misogino (non ho ancora nemmeno capito cosa sia in effetti la misoginia, giuro) ma ho assistito a scene simili durante tutto il mio percorso marziale, negli ultimi anni anche nel contesto lottatorio, sai, quello "che funziona" e dove le ragazze che si impegnano imparano "per davvero".
E beh, non ho mai avuto dubbi sul fatto che mettendo da parte regolamenti sportivi vari quando ti trovi davanti un avversario oggettivamente più leggero, dalla struttura fisica più sottile, più basso... insomma, le probabilità di vincerlo anche per pura Forza Cinghiale® sono troppe.
Valeva per loro, vale per me, che quando mi sono confrontato con gente al limite dell' obeso (ma cosciente di cosa dover fare) non di rado ho avuto la meglio solo per una questione di fiato ma se solo mi salivano sopra ero come un pulcino sotto un camion.
Ed eviterei di chiamare in causa atlete di livello internazionale di arti funzionali a sostegno del contrario, come continuo a ripetere a me piace parlare di persone normali che puoi trovare in qualsiasi corso medio nei nostri paesi.
(Tra l' altro anni fa ho avuto anche modo di confrontarmi con un' atleta che poi ha raggiunto traguardi di livello mondiale nella sua specialità, e ricordo di come andassi col freno a mano durante lo sparring proprio per non renderlo inutile; La mia abilità tecnica era inferiore alla sua, ma se avessi voluto sopraffarla a tutti i costi mi sarebbe bastato poco).

Quindi le donne sono destinate a soccombere alle aggressioni in quanto donne?
Proviamo a ribaltare la situazione con un altro aneddoto vissuto e altrettanto sconsolante.
Stavo lavorando e mio malgrado una cliente venne a sapere della mia pratica di arti marziali, al che iniziò a raccontare una sua esperienza.
Mi raccontò con grande enfasi di come un giorno se ne stava passeggiando tranquillamente in centro ed un marocchino (non chiedetemi come lo sapesse) le passò di fianco in corsa, scippandola della borsetta.
Con movimento fulmineo lei riuscì a dargli una sberla, o forse gli tirò una scarpa non ricordo bene, ma la sostanza non cambia: il delinquente si diede alla fuga dolorante lasciando il maltolto.
Quale grande dimostrazione di autodifesa!
Mentre ascoltavo sconsolato il racconto, nella mia testa i tasselli della contestualizzazione erano già andati al loro posto: la tizia era un essere abnorme, più di 1,80m di altezza, obesa ma non flaccida, con le braccia più spesse delle mie gambe.
A completare il quadro, e non è poco, dichiaratamente lesbica "lato-maschile", capelli gialli canarino a spazzola, indole aggressiva nei modi, nelle parole e negli atteggiamenti: insomma, non raccontiamoci che una donna del genere possa far testo nella questione.
(Non so se esista una parola per definire "lesbica lato-maschile", boh.)
O vogliamo raccontare che una donna simile non si sia difesa con efficacia soprattutto grazie alla sua stazza ed indole?
Vogliamo raccontare all' omino mingherlino e spaurito, quello patito di manga e cosplay metrosessuali che rifugge la violenza tranne che nei telefilm di Xena, vogliamo dire anche a lui che possa avere la meglio sulla donna descritta grazie ai segreti del kung fu?

Purtroppo stazza ed età sono parametri che fanno la differenza, non in senso assoluto questo sì, ma invito a fare una riflessione sul punto affrontato prima: come mai nessun anziano si presenta ad un corso di arrampicata?
Niente signore in tenuta da balera al corso di base jumping?
Nessun obeso al corso di kayak, di ginnastica artistica o di parapendio; Nessun rachitico che si presenti per fare rugby, nessun nano che voglia giocare a volley o basket, nessuna vecchietta che voglia provare speleologia...
Lo capiscono da soli che non sia cosa; E invece vedi pratiche di combattimento violento corpo a corpo pubblicizzate come alla portata di tutti.
Forse c' è qualcosa che non va.

giovedì 11 agosto 2016

Elogio all' infondatezza

Vedere le gare di Judo in questi giorni è edificante nella comprensione della quantità di cazzate che si raccontano nei corsi di AMT o di difesa personale.
Il Judo è l' arte della cedevolezza per definizione, lo sfruttamento del peso e della forza dell' avversario, il timing per sbilanciarlo e schiantarlo, e
blaaa, blaaa, blaaa....

Chi crede ancora in queste cose nell' ottica con cui vengono pubblicizzate in certi corsi dovrebbe spendere qualche minuto in più grazie a questa occasione e stabilire da sè quanto ci sia di vero.
Vedere e giudicare dove stiano tutte queste promesse quando poi in sostanza non vedi una (e sottolineo UNA, di numero UNO) tecnica che non venga portata all' estremo della forza e in sostanza riesca proprio grazie alla potenza degli atleti, altro che cedevolezza.
Vedere e giudicare questi atleti ai massimi livelli, che lavorano per davvero ore ed ore al giorno sul tatami per ANNI, e poi finiscono letteralmente stremati dalla stanchezza.
Vedere e giudicare quanto tempo ci voglia per riuscire anche solo ad afferrare nel modo giusto l' avversario, quante tecniche vadano a vuoto quando non mettano proprio in condizione di svantaggio, quante volte gli atleti finiscano in posizioni potenzialmente letali in circostanze diverse.

E nonostante tutto questo, ogni singolo judoka lì presente sarebbe in grado di togliere la vita a metà della popolazione mondiale, anche nella famigerata "strada", proprio grazie a quella preparazione.

Appare evidente una volta di più quanto NON sia possibile applicare le arti marziali senza l' uso della forza;
Quanto sia necessaria una preparazione fisica di un certo tipo, che non è la corsetta alla domenica per far calare la panza;
Quanto le tecniche più pratiche ed effettive vadano comunque difficilmente a segno come ci si aspetta, figuriamoci quelle ridicole combinazioni cinesoidi con pugni intercettati al volo, quattoridici controtecniche che entrano proprio come si studia, forbici al collo, palmate energetiche e punti di pressione.
Quanto la difficoltà del combattimento cresca drammaticamente se dall' altra parte c'è qualcuno che ne sappia altrettanto;
Quanto sia complicato applicare due, tre tecniche allenate al vomito per anni se dall' altra parte c'è qualcuno che reagisce, rispetto alle migliaia di idiozie cinestetiche "allenate" in vari stili;
Quanto in sostanza nessuno di questi superatleti vinca l' incontro nel senso che ci si aspetta, l' avversario non è KO, non è finalizzato, non è impossibilitato a continuare, ma in certi stili si vuol ancora far credere di poter abbattere un umano (no mi correggo, vari umani!) in due secondi senza subire un graffio;
Quanto la differenza di peso conti, e tanto, ma mentre una judoka di 50kg dopo anni ed anni di distruzione letterale del proprio fisico grazie ad allenamenti che farebbero vomitare tanti ometti, qualche chance di schiantare un baldo giovinotto di 80kg potrebbe anche averla, vogliono far credere che la ragazzina fighetta possa fare altrettanto con pugnetti a catena o palmate allenate due volte a settimana se c'ha voglia.

Purtroppo chi non ha mai lottato non è in grado di comprendere le mille sfaccettature di una gara di Judo, non sente le dita che si spaccano per quegli strattoni, non percepisce la spinta, il timing, l' esplosività, la fatica enorme, la concentrazione, le botte che non si vedono ma si sentono eccome, i capelli strappati, le abrasioni, il sangue nel naso o in bocca per uno scontro... vede solo due che giocano a strattonarsi come gorilla.
Beh, solo dopo aver provato questo si è in grado di valutare l' attendibilità di certe AMT che lavorano in modo diametralmente opposto.

domenica 1 maggio 2016

Di nuovo a bomba sulla Difesa Personale "che funziona"!

L' altro giorno mi trovavo con amici insieme ad altre persone e tra una cosa e l' altra siamo finiti a parlare di vari episodi avvenuti in passato.
Nello specifico questi amici si sono messi a decantare le incredibili capacità del loro maestro di Wing Chun, al che ho drizzato le orecchie.
Si trattava di aneddoti che già conoscevo o ho vissuto di persona, però mi interessava vedere la reazione di queste altre persone a certe storie.

Il mio amico in particolare è un tipo grosso, un passato da bodybuilder, kick boxer (non ad un livello agonistico importante) e buttafuori.
Raccontava divertito di come ad una lezione il maestro (tipo piuttosto normale, per niente atletico) spiegava di come ci si potesse liberare dalla classica presa al collo a prescindere dalla muscolatura dell' avversario.
In quell' occasione il mio amico già se la rideva perchè ai tempi era al culmine della forma e non credeva affatto che i suoi quasi 100kg non avrebbero fatto la differenza.
E venne chiamato proprio lui per avere una dimostrazione!

Con il sorriso stampato si avvicinò al maestro e si misero in posizione, chiedendo rassicurazioni sulla sua volontà di fare sul serio.
"Si si, vai con tutta la tua forza!"
E così si mise a stringere come se non ci fosse un domani!

In un attimo gli occhi del maestro strabuzzarono, lo stava davvero mettendo in difficoltà!
A quel punto si rivolse alle antiche conoscenze segrete dei monaci shaolin e agli insegnamenti misteriosi della piccola monaca Ng Mui e applicò la più segreta delle tecniche difensive del Wing Chun: lo strizzacapezzoli!
E funzionò!
Il gigante muscoloso era in ginocchio dal dolore e ormai alla mercè dei famigerati pugni a catena e cazzilli vari.

Seguono altri aneddoti di episodi analoghi in cui il piccolo maestro sconfisse l' aggressore a suon di:

- capezzoli strizzati con le unghie
- indice inserito a mò di amo in bocca tirando come per pescare un Black Marlin
- varie palle strette fino a farne uscire una mousse
- etc

Ora.
Che gli ascoltatori rimanessero affascinati da questi racconti era abbastanza scontato.
Che il maestro fosse effettivamente riuscito ad avere la meglio sull' amico colosso, pure.
Ed infatti non ho mai messo in discussione il fatto che le possibilità di fare del male agli altri non si limitino di certo a pugni, calci o armbar.
Ma continuo a voler sottolineare con forza un aspetto che proprio non mi riesce di accettare: dove diavolo sta il valore di un' arte marziale se in sostanza le tecniche buone, quelle efficaci per davvero, quelle che risolvono le situazioni si riducono a questo?

Che razza di preparazione ci vuole per mordere, graffiare, strizzare, mettere le dita negli orifizi più disparati di un Homo Sapiens?
Dove stanno i famigerati insegnamenti dei saggi cinesini se dopo decenni a mimare esercizi finisci per cavartela con "tecniche" che si spiegano in cinque secondi cinque?

Perchè a quel punto qualsiasi arte marziale diventa buona, tanto un cazzotto o un calcio alla come viene riesci a tirarlo una volta che hai infastidito il tuo aggressore.
Ed ecco schiere di marzialisti pronti a spergiurare sull' estrema efficacia del loro stile e sentirsi in qualche modo più acuti e micidiali del povero atleta da ring/tatami.

E' per questo che quando si parla di difesa personale mi si rizzano i capelli, che tanto con un dito nell' occhio in pratica mettiamo a tacere anche Brock Lesnar (ed è così), se non fosse che magari pure lui quel giorno decida di fare altrettanto.
E tutte le arti marziali di questo mondo finiscono nel cesso nella risultante battaglia tra scimmie impazzite i cui colpi più elaborati passano dallo strapparsi i capelli al cercarsi le palle a vicenda per farne un soufflè.

Qualsiasi pincopallino svelto di mani e con abbastanza infamia diventa un super maestrone di quelli Veri, bullandosi però del valore dei propri allenamenti fatti di posizioni astruse o anni spesi a picchiare l' aria.
Quando vengono alle mani finiscono per smanacciare fino a che non si presenti l' occasione per tirare un normalissimo diretto o gancio (tecnica peculiare degli antichi orientali); E mai che venga applicata per davvero una delle mirabolanti deviazioni, controlli o parate non ortodosse allenate e presentate nei loro corsi.
Quando finiscono nel corpo a corpo se la cavano a rutti, scoregge, morsi ai testicoli o grida impietose; E mai che la loro decantata scioltezza si riveli decisiva (ricordo ancora con un senso di pietà la dimostrazione di come si potesse evitare di essere proiettati semplicemente rimanendo sciolti... vallo a fare ad un judoka di quelli giusti, per carità...).

Di solito piace anche raccontare le origini geografiche di questi personaggi, città o quartieri di gangster dove "dovevi saperci fare per davvero perchè altrimenti ti ammazzavano".
E io continuo a chiedermi se sia l' unico che accenda la tv e senta parlare di omicidi o regolamenti di conti a suon di pistolettate, nei quartieri che dicono loro.
Mai sentito di gente che si sia difesa da un proiettile, a parte Poliziotto SuperPiù si intende...

Perciò prima che vi incantiate davanti ai racconti di chi si sia difeso a suon di arti marziali, provate sempre ad analizzare con obiettività che cosa abbia fatto per riuscirci e se sia davvero riconducibile al tal stile.
E, il più delle volte, non è così.

mercoledì 20 gennaio 2016

La punta dell' iceberg

Praticando per anni ci si accorge di come le varie scuole od associazioni di arti marziali crescendo finiscano per stare strette ai vari esponenti che infine decidono di andarsene per fondare nuove ramificazioni.
Sono sicuro di aver già trattato l' argomento ma non in modo specifico, ed episodi recenti mi hanno fatto tornare in mente la questione.
Io ho vissuto personalmente delle scissioni almeno un paio di volte, entrambe clamorose, e sono tra le ragioni che mi hanno fatto perdere la fiducia in questo modo di praticare e vivere le arti marziali; Tuttavia anche grazie a queste situazioni ho potuto aprire gli occhi ed iniziare a giudicare obiettivamente il tutto.

Il concetto è semplice: più una scuola diventa importante, maggiori saranno le pretese.
E per pretese intendo soprattutto a livello economico.
Perchè è inutile nascondere la verità, la pratica delle arti marziali in qualsiasi loro forma sportiva, salutistica, tradizionale, militare, ludica, alla fine gira intorno ai soldi come qualsiasi altra organizzazione.

Gli esempi che ho in mente riguardano due importanti scuole e due loro esponenti di livello internazionale.
Non parlo di arti cosidette tradizionali, il che è indicativo di come nessuno si salvi dal problema.

In un caso c' era un grande esperto stimato e riconosciuto, che ho conosciuto personalmente e del quale non ho dubbi sulla credibilità applicativa di ciò che insegna.
Se devo dirla tutta la mia sensazione è che questo esperto ad un certo punto si sia reso conto di essere talmente bravo da meritare di più dell' essere solo "un importante istruttore del sistema X con a capo il signor Y".
E così un bel giorno ha pensato di porgere i saluti e dare l' addio al suo rango elevato... per diventare lui stesso la punta di un nuovo iceberg.

Nell' altro caso c' era un campione internazionale di quelli che hanno contribuito attivamente al successo della scuola, che proprio in virtù di questo successo è entrato nel malato meccanismo della notorietà: più una scuola è nota, più farne parte è considerato di valore; La diretta conseguenza è che se vuoi insegnare sotto quell' egidia devi pagare di più.
Da lì il salto all' abbandono è quasi scontato.

Io ho visto cosa significhi diventare degli importanti istruttori, dei punti di riferimento, dei capisaldi di un' organizzazione.
Perchè uno pensa che sia tutta questione di abilità tecnica ma in realtà le persone che vedete per così dire ai piani alti di un' associazione si sono fatte un culo tanto anche per mille altri aspetti promozionali, divulgativi e burocratici.

Uno crede che basti frequentare regolarmente le lezioni settimanali e fare bene ma in effetti più si entra in un gruppo e più aumenta l' impegno richiesto a livello associativo.
E' lì che avviene la scrematura: c'è chi non ha la possibilità, le competenze o più semplicemente non è interessato a dedicarci più tempo di quanto già faccia e viene pian piano relegato in una sorta di club dei dissidenti, magari bravissimi a livello tecnico ma ritenuti come dei mercenari che non possano avere voce in capitolo od essere degni rappresentanti.
Dall' altra parte ci sono invece quei praticanti che oltre alle normali lezioni decidono di investire una buona parte della loro vita in questa passione e per questo acquisiscono importanza, a maggior ragione se sono anche validi tecnicamente (e ci mancherebbe... ma spesso questo aspetto non è il più importante).

Già, la passione.
Non fraintendiamoci, è piuttosto normale che le cose vadano così ma appare chiaro che quella che era nata come una passione finisca per diventare una responsabilità, un impegno quasi lavorativo sia in tempo che in denaro.
Tanto denaro.
E quando una persona inizia ad investire una parte importante delle proprie risorse, della propria vita, in qualcosa che in fondo appartiene a qualcun' altro, aumenta anche il rischio che disapprovi le scelte di chi gli stia gerarchicamente al di sopra.
Soprattutto quando si tratta di dargli dei soldi...

Con buona pace di tutti i bei discorsi sui maestri da rispettare, le grandi famiglie, la fratellanza dei praticanti, l' umiltà, l' impegno disinteressato e genuino e compagnia bella.

venerdì 25 dicembre 2015

Un ringraziamento

Con questo post di servizio vorrei ringraziarvi per aver contribuito al raggiungimento di ben 7,77€ di fatturato pubblicitario a cinque anni dall' apertura del blog!
Grazie a questo sono riuscito a regalare i crocchini speciali al gatto, giusto in tempo per le feste!

Il gatto ringrazia e invita a cliccare tantissime altre volte sul banner che si trova in alto a destra o ovunque altro sia :)
NB: i banner sono assolutamente al di fuori del mio controllo, pertanto mi capita di vederci pubblicizzati corsi di arti marziali, e spesso si tratta delle più immonde boiate sulle quali tanto ironizzo.
Spiacente, se potessi selezionarli lo farei: magari cliccateci giusto per avere un' idea di quanto siano ridicole le affermazioni roboanti riportate nei vari siti.




I diritti dell' immagine sono del rispettivo proprietario.
Rendeva l' idea dell' espressione del gatto alla vista dei crocchini speciali.

Risposta - 7

Rispondo al commento di Anonimo nel post "Focus on: l' Aikido".
Solita modalità sperando di non decontestualizzare ciò che ha scritto.

- "circa venti minuti di corsa, flessioni e addominali di vari tipi a non finire (su dita, polsi, con una mano, in verticale, e corti, completi, da rialzati, addirittura a volte "appesi" a un'altra persona), potenziamento gambe nei modi più disparati (dal passo della rana - nome amichevole, quello vero non lo ricordo, insomma da accucciati - a caricarsi sulle spalle un compagno e fare cira 200 volte sali-scendi da un gradino di 30 cm), strch quasi ogni volta, esercizi (insopportabili) di respirazione, esercizi di tensione (tipo stare x minuti appoggiati solo sulle chiappe, distesi senza toccare terra con testa/talloni, e col maestro che ti salta - letteralmente aime - sulla pancia), e boh sto dimenticando qulcosa, poi in periodo pre-gara si andava sul pesante (anche per i poveracci come me che di gare non ne volevano sentir parlare). il tutto tre volte a settimana."

Non ho capito che stile praticassi, ma l' accenno alle gare mi fa supporre che si trattasse quantomeno di Karate.
Ovviamente posso dare un giudizio basato solo su quanto scrivi, i venti minuti di cui parli sono abbastanza tipici di tutti i corsi anche se di solito sono almeno trenta (dipende molto dalla durata della lezione).

All' inizio avevo capito proprio "20 minuti di corsa" e mi ero sorpreso, poi ho capito che era il totale di tutto (giusto?).
Beh, venti minuti in pratica sono un riscaldamento...
Non è che non sia allenamento, non è che non serva a niente, solo non è preparazione atletica.
La preparazione di cui parlo si fa soprattutto al di fuori della lezione e la si fa in modo scientifico.
Pesistica volta all' aumento della forza e velocità, corsa DOPO, drills vari, functional training...
Non fraintendiamo, non sto parlando dell' allenamento di Ivan Drago ma di esercizi, tempi e modalità studiate scientificamente contrapposte ad esercizi tipici delle AMT che spesso sembrano molto macho ma in pratica sono solo inutili quando non proprio dannosi.
L' esempio del maestro che salta sulla pancia è indicativo, anche io l' ho visto fare (e subìto) ed è una delle stronzate più tipiche di chi non ha capito veramente niente di allenamento, senza contare il rischio a cui sottopone le persone fosse anche per gioco.
A me ste cose oggi fanno incazzare.
Poi sia chiaro, io non sto cercando di dimostrare che nelle AMT non si faccia nulla, perciò invito la gente a partecipare a qualche lezione di AMT e a qualche lezione di SdC.
Traete da soli le conclusioni sulla differenza di modalità.

- "Le leve articoari, che trovo un modo raffinato e masochista di far male alle altre persone, se è vero che sono di difficile applicazione pratica, è anche vero che sono molto efficaci, SE riescono, ossia se ti trovi nella condizione di poterle applicare."

Le leve articolari sono efficacissime, che si faccia TurboKillaPalestinianJiuDao o non si conosca un bel nulla.
La differenza di applicazione tra stili funzionali (es. Brazilian Jiu Jitsu) e stili "meno funzionali" (es. Aikido) sta in tutto il corollario che porta nella condizione di cui parli.
In effetti potremmo dire che tutto il BJJ, o il Grappling, non si basi sulle leve ma sul come arrivarci. Ed è una differenza molto significativa.
Nell' Aikido manca questa parte soprattutto per la diversità intrinseca delle modalità di allenamento e per le estreme stilizzazioni e imposizioni d' etichetta.
Non vuol dire che una leva studiata nell' Aikido non funzioni, vuol solo dire che l' aikidoka medio abbia un' esperienza di applicazione migliaia di volte inferiore.
E' davvero tanto.

- "il punto è che se le eserciti molto, ti viene automatico applicarle SE sono applicabili, altrimenti cambi tencina. e ciò senza dimenticare che nel frattempo, più colpi dai e meglio è."

E io sono d' accordo ma se parliamo nello specifico delle tecniche visibili nei programmi tecnici di certi stili marziali stiamo sempre discutendo di situazioni altamente improbabili: gente che ti stringe il polso, che ti attacca dall' alto a mò di bastonata... senza il bastone, che tira pugni perfettamente in linea retta verso lo sterno (wtf?!) e cose del genere.
Giustamente dici che nel frattempo devi colpire: sì ma l' Aikido non dice questo e se per cavarsela con l' Aikido è necessario "ricordarsi che bisogna anche colpire", beh...
Al contrario un Jiujitero medio è ben capace di terminare uno scontro senza dover usare un singolo colpo, ma di nuovo invito a provare e vederlo da sè.
Una volta chiusa la distanza il Jiujitero si trova esattamente nel suo mondo, che sia in piedi o a terra (dove vuole portarti, e lo farà).
Quello che si vede fare dalla maggior parte dei marzialisti tradizionali è invece un disperato tentativo di applicare tecniche che in teoria conosce, ma in pratica... non ha mai allenato nella situazione pratica.

- "INsomma l'aikido non è molto efficacie,concordo pienamente, ma sviluppa una certa sensibilità che, untia ad altre cose, può tornare utile."

Tutto è utile, e le AMT possono essere benissimo più utili degli stili funzionali in un dato campo e contesto. Io discuto in termini generali di situazioni riscontrabili da ciascuno. Non vorrei passasse il solito messaggio facilone per cui l' aikidoka sia automaticamente un incapace e il jiujitero automaticamente un campione.

- "ebbene quel pugile, che tirava diretti a velocita e da posizioni sorprendenti, ad esempio, di leve ne periva (chiaramente mai portate alla rottura dell'arto...), oltre che di calci."

Non ne dubito, infatti il pugile puro spesso nemmeno è consapevole della varietà di leve e calci che potrebbe subire.
Però permettimi di osservare, le botte divertenti tra amici ce le siamo date un pò tutti, e si fa per gioco. Non c'è nè intenzione nè cattiveria.
Non voglio banalizzare l' importanza dello sparring amichevole, anzi, però ci vuole anche l' intelligenza per capire che il contesto sia piuttosto sfalsato.
Dal momento che un solo, singolo pugno tirato full ti manda al tappeto, è anche giusto sottolineare che lo sparring amichevole non sia il metodo migliore per dimostrare la validità dello striking, che al contrario premia moltissimo i lottatori.
Perciò dico: iscrivetevi ad un torneino di paese di MMA, oppure andate a fare lo stesso gioco nella palestra di qualcuno che NON conoscete e che quindi avrà un pò più interesse a non farci brutta figura.
I valori in campo cambiano sensibilmente, fermo restando la validità della tua osservazione.

- "senza considerare che (questa è esperienza perzsonale) un calcio improvviso a uno che ti corre dietro è devastante. e, tanto per dire, se è assurdo disarmare con le braccia per via della distanza, le gambe tendono ad essere più lunghe di un braccio armato di coltello."

Spero che non ti riferisca al "poderoso" calcio mostrato da Maltese nel suo iconico video...
Quella delle gambe invece non l' ho capita, stai forse dicendo che contro un tizio armato di coltello i calci siano una buona soluzione?
Continuo a sottolineare quanto le aggressioni armate vengano drammaticamente immaginate nei modi più lontani dalla realtà, spesso rifacendosi a scenette da telefilm anni '80 perchè per la stragrande maggioranza della popolazione sono gli unici riferimenti del contesto.
I calci non sono affatto una buona idea perchè:
- ci vuole molta tecnica perchè siano davvero incisivi, figuriamoci in una situazione di altissimo stress nella consapevolezza che quel tizio ti possa affondare una lama nelle budella.
Quello che fanno tutti è scalciare, ed è ben diverso.
- si espone la gamba ai tagli e anche se io dubito che l' aggressore medio sia un esperto capace di sfruttare l' occasione per colpire la femorale (altra baggianata che si sente spesso) si tratta comunque di un colpo disperato.
- spazio. I calci richiedono troppo spazio e le aggressioni armate non avvengono nei parchi come piace raccontare da tanti espertoni di difesa personale.
- come dicevo, un calcio per essere considerato risolutivo deve mandare KO l' aggressore, o comunque neutralizzare la minaccia.
Se non lo fa, e non lo farà, l' altro per tonto che sia chiuderà la distanza e comincerà a preparare la cena a base di te con un piatto di fave e un buon Chianti.

Saluti

domenica 13 dicembre 2015

Figli di un dio malato

Su suggerimento di un lettore vado ad affrontare un argomento divertente che ben si integra con lo spirito del blog: l' opinione della gente comune riguardo ai praticanti di arti marziali.
Proprio qualche giorno fa riflettevo sul fatto di non aver mai conosciuto nessuno che a sua volta non avesse un qualche amico o parente praticante di arti marziali, quando non egli stesso abbia praticato almeno in passato una qualche disciplina affine.
Anche tra le persone più improbabili vi si trova sempre qualcuno/a che presto o tardi sia venuto in contatto con questo mondo malato, per esperienze perlopiù brevi e disastrose.
Perciò va considerato che al giorno d' oggi è abbastanza facile trovare gente che si sia già fatta una qualche idea a riguardo anche se naturalmente questa sarà il più delle volte ancora molto popolare e romantica.

Per comodità dividerò le tipologie di persone in base al grado di conoscenza ed esperienze specifiche.

Quelli a digiuno totale
Sono quelle persone che non avendo alcuna conoscenza basano la propria idea sui luoghi comuni più beceri e superficiali diffusi dai mass-media.
Non che questo sia una colpa, intesi.
Per non tornare a ripetere le solite cose, dividiamo il gruppo in quelli in qualche modo affascinati dalle arti marziali, che vedono come eroi invincibili i loro praticanti (soprattutto se fanno qualche cazzata cinesoide, contrapposta ai "truzzi-minchia-porcoddue" degli SdC) da quelli che al contrario ne sono disgustati per partito preso soprattutto per questioni morali e idealiste nei confronti della violenza.

Apro parentesi, ricordo con sincero divertimento un volantino dell' oratorio che girava in classe quando andavo a scuola, in cui si sosteneva il problema delle arti marziali non tanto come non-soluzione alla violenza ma in quanto... vi si divulgano concetti di religioni differenti da quella cattolica!

Questo tipo di persone vivono nel mondo dei Minipony ed Iridella, hanno perlopiù una cultura formazione borghese medio-alta e vedono la vita in un modo molto altezzoso, convinti intimamente di essere più evoluti degli Homo Sapiens medi.
Sono persone molto ipocrite, sono quelli che pensano che ai cattivi ci debba pensare solo la polizia e tutti i mali si risolvano con avvocati, a parole o grazie alla Divina Provvidenza.
A me piace definirli mezzi-uomini.
Spesso inorridiscono al solo pensiero del contatto fisico o delle botte giocose patrimonio di ogni mammifero sano, salvo poi essere i primi a fare le peggio maialate sadomaso con lolite minorenni...

Inutile dire che in base all' opinone degli interlocutori si possano avere confronti diametralmente opposti: quelli affascinati ti chiederanno quante tavolette di compensato tu riesca a rompere e se possa mostrargli qualche "mossa" (della quale resteranno meravigliati a prescindere, soprattutto mostrandogli kote gaeshi); Dall' altro canto i fighetti moralisti ti tratteranno come un pària nazista e stupratore seriale, non importa se magari tu sia un filantropo ricercatore del Cern con un semplice hobby alternativo agli scambi di coppie a loro cari.

In realtà esiste anche un terzo gruppo, fatto da tutte quelle persone genuinamente indifferenti e disinteressate e che proprio in virtù di questo riescano ancora ad avere buonsenso ed obiettività nel giudicare e valutare ciò che il marzialista di turno gli va raccontando.

E sono proprio queste attitudini che io ho dovuto recuperare per spurgarmi da anni di condizionamento mentale indotto sia dagli altri che da me stesso, perchè è solo grazie ad esse che si ottiene una visione serena ed onesta della propria pratica, qualunque essa sia.

Quelli che hanno praticato per qualche mese
La prerogativa di questa categoria di persone è quella di aver capito tutto delle arti marziali.
Non importa se abbiano praticato Karate a cinque anni, giocando tutta la lezione coi palloni di spugna sul tatami, o a cinquant' anni facendo il 5% degli esercizi per colpa di presunti acciacchi causati dalla WWII (di cui il più grave era la pigrizia): loro conoscono il Karate.
E' una cosa tipo Matrix, dopo numero dieci ore totali di esercizi loro hanno già capito tutto ciò che serva e se ne bullano con le amichette dagli occhioni grandi grandi.
Il top dell' ilarità si raggiunge nei gruppi di persone in cui solo una abbia questa breve esperienza marziale, perchè comprensibilmente diventerà il punto di riferimento per tutti, quello che "ha fatto o' caratè!".
Discutere con uno di questi personaggi è spesso frustrante, ti propinano un pentolone di cazzate che la metà basta e ogni tentativo di fargli capire che in sostanza non ne sappiano nulla è vano.
Il loro maestro è sempre un mostro di bravura, il loro stile aveva tutte le risposte, il tizio che c' era nel loro corso ha sconfitto la peste nera a suon di forme o calci volanti.
La loro idea delle arti marziali resterà per sempre legata a quell' esperienza e ovviamente giudicheranno tutto il resto partendo da quell' unico punto di riferimento.

Naturalmente ci sono anche gli umili, quelli che ammettono senza timore di averci provato per curiosità e non essere mai stati per nulla bravi, senza ricordare nemmeno come si facesse il saluto iniziale.
E quando parlo con questa gente mi sale sempre un sorriso nel pensare a tutti quelli che vanno ai corsi di difesa personale con la convinzione di imparare meglio in quanto "più facili, alla portata di tutti, che non richiedono forza fisica o stazza, con movimenti semplici e diretti, etc." e alla fine praticano persino per meno tempo...

Quelli che praticano ancora
Questa è la categoria più difficile, anche perchè la grande differenza è data dal tipo di pratica.
Quando un uomo che pratica AMT parla con un uomo che pratica SDC, l' uomo che pratica AMT è un uomo morto.
E non voglio star di nuovo a spiegare il perchè.
Tutti sono convinti di essere degli esperti, il punto è che la stragrande maggioranza dei praticanti, e parliamo di centinaia di persone solo nella propria città, sono tutto meno che tali.
E mi spiace sottolineare di nuovo come non sia una questione di partito preso: semplicemente chi le botte le allena per davvero mettendosi in gioco attivamente ha per forza di cose una visione più sincera dell' argomento.
Tutto il corollario di stupidate metafilosofiche, racconti di leggende esotiche o tecniche "fatte come si deve" se ne va a farsi benedire fino a che non vengano dimostrate o accertate.
E nessuno lo fa. Mai.
Il marzialista medio è intriso di queste idiozie e adora raccontarle agli altri, finchè non trova qualcuno capace di metterlo in discussione... e non parlo per forza di botte, bastano le argomentazioni.

Va detto che dall' altro canto anche il praticante medio di SDC diventa con estrema facilità borioso ed arrogante, convinto che la propria capacità di picchiare il uinciuncoso medio renda lui e il suo stile automaticamente l' arma definitiva per vincere la guerra.
Spero di non dover ricordare come la stupidità delle persone non dipenda dallo stile praticato.
Al massimo viene plasmata:)

Da questa breve analisi possiamo dedurre che a prescindere dal livello di competenza dell' interlocutore l' universo marziale sia di difficile interpretazione e proprio per questo ci tengo a sottolineare l' importanza dei dati dimostrabili, delle esperienze personali dirette e della forte necessità di giudicare il tutto in modo distaccato.


Chi non pratica arti marziali è per forza di cose condizionato dall' idea popolare e prende per buona qualsiasi dichiarazione venga fatta da un sedicente esperto.
E appare ancora più evidente quanto siano soprattutto i cazzari e gli inesperti a sfruttare questa situazione.

domenica 15 novembre 2015

Aggressioni armate: cronache di suicidi

Avevo promesso che mi sarei occupato della questione dell' autodifesa da aggressioni armate e uno degli ultimi commenti mi ha dato un buono spunto per parlarne.
Premetto che nel trattare l' argomento mi riferirò esclusivamente all' uso del coltello ed affini e non alle armi da fuoco.
Tratterò a parte l' argomento, sempre che la cosa abbia senso parlando di arti marziali.

Il video suggerito dal commentatore mi permette di bypassare buona parte delle considerazioni che avrei fatto tali e quali, perciò lo riporto qui ed invito a vederlo tutto:

https://www.youtube.com/watch?v=qVVx0SKCjHM

specificando che non so chi sia l' autore nè sono andato a vederne altri video (non ho tempo, sorry) ma spiega molto bene e il messaggio appare chiaro.
Mi permetto però di fare un' osservazione: c'è sempre un problema di fondo ogni volta che un esperto spiega i limiti di una tecnica o strategia di difesa, e questo vale per chiunque in qualunque stile.
Il problema è che nel video il ragazzo spiega come sia facile per l' aggressore inibire i classici blocchi... utilizzando tecniche specifiche di chi studia l' uso del coltello!
Sono tecniche che personalmente ho visto fare solo nel Silat, e che prima di allora non avevo nemmeno immaginato, il che mi porta a pensare che a meno che l' aggressore sia un praticante di qualche cosa di affine difficilmente conoscerà.

Perciò se è vero che tentare disarmi, blocchi, mirare alla mano armata, etc. non siano sempre delle soluzioni ideali, è anche vero che mediamente gli aggressori non sono praticanti regolari di stili armati, non so se mi spiego.
E' un pò lo stesso motivo per cui un kungufcoso riesca a difendersi con la tecnica della cicindela per poi raccontarlo nei secoli: mica per strada becchi tutti agonisti di Muay Thai...

In ogni caso il concetto è molto chiaro: tutto ciò che siamo abituati a vedere nelle favolose demo di AMT, con gente che neutralizza attacchi di coltello con assoluta precisione, sono sostanzialmente fantasie.
Pericolose fantasie, perchè quelle tecniche vengono insegnate da decenni a schiere di marzialisti e a furia di provarle poi si finisce per crederci.

Togliamoci subito il pensiero: difendersi a mani nude da qualcuno armato e competente, è impossibile.
Lasciamo stare i casi fortunati della vita, non sono quelli a fare statistica.
Se avete una minima idea di come usi il coltello qualcuno capace, capirete che non esiste via d' uscita, finirete comunque sul tavolo della Coop sezione carni grasse.
Certo viene da chiedersi perchè dobbiate trovarvi ad affrontare un tizio del genere, quindi escluderei anche questi casi.

Resta il fatto che ogni giorno io guardo dei TG a caso e sento di gente ammazzata.
Ogni. Singolo. Giorno.
E come ci finisce ammazzata? Dopo scazzottate o combattimenti a colpi di kung fu?
No, per aggressioni armate, e nonostante la diffusione delle armi da fuoco la gente si accoltella ancora alla grande, del resto le pistole da noi restano ancora poco diffuse nella media della popolazione.
E questo ci dà un' idea molto precisa di quale sia la pericolosità del coltello nel cassetto della cucina, e ancor di più di quanto siano pericolose le persone incazzate.
Mi viene da dire che la prima difesa da coltello sia non fare incazzare amici, mogli, mariti, fidanzati, gatti, cani e cicindele.
Quindi troviamo tutte queste persone che, senza alcuna preparazione "marziale", sono perfettamente in grado di ammazzare e per contro ne troviamo decine e decine di altre che ci lasciano la pelle tentando invano di difendersi.
Questa paura sociale trova il suo naturale sfogo nei corsi di difesa, che pullulano di persone indifese e indifendibili pronte ad apprendere qualsiasi cosa gli si dica pur di compensarla.
Tutta gente che tipicamente non pratica alcuna attività sportiva, non ha mai avuto a che fare con la violenza e vive in condizioni agiate.
Vittime predestinate che non hanno la benchè minima idea di come funzioni nemmeno uno scontro a mani nude controllato, ma che pretendono di poter apprendere la più estrema e statisticamente ingestibile delle situazioni di autodifesa... perchè gli istruttori glielo lasciano volentieri credere (vista anche la spropositata quantità di ragazzine in hot-pants con gli occhioni grandi grandi che pascolano in certi corsi).

Dal lato delle arti marziali non è che le cose stiano meglio, anzi: proprio in virtù di una pratica regolare, con insegnamenti tramandati da saggi cinesini di miliardi di anni fa, il praticante di AMT allena quelle tecniche e combinazioni convincendosi che abbiano una buona percentuale di riuscita; Fa nulla se poi racconteranno a chiunque sollevi dubbi che "l' importante sono i princìpi", che "quello è un esercizio, nella realtà farebbe altro" e altre forme di autolesionismo del genere.

Gli stili "militari" invece scadono nell' altisonante dichiarazione di utilizzo di certe tecniche da parte dei marines spaziali, come se l' impiegata della Fiat abbia lo stesso mindset, preparazione fisica, stazza, motivazione, determinazione, background e contestualizzazione.

Mi sembra evidente quanto lo studio della difesa da coltello sia un onanismo puro per la stragrande maggioranza della popolazione, tale da non giustificarne nemmeno l' esistenza se non a fini puramente folcloristici.
Da una parte ci sono persone che studiano stili armati come il Kalì, in cui si apprende una delle più letali arti marziali possibili, talmente letale da non poter essere usata (pena finire in carcere con una maschera da Hockey sul viso).
Dall' altra abbiamo persone che studiano tecniche di disarmo talmente improbabili da non essere nemmeno considerate nei film di Van Damme.
In mezzo abbiamo persone che studiano la difesa da coltello senza però poterla mai testare nelle condizioni in cui potrebbe servire, senza il terrore di finire ammazzati, l' adrenalina, l' aggressore impazzito, il sangue e tutto il resto.

Nei miei anni di AMT allenavo tecniche di disimpegno tanto assurde quanto spettacolari, alcune delle quali sfidavano letteralmente le leggi dell' universo: il compagno doveva imparare esattamente il suo schema di attacco, altrimenti ci si faceva male da soli persino nel muoversi (con i coltelli di gomma)...
Il problema è lo stesso che riguarda le tecniche a mani nude: la teoria è corretta, spesso sembrano tecniche geniali che sfruttano in modo convincente i punti deboli e le posizioni dell' aggressore; Ma non appena si lasci quest' ultimo libero di attaccare come voglia e di fare tutto ciò che gli venga in mente per vincere, si mostrano in tutta la loro inefficacia.
Perchè il nocciolo della questione è sempre lo stesso: a che serve allenarsi per decenni in un' arte marziale se poi non vi sia mai occasione di sperimentarne l' utilizzo contro un avversario libero e smaliziato?
Comprendere dei princìpi di movimento e saperli applicare anche come un fulmine durante l' esercizio stilistico non è affatto una garanzia di saperlo fare in quelle condizioni, anzi.
Lo stesso meccanismo dell' apprendimento umano rema contro a questa metodologia così diffusa.
Figuriamoci quando di mezzo ci sia un' arma tanto temibile e soprattutto avversari per nulla accondiscendenti, contro i quali il più banale errore possa avere conseguenze nefaste.

Ogni tanto parlo di un sito che mostra senza censure i più terribili avvenimenti di ogni giorno nel mondo, tra i quali degli attacchi all' arma bianca.
Quando al tg parlano di nuovi omicidi perpetrati con un coltello a me vengono in mente quei video e subito dopo il calderone di cazzate che insegnano sedicenti esperti nei loro corsi di arti marziali.
Il problema del coltello non sta tanto nella pericolosità intrinseca dell' oggetto ma nel genere di persona che decida di utilizzarla, nel suo stato d' animo e nel contesto.
Chi muore accoltellato il più delle volte è stato preso alla sprovvista e già la prima coltellata a segno porta ad uno stato di shock emotivo non replicabile in allenamento.
Sopravvivere ad un' aggressione armata è più una questione di fattori esterni o volontà dell' aggressore più che di abilità dell' aggredito; Se analizzate i fatti di cronaca quotidiani, quando Cicillo Pizzapasta decide di ammazzare la moglie o il vicino ci riesce.
Ma anche quando il tizio vendicativo decide di far fuori Rambo in persona, visto che studierà una strategia per impedirgli una reazione.

E allora qualcuno se ne viene fuori con quell' episodio del cinese "maestro di kung fu" che si è difeso ed ha pure ammazzato i suoi aggressori, come prova della validità delle arti marziali.
Poi salta fuori che in quel caso il "cinese" era proprio un esperto di Kalì e torniamo al punto di prima: voi siete esperti di Kalì?
Senza contare la differenza che passa tra uno che allena regolarmente proprio quel tipo di scontro, quasi in modo esclusivo, rispetto a chi passa tre quarti del proprio tempo in palestra a fare forme e tecniche robotiche, e quella volta che studia la difesa da coltello lo fa in modo completamente falsato.

Il famoso test del pennarello, divenuto famoso con Vunak, è qualcosa che qualunque marzialista in cerca di risposte dovrebbe fare, non solo immaginare.
Dovete rendervi conto da voi di quanto sia assurdo sperare di applicare qualunque tecnica vista in demo o film vari, ma nemmeno in stage ed allenamenti specifici.
Fate un bel tabellone e segnateci (già che avete il pennarello) tutte le volte che riuscite ad intercettare la coltellata senza "tagliarvi", con il buongusto di ricordare che quello sia un gioco preparato, in condizioni ideali, tra amici, senza nulla di più in gioco, senza vero dolore, veri tagli, vero sangue.

Una volta a casa, qualche giorno dopo, alla prima occasione in cui NON stiate pensando alle arti marziali (mentre guardate la tv, mentre siete nel letto, mentre passeggiate) sarete mentalmente vulnerabili: ecco, sono quelli i momenti in cui la gente subisce le aggressioni armate.
Oppure la prossima volta che litigate furiosamente con qualcuno, provate per un attimo ad immaginare come VOI lo attacchereste con un coltello o come vi difendereste se lo avesse lui e vi aggredisse con furia.
(E' una scena immaginaria, non fatelo! Prima che qualcuno mi minacci di morte per aver istigato all' omicidio :) ).
In tutto questo provate a focalizzare le scenette che vedete da anni nelle esibizioni o le persone che vi abbiano spiegato "in modo convincente" come fare per difendersi...

Ovviamente esistono accorgimenti e strategie per *provare* a non soccombere ad un' aggressione armata, ma la fortuna continua a giocare un ruolo troppo determinante in questi casi, senza contare l' esperienza di pratica necessaria.
E per quanto mi riguarda continuo a nutrire delle perplessità nel dedicare il poco tempo libero allo studio di qualcosa che non si sa nemmeno se servirà o si riuscirà ad applicare quell' unica volta che servisse.

mercoledì 11 novembre 2015

Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di rispiegare a tutti i nuovi arrivati cose già trattate milioni di volte.
Da ora in poi se sarà il caso risponderò ai commenti con il link a questo post, dopodichè se troverò ulteriori risposte che dimostrino la poca volontà di seguire queste linee guida le cancellerò senza ulteriori spiegazioni.
Andate nei forum a giocare con le parole e a far perdere tempo.

Questi punti riguardano alcune delle osservazioni che più spesso mi vengono fatte e relative risposte.
Mi preoccuperò di aggiornare questo post man mano che nuove osservazioni meritino una rinfrescata.

1) Prima di commentare, leggete almeno un pò il dannato blog.
Sia chiaro, lo capisco che uno capiti qui, legga una cosa e decida di commentarla d' impulso; Non pretendo che uno legga anni di post e commenti prima di esprimere un suo parere.
Ma siccome sono davvero seccato dalla gente che viene qui e mi vede come una specie di quindicenne dedito a sparare a zero sulle AMT giusto per trollare o per fare il saputello, a questo punto pretendo che gli sforzi che ho fatto per chiarire la mia posizione vengano quantomeno tenuti da conto.

2) Quello che sono, quello che non sono.
Lo ribadisco per l' ultima volta: niente domande su chi sia o cosa faccia, niente profili psicologici da Donna Moderna, niente sfide o inviti a provare il vostro stile vero autentico 100%® o il vostro maestrone unico depositario dei sacri insegnamenti e tecniche "fatti come si deve".
Lo scopo delle mie riflessioni non ha niente a che vedere con cosa pratichi o abbia praticato, anche se i più attenti lo avranno capito (e naturalmente c'è gente che lo sa benissimo): ripeto, questo non cambia una virgola perchè le mie osservazioni sono generali e alla portata di chiunque abbia il dono dell' obiettività.
Infatti il divertimento che provo nel leggere le accuse di quelli piccati perchè gli si è toccato il giocattolino delle AMT, è proprio l' implicita ammissione di non essere dotati di obiettività. Che devo dire, fatevi un esame di coscienza...
Poi ci sono quelli che mi accusano di non aver capito niente, o non saper fare niente, perchè non ho praticato il loro specifico stile o con il loro Vero Autentico Maestro®...
Pensatelo pure, sta bene così.
Come ho già avuto modo di dire io non sono affatto un campione, ma ritengo di avere un bel pò di esperienza nell' ambiente, spaziando dalle AMT agli SdC ai sistemi di difesa.
No, non li conosco tutti, non li ho praticati tutti. Ma mi ci alleno fin da bambino e ho vissuto esperienze specifiche in tutti i campi.
Questo basta e avanza, dal mio punto di vista, per poter esprimere delle opinioni, e il blog tutto le riporta.
Delle cazzo di osservazioni con lo scopo di ridere del pomposo mondo delle arti marziali e dei suoi succubi interpreti e magari mettere la pulce nell' orecchio di quelli che vogliano farsi delle domande riguardo a quello che praticano o vedono praticare, esattamente come è successo a me.
Riguardo alle sfide o agli inviti a provare, dico ma siete seri?
Mi accusate di essere un ragazzino guerriero da tastiera e di tutta risposta reagite come ragazzini guerrieri da tastiera...
Se venissi da voi, ci picchiassimo e vinceste voi, questo cosa dimostrerebbe? Che nel vostro stile non si raccontino stronzate di cinesine che massacravano di botte dei titani? Che il vostro maestro non sia un ipocrita? Che non sia vero che non facciate preparazione atletica?
Eh già, perchè qui veniamo al terzo punto,

3) Cosa intendo precisamente per tecniche non applicabili
Questo è il concetto più difficile da spiegare (oddio.. a me sembra tanto banale..) ma anche il più importante in assoluto.
Lo riscrivo per enfatizzarlo: il più importante in assoluto.
Le persone dotate di intelletto ed esperienza ad un certo punto realizzano che quando due esseri umani si scontrano, fanno a botte insomma, i colpi e le tecniche utilizzati finiscano per uniformarsi un pò tutti.
Mettici di mezzo anche l' aggressività, la furia, la velocità con cui avviene il tutto (non parlando più di scenette prestabilite) ed ecco che tutto il corollario di combinazioni, controlli, colpi precisissimi, punti di pressione, prese improbabili se ne va a quel paese e lo scontro diventa qualcosa di completamente disordinato con colpi feroci fuori bersaglio e così via.
Quella che io ho definito come Simil-Kick Boxing, ovvero un turbinare di calci e pugni di chi però non li abbia allenati in modo funzionale, e tuttavia si renda conto di come i movimenti istintivi del proprio corpo e la strategia stessa di combattimento volgano in quella direzione.

No, non sto parlando di risse da stadio, ma di normalissimi scontri in cui ci si voglia far male davvero.
Ecco, nei programmi tecnici delle AMT ci sono migliaia di tecniche ed esercizi che non trovano un' applicabilità diretta in uno scontro simile, che poi è la realtà che si dovrebbe affrontare.
E no, non sto parlando di "calcio circolare", "pugno diretto" e tecniche chiaramente efficaci sia che le si imparino nel kung fu o nella Muay Thai, perchè per l' appunto quelle sono già assodate.
Ma capisci che se un' arte marziale basa tre quarti del suo programma su forme di posizioni, esercizi prestabiliti con compagni che debbano recitare una parte, assurdità su respirazioni che dovrebbero dare chissà quale potere superiore, combinazioni in cui si pretende che l' avversario non reagisca liberamente, tecniche che non riuscirebbero una volta su mille, farneticazioni di colpi parati o deviati senza che vengano mai provati sul serio, dichiarazioni roboanti di ossa rotte con un calcio speciale... Beh, qualche dubbio sulla loro bontà ce lo si pone.

E ribadisco il concetto: a me non interessa nulla parlare di come con lo stile X sia possibile riempire di botte chi pratichi lo stile Y.
La faccio semplice, non discuto del fatto che il uinciunman possa vincere sul Nak Muay, il kungufcoso possa vincere sul Jujitero & C.: io sto parlando di gente che dimostri di riuscire ad applicare con precisione le tecniche che studia per anni nel proprio stile specifico.

Non è affatto un gioco di parole, non sto cercando il cavillo per autenticare le mie osservazioni, qui si parla di arti marziali nelle quali si studino situazioni specifiche, tecniche specifiche, concetti specifici per anni e questi rappresentino non di rado le peculiarità che le differenziano dalle altre.
Andate in un corso qualsiasi di AMT ed osservate come si allenano e cosa allenino i praticanti: difesa da pugno, combinazione di contrattacco da calcio, difesa da presa così e cosà, forma che in questo punto simula l' attacco così e il contrattacco colà, etc.
Ecco, io voglio che qualcuno dimostri l' applicabilità di quelle cose.
A vincere a pugni, calci e tirate di capelli siamo buoni tutti e questo ribadisce soltanto l' efficacia delle tecniche funzionali.

4) Definiamo cosa io intenda per scontro libero.
Anche qui mi sa che spesso chi legge abbia una visione diversa dalla mia, perciò la chiarisco una volta per tutte.
L' applicabilità di un sistema di combattimento si dimostra nel suo contesto finale, che è... il combattimento.
Il combattimento sportivo lo mettiamo subito da parte in quanto circoscritto in un regolamento specifico a seconda dello stile: ah, gli sportivi proprio per questo studiano solo tecniche dimostrate e dimostrabili nel loro contesto. Bon.
Quello di cui parlo più in generale è il combattimento libero, in cui entrambe le parti in causa siano libere di fare ciò che più le aggrada per sconfiggere l' avversario, applicando le proprie tecniche senza subirne a loro volta.
Qui veniamo ad un' importante precisazione.
Combattere in modo "totale", dove tutto sia veramente concesso, ci porta al tanto decantato combattimento per la vita, riconducibile esclusivamente ad una situazione gravissima di aggressione.
In questo tipo di situazione si usano quindi tutte quelle "tecniche" (se così possiamo chiamarle...) volte a danneggiare anche in modo permanente l' aggressore: dita negli occhi, sputi di catarro, calci nelle palle, parolacce brutte, capelli strappati, morsi, graffi, uso di oggetti trovati per caso proprio lì (karambit, bastoni lunghi e corti, nunchaku, bottiglie rotte, tirapugni, pistole, tazer, sedie volanti, liocorni, zii pugili, etc.) e naturalmente tutte le tecniche vietate nei match sportivi proprio perchè particolarmente pericolose (proiezioni particolari, leve particolari, colpi a bersagli particolari).
Il buonsenso mi porta a dare per scontato che generalmente non si parli di questa situazione estrema, che al contrario alcuni praticanti pretendono di avere come unico obiettivo, di solito solo per sentirsi più macho e letali.
Anche perchè fondare arti marziali da allenare una vita per poi ridursi ad usare certe cose per farle funzionare è una sincera ammissione di inconsistenza di tutto il resto.
Perciò ci resta un sincero combattimento libero in cui due persone possano fare tutto ciò che è in loro potere per vincere senza storpiare l' altro.
Ed ecco che improvvisamente tutti quegli esercizi allenati per anni nelle AMT svaniscano nel nulla, di solito in seguito al primo diretto stampato sul naso.
Ah, giusto per la cronaca: prima di arrivare alle dita negli occhi, ai calci nelle palle e tutto il resto, è dimostrato e dimostrabile come le tecniche degli stili funzionali permettano di concludere agilmente uno scontro.
Non dico sempre, niente è certo, ma provate a dare una ditata mentre subite un middle kick o a mordere mentre vi stanno spaccando il gomito con un armbar.
L' altro non si fa bene, ma scommetto che a terra ci resti il guerriero dei colpi sporchi...

5) Il mio maestro, il tuo maestro, io pratico così, tu pratichi cosà, bla bla bla...
Capita spesso che qualcuno mi riporti la sua esperienza in questa o quella arte marziale e finisca inevitabilmente per darmi dell' incompetente.
Pratico arti marziali da così tanto tempo che mi piacerebbe davvero un giorno scoprire le carte e vedere, e testare, chi abbia più... diritto di esprimere un parere?!? Stiamo scherzando, vero?
Siamo di nuovo lì: ci sono milioni di persone che ne sanno più di me, che praticano da più tempo, hanno più e variegate esperienze... Se mai mi fossi posto come il più grande esperto mondiale di arti marziali avreste motivo di risentirvi, ma anche se non è così qualcuno pretende di saperne di più con tanto di anni di pratica riportati ed altre amenità (e allo stato attuale, a leggere i commenti, parliamo di svariati anni in meno dei miei. Svariati...).
Io detesto fare certe affermazioni, ma alla centesima volta sono anche stanco di essere accusato da gente che almeno sulla carta non abbia la mia esperienza.
Che poi è un' esperienza alla portata di tutti, perchè in effetti non dipende dagli anni di allenamento: è una questione di normalissima obiettività, ricerca ed osservazione dell' ambiente, cose che chiunque può avere anche adesso.

E' uno switch che ti scatta in testa solo dopo aver testato sul campo l' attendibilità di ciò che hai allenato, dopo aver fatto ricerche disinteressate sulle origini degli stili e su quanto vi si dica, dopo aver analizzato con onestà il valore morale ed etico delle persone che idolatravi, dopo aver studiato, provato e verificato cosa siano le aggressioni per cui la gente va a studiare "autodifesa", dopo aver deciso una mattina di mettere nero su bianco ogni singola affermazione per poter dire "ok, questo è vero e questo no", dopo essersi confrontati con decine di altre persone arrivate alle stesse conclusioni.

Io sono solo uno che bazzicandoci da tanto tempo si è fatto un' idea più precisa, e la riporto.
Non ha davvero alcuna utilità spiegarmi come voi siate bravi, esperti, abbiate capito tutto del tal stile, è pura noia per me leggere certe cose, perchè è esattamente quello di cui sto parlando: pomposi saccenti che difendono a spada tratta il proprio orticello in quanto di tutto il ragionamento capiscono solo "il tuo stile fa cagare, gnè gnè!".
Se il livello di cognizione è questo, il bambino non sono di certo io.
Francamente se Tyson in persona commentasse sul blog dicendomi che il kung fu spacca, non cambierebbe nulla: a chi ha orecchie per intendere, intenda...

6) Non mi importa nulla delle MMA o degli Sport da Combattimento.
Vedo ancora che l' utente medio, praticante di AMT, legge un articolo e subito si precipita a commentare pensando di avere a che fare con l' ennesimo bamboccio pro-SdC e anti-AMT in virtù del machismo che ruota intorno a questi ambienti.
Penso che da ragazzino avrei reagito anche io così, anzi ho descritto proprio un episodio del genere nei primi post.
Adesso invece non me ne può fregare di meno, non mi tange proprio.
Io parlo di osservazioni molto obiettive e dimostrabili su cose che funzionano o no, cose che si dicono di fare o no, tipologie di praticanti ed altre, tipologie di ambienti ed altri.
Se tutto quello che capite è che io sia un promotore delle MMA, cambiate aria.

7) Non sto cercando di far cambiare idea a nessuno.
Qualcuno mi spieghi quale interesse potrei mai avere nel convincere una persona a sostenere le mie posizioni.
Io faccio delle cose, voi fate delle cose, tutti fanno quello che gli pare e piace.
Io parlo di mie esperienze ed un mio punto di vista, voi vi incazzate come cerberi perchè non coincidono con le vostre.
Ah, e sarei io a cercar di far cambiare idea agli altri?
Fate un bel respiro e chiudete la pagina, che nessuno intaccherà le vostre credenze, a meno che non siate voi stessi a volerle verificare.

8) Il post "Liberarsi di Bruce Lee"
Trovo davvero triste e allo stesso tempo emblematico il fatto che la stragrande maggioranza delle visite e dei commenti sul blog riguardino il post specifico riguardante Bruce Lee.
E' deprimente.
Ho provato in tutti i modi ad argomentare il mio punto di vista, ho cercato di dare una definizione chiara di cosa intendessi, ho addirittura dedicato un altro post per spiegare daccapo la riflessione ma niente da fare, continuo a ricevere commenti piccati nel pieno rispetto dei punti qui sopra:

- Gente che mi vuole spiegare quanto Briuuus Liiii fosse figo, bello, forte, audace, oceano di saggezza, etc. senza argomentare i punti discussi.
- Gente che conosce e mi racconta la storia di Briuuus Liii meglio di quanto ne sapesse lui stesso, di sè stesso.
- Gente che nonostante quanto scritto continua a farne una questione personale, sciorinando offese e piagnistei che neanche all' asilo nido.
- Gente che racconta di come pratichi nel modo giusto, col maestro giusto, con  la guida spirituale giusta (Briuuus Liiii, ovvio), e grazie a Briuus Liii (?!?) tutti i giorni riesca a massacrare di botte anche Capitan America.
- Gente che mi da del frustrato; Capito, mi danno del frustrato persone che commentano piccate sul blog personale di uno sconosciuto. No comment.

Bene, mi rivolgo a tutti quelli che hanno commentato o abbiano intenzione di commentare:

I commenti nel post "Liberarsi di Bruce Lee" o riguardanti Bruce Lee NON verranno più accettati a meno che non portino riflessioni intelligenti ed argomentate.

Il che naturalmente non vuol dire che debbano essere per forza in linea con il mio pensiero (sai com' è, tra persone adulte il confronto intelligente è accettato).
Non sprecatevi nemmeno a lasciare commenti sperando che li legga anche se non li pubblico: non avete idea di quanto poco me ne freghi, non appena intuisco il tono cancello il messaggio senza finirlo, credeteci o no.
Questa cosa vale anche per qualsiasi altro commento stupido od offensivo.

Naturalmente queste cose erano già scritte in parte nel primo post, ma è utopia pensare che qualcuno ci faccia caso...